Quando a Pinhal Novo conobbi Davide Zaccaria fu un grande piacere, non solo perché la serata risultò essere molto divertente (lunga, ma divertente, con tante persone nuove da conoscere), ma perché la storia di questo milanese-viareggino trapiantato prima in Germania e poi in Portogallo per fare musica nel modo migliore mi appassionò molto.

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Quella sera Davide si esibiva con il suo violoncello nel travolgente gruppo, quasi una vera e propria big band, di Jorge Fernando. Ma i suoi progetti lo hanno visto collaborare con tanti artisti, come Arrigo Cappellettti e Dulce Pontes, tanto per fare due nomi. Ma è nel suo “Terra d’Agua” che Zaccaria ha espresso le maggiori emozioni che ora ha maggiormente caratterizzato giungendo al progetto “Recantos da Alma”, portato avanti con la sua compagna, Maria Anadon, preziosa e raffinata interprete soprattutto jazz, ma anche della musica popolare portoghese, come ha dimostrato il loro disco di tributo ad Amalia Rodrigues e quello a Zeca Afonso. Proprio dal tributo ad Amalia, abbiamo ascoltato la voce di Maria interpretare “Se deixas de ser quem es”, un brano scritto dalla divina e musicato da Carlos Gonçalves. Arrangiato in modo un poco diverso, con grande uso del violoncello e senza percussioni, il brano sarà uno dei punti di forza del nuovo album, che sta per uscire e che speriamo di potere avare anche in Italia.

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Un altro personaggio di cui Davide e Maria riprendono un brano è un autore molto noto in Portogallo e anche da noi apprezzato per le sue partecipazioni al Premio Tenco. Si tratta di Sergio Godinho, di cui viene interpretato “Arranja me um emprego”. Godinho è un autore a tutto tondo, amato dai cultori del fado e del pop, leader della canzone d’autore in un paese che è altamente musicale. Anche in questo caso un arrangiamento molto particolare di Zaccaria, che alterna violoncello acustico ed elettrico con grande familiarità offrendo interpretazioni di grande duttilità. I suoi studi di Conservatorio, il corso alla Chigiana con Ennio Morricone, ne fanno un musicista completo.  Ma torniamo in una casa de fado.

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Lo facciamo riproponendo Patricia Rodrigues al Senhor Vinho. Patricia è una cantante che ha debuttato con grande forza in un album che si intitolava “Trago fado non sentidos”, centrato ovviamente sulla celeberrima traccia di Amalia Rodrigues. Prodotta da Jorge Fernando e  accompagnata come una figlia da Carlos Macedo, Patricia ha quindi deciso di tornare nelle sue Azzorre, dove continua a cantare. Sarebbe bello ritrovarla nuovamente sulla scena lisboeta, che ben più le si addice. La voce potente è la sua qualità maggiore, un bel timbro che le arcate del locale di Lapa donavano ad attenti e appassionati ascoltatori. Case e teatri, dicevamo.

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Antonio Zambujo è un giovane, ma già affermato cantante, famoso in Brasile e osannato in patria. Il suo quinto album si intola semplicemente “Quinto” ed è da poco uscito, curato da Ricardo Cruz, produttore, arrangiatore e musicista di valore. Le sue interpretazioni sono fresche, colorate, di grande spessore. Sa essere ironico, ma anche bene immerso nella parte del fadista. Questa sua versione al Sao Luis (il teatro dove cantò anche Lucio Dalla) di “Nem as paredes confesso”, uno degli standard del fado, è notevole proprio per la grazia con la quale gira attorno al tema pur non usufruendo degli strumenti tipici della musica popolare portoghese. Ma è fadista fino al midollo la sua interpretazione. Anche lui fa parte di quel futuro garantito che il fado possiede con artisti capaci di allungarne la vita e la tradizione.

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Tradizione che in due voci da “casa” rimarrà indelebile finché saliranno sui palchi del Bairro Alto: Natalino de Jesus e Lenita Gentil, che qui ascoltiamo assieme in “O amor è louco”. Personaggi incandescenti della scena liboeta, personaggi senza i quali la storia e l’aneddotica del fado resterebbero monche. Il fado, ma penso anche alla bossa nova e al samba brasiliani, permette un racconto che scopre ogni volta angolature diverse, che è fatto di personaggi con i loro pregi e  i loro difetti, ma che soprattutto sono sempre pieni di fado anche quando non lo sono. Penso ad Antonio, un architetto che ho conosciuto nel locale Maria da Fonte, all’Alfama, che la sera si mette il mantello e canta il fado di Coimbra. Gli artisti delle case, quelli dei teatri e delle tournée, gli amatori, tutti assieme rappresentano un mondo che vale la pena conoscere e frequentare, perché Lisbona, poi, la si conosce davvero meglio.

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