Da che Mondo è mondo

Nasce l’uomo a fatica

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Da che mondo e mondoGentile dottor Pereira, caro amico mio,
in questi giorni, chissà perché, si aggirano tra i miei pensieri i versi del Canto notturno dl un pastore errante dell’Asia di Leopardi ed in particolare il passo in cui il Poeta chiede alla Luna:
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

E quando giungo a
Nasce l’uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell’esser nato.

ancor più inopinatamente la mia mente va alle teorie di Melanie Klein (1882-1960).

Primi 5-6 mesi di vitaCome Lei sa, è costei una psicoanalista austriaca naturalizzata britannica, fondatrice di una importante scuola di pensiero psicoanalitica.
La Klein, a partire dal dato inconfutabile che l’uomo nasce senza cognizione del mondo e senza gli strumenti (vista, udito, pensiero razionale, linguaggio, capacità di esplorazione) che successivamente gli permetteranno di “farsene un’idea”, sostiene che il bambino attraversa i primi 5-6 mesi di vita con una attitudine mentale (che lei definisce “posizione”) che lo porta ad amare tutto ciò che gli dà piacere (allattamento, cure, carezze, tepore, ecc.) e ad odiare tutto ciò che gli procura dispiacere (frustrazione dei suoi bisogni, fame, freddo, ecc.) indipendentemente dal fatto che la sofferenza sia qualcosa di inevitabile o provocata da un oggetto.
E’ come se amore e odio, che l’infante prova in forma molto intensa, fossero rivolti a due oggetti esterni diversi: uno totalmente idealizzato, fonte di ogni piacere, e uno demonizzato, cagione di ogni sofferenza.
La Klein chiama questa attitudine mentale: “posizione schizo-paranoide”.

Nei 5-6 mesi successivi, quindi fin a circa un anno di vita, il bambino acquisisce maggiore consapevolezza del mondo esterno: raggiunge il pieno controllo degli organi di senso, è maggiormente in grado di afferrare oggetti e di spostarsi gattonando, inizia i primi rudimenti della comunicazione intenzionale. E’ in questa fase che riconosce che la stessa madre che lo nutre è quella che, inevitabilmente, lo frustra.
La scoperta della limitatezza della “bontà” dell’oggetto d’amore, il dispiacere per i sentimenti aggressivi provati verso questo stesso oggetto porta allo sviluppo di una nuova attitudine mentale, chiamata dalla Klein “posizione depressiva”.
Essa non va confusa con la depressione, tantomeno con la malattia depressiva.
Ciò che caratterizza la posizione depressiva è la premura verso l’oggetto d’amore, lo sviluppo della capacità “riparativa” cioè della spinta a gratificare (volontariamente) la madre (e non solo) che lo cura.
L’impulso “riparativo” è alla base delle mozioni solidaristiche ed altruistiche (andiamo in aiuto a qualcuno che ha avuto un incidente o a popolazioni vittime di un terremoto), ma anche -sostiene la Klein- della creatività (sia artistica che scientifica).
E’ la parte della teoria che mi piace di più: l’idea che lo sprone degli esseri umani a rendere più bello il mondo attraverso l’arte e più facile e comprensibile la vita attraverso la scienza nasca da un bisogno profondo di riparare i danni che la nostra “cattiveria” produce.

Non pare anche a Lei, gentile amico, che se paragoniamo lo sviluppo dell’intero genere umano a quello di un singolo individuo, seguendo questa teorizzazione lo potremmo vedere in una ben singolare luce?
Anche noi, uomini e donne figli di questa Terra, l’abbiamo adorata, ammirata e ci siamo nutriti di lei; anche noi, come il bambino nella posizione schizo-paranoide, l’abbiamo aggredita, oltraggiata, abbiamo scaricato su di lei le nostre più luride scorie.
Madre TerraDa poco più di un secolo, questa umanità bambina ha “messo su i dentini”, è divenuta in grado di far male al seno che la nutre, alla madre terra.
Una prima guerra mondiale, una seconda, la bomba atomica, la devastazione di vaste zone del pianeta, il cambiamento del clima ed una serie di contagi virali a diffusione globale dimostrano che le nostre capacità di modificare il mondo hanno raggiunto una formidabile potenzialità distruttrice, oltre che creatrice.
Sarà, la nostra specie, in grado di sviluppare la propria “riparatività” e mantenere mondo il Mondo?

P.S.: Il Mondo (dal latino mundus = ordinato, ornato) è così chiamato per l’ordine e la bellezza che vi regnano.

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Virginia
Virginia
3 Giugno 2020 18:28

Monte Genesi e filogenesi vanno a braccetto dai tempi di Platone.Come potremmo essere riparativi di quello che andiamo combinando considerato che ci sembrano adattivi comportamenti che in realtà non lo sono!? Il lavoro continua a valere per il prodotto e non come processo di crescita pensare all’ alterità è demode.