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British Bar Lisbona.

Dopo tanti anni, motivi personali mi hanno indotto a tornare a Lisbona.

Che dire? Bene e male. Sapete che di fronte a certi aspetti del progresso divento subito conservatore, nel senso che troppo spesso il “nuovo” si scopre fatto di una natura di pura speculazione in dispregio del più elementare rispetto del bene comune.

Il pomeriggio del mio arrivo sono andato a farmi un giretto e ho trovato i miei locali preferiti – fra cui l’amato “British bar” -.occupati militarmente da gruppi di inglesi con enormi pance che cantavano inni in coro. Pittoresco, anche se non precisamente quello che mi aspettavo di trovare. Solo più tardi ho scoperto che in serata il Benfica ospitava il Liverpool. Per la cronaca, ha vinto il Benfica. Evviva.

Ho trovato ovviamente una città molto diversa da quella che avevo lasciato, con la catena H&M (abbigliamento low coast) che ha occupato gli storici locali dei Magazzini Grandella. Tuttavia grazie al fatto di essere capitale di un paese meno ricco della media europea Lisbona ha finito con l’essere in parte risparmiata dal furore indiscriminato di certa speculazione edilizia, almeno in centro.

Così, le pasticcerie più importanti sono ancora tutte al loro posto, seppur con gradi diversi di dignità. La migliore rimane la “Confiteria Nacional” con la sua Pastel de nata che rivaleggia per bontà con la mitica versione della concorrente nella vicina Belem (niente a che fare con la sovraesposta soubrette che da anziano e goloso apprezzo meno dello straordinario dolce tipico). E’ ancora in trincea anche la microscopica “Luvaria Ulisses”, uno dei migliori negozi di guanti al mondo, anche considerando i prezzi che sono meno della metà rispetto all’Italia.

Luvaria Ulisses Lisbona.

Non ho voluto vedere i quartieri nuovi, preferendo cullarmi nell’atmosfera del Bairro, del Chiado e dell’Alfama e devo dire – anche se da tifoso sono poco obiettivo – che la città sembra aver conservato una sua dolcezza, una umanità popolare che in altri posti d’Europa e d’Italia non trovo più. Per esempio, Lisbona mi è sembrata molto meno crudele con gli ultimi rispetto al clima che si respira qui. I poveri ci sono anche lì, forse sono anche di più, ma sembrano meno disperati e meno soli.

Non voglio annoiarvi con altre considerazioni di questo che non vuole essere un diario di viaggio ne un consiglio per gli acquisti di una agenzia turistica. Certo ho visto e vissuto cose emozionanti come il tradizionale lunedì del fado alla “Tasca do chico”, una bettola affollatissima dove si ritrovano gli appassionati non professionisti (ma bravissimi) del fado per cantare a turno in un silenzio impensabile, religiosamente rispettoso.

Chi, però, desiderasse qualche altra immagine rimasta nei miei occhi (e nella mia macchina fotografica) può iscriversi alla newsletter, riceverà piccoli cadeau.

P.s.

Ho avuto la fortuna di assaggiare la cucina di un giovane cuoco, Ljubomir Stanisic, un talento slavo di 29 anni circondato dal molti validi e giovanissimi collaboratori, un piccolo Ferran Adrià di ammirevole estro che vi accompagna in una viaggio palatale sofisticato con 38 euro a persona. Un prodigio forse impensabile in un posto diverso dal Bairro di Lisbona. Imperdibile come il fado, per chi passi da quelle parti. Il ristorante si chiama “100 Maneiras” e si trova nella molto rustica Rua do Teixeira, 35.

Pereira

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