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Viaggio nella Terra del Fuoco

Dopo Mongolia, Cuba e L’Aquila,
sono fiero di pubblicare il quarto reportage di Federico Tamburini,
ennesimo viaggio – fra realtà e poesia – di questo viaggiatore d’altri tempi.
Abbiamo già detto tutto, anche del fatto che fotografi di questo livello in un altro mondo
avrebbero ben altre ribalte rispetto ad un piccolo e orgoglioso sito di resistenza umana e civile, ma le cose vanno così.
Auguro a tutti un emozionante viaggio con Federico nella Terra del Fuoco,
dietro alle orme che ha voluto spedirmi, spedirci.

Pereira

Viaggio nella Terra del Fuoco 1

Buenos Aires 07 08 09

Buenos Aires ti accoglie come una vecchia amante che non vedi da tempo: fredda, svogliata, con l’animo propenso alla vendetta.

Con un cartoccio di mandorle calde tostate entro alla Estacion Retiro. Forte è la sensazione di avere alle mie spalle A. Giuliani, già compagno di “avventure” argentine… mi volto, lui non c’è. Condividere è sopra ogni cosa.

Nel frattempo ho comperato il biglietto per il mio primo autobus, direzione Puerto Madryn, 1371 chilometri a sud di Buenos Aires, affacciato sul Golfo Nuevo sulla costa atlantica; dal porto di Puerto Madryn si possono scorgere le balene franche australi che arrivano nei mesi invernali per accoppiarsi e partorire. Ecco, sapere di essere diretto lì mi rasserena con il mondo.

Patagonia, Terra del fuoco, il mio quarto paese freddo.
Il viaggio deve ancora cominciare.

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>