Oggi Magic Carpet ospita due personaggi di vero riguardo: Elliott Smith e Pablo Gimenez. Il primo è stato e sarà per sempre un cantante e musicista di grande sensibilità e talento. Il secondo è, e lo sarà in eterno, un suo grande ammiratore ed estimatore.

Avrei voluto da subito scrivere e raccontarvi questo artista americano, ma poi ho pensato che esisteva qualcuno, a me molto vicino, che avrebbe potuto farlo molto meglio. La mia proposta piacque e fu accettata con entusiasmo. I tempi di preparazione sono stati un po’ lunghi, ma l’attesa non ha fatto che alimentare le aspettative. Questo il risultato.

Elliot SmithTu parla di qualcuno che ti piace, aldilà di un’uscita imminente, una raccolta celebrativa o di una scomparsa prematura. Suonava più o meno così, la proposta, e mi son detto, perché no?, lo faccio spesso, parlare di musica. In quel momento attraversavo il mio ciclico momento Smithsiano (Elliott, non di quelli per cui la carne è omicidio).
Vi racconto un po’ di cose, sperando entriate nel circolo.

Intro

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A questo punto dovrei già avere guadagnato la vostra attenzione…

Don’t believe the hype
Seri problemi nel gestire alcol e sostanze, adolescenza travagliata, voce angelica, morte misteriosa.
Mancano le mani giunte di Lucarelli e un’altra puntata di “Rock maledetto for dummies” è pronta per essere trasmessa. Fortunatamente Elliott non è così famoso. E bello, devi anche essere bello.
Lui era un tipo. La scorciatoia più battuta dai giornalisti, anche del settore, è stata sempre quella di definirlo un cantante depresso, solitario, alcolista, drogato. La sua realtà poteva anche includere questi aspetti, ma ridurlo ad un cliché mai come in questo caso sarebbe miope e ingiusto.

Aveva un’ironia spiazzante, raccontava barzellette. Faceva un ottimo moonwalk, e nella serata giusta, finita una canzone, se si era fortunati lo si poteva vedere scendere dallo sgabello, appoggiare la chitarra e scivolare sul palco. Andava in skate. Sapeva ridere. (il moonwalk è al minuto 4:40 )

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Voglio dire, se anche la Domino, sua prima etichetta di peso prima di passare alla Dreamworks, dopo la sua morte, ha donato 5.000 dollari ad un’associazione di Portland dedita all’assistenza di persone affette da problemi mentali perché si erano presi cura di Elliott in un brutto momento della sua vita…(cosa ammirevole, peccato ESSERE UNA CIRCOSTANZA MAI AVVENUTA), allora credo che il lavoro da fare sulla percezione che si ha di Elliott Smith sia titanico.

Obbligatori cenni biografici anche per un testo che si propone di essere agile, come questo.
Nasce Steven Paul Smith, nel 1969. Bunny e Gary divorziano poco dopo, Steven parte dal Nebraska con la madre, verso il Texas.
Entrambi si risposano. Diciamo che Gary è stato più fortunato. Steven lo va a trovare spesso, a Portland. Dopo aver subito il patrigno quanto basta per avere influenzata una discreta parte della sua produzione, si trasferisce dal padre, responsabile di avergli regalato la prima chitarra, l’amore per le parole e i Beatles. Seguono: college, amico fraterno col quale forma una band, carriera solista, Kodak Theatre, due coltellate al petto (di cui una al cuore).

These boots are made for running
“Tutti cercano quotidianamente di sfuggire alla noia di dover essere sempre la stessa persona. C’è chi fa uso di sostanze, chi beve…nell’ultimo periodo ho cercato di tenere fuori dalle canzoni l’argomento…sento che ne ho parlato fin troppo…ma è difficile, buona parte dei mie amici…beh…non è che siano alcolisti, però…sapete, è l’unica droga legale, ahah…e c’è chi fa sport. Ma dubito possa essere molto interessante una canzone che descriva l’esperienza dello jogging! Ahahah!”

Ink me
Elliott ha due tatuaggi. Uno è il Texas. “Non perché mi piaccia, direi per motivo contrario. Ho la tentazione di dimenticare quel posto, ma non posso…fa parte di quello che sono diventato, ne è in parte responsabile. L’altro è un toro. “Ne volevo avere uno, e fortuna che non ho scelto il simbolo del liquore Schlitz Malt, grazie a Dio. Ho scelto Ferdinando, il toro che si rifiuta di combattere e preferisce stare in un prato, ad annusare margherite. Tutto lo considerano un fallimento, per questo, ma lui, semplicemente, vuole vivere al di fuori del sistema. Mi sentivo così anch’io”.

Take me to the movies
I Tenenbaums, American Beauty, Good Will Hunting, Paranoid Park, The Thumbsucker;
almeno un paio li avete visti sicuramente (altrimenti vi prego di uscire da questa pagina, subito.
Se avete visto The Thumbsucker scrivetemi che vi confeziono dei complimenti su misura).
Magari ci sono delle scene che ricavano la loro forza anche dal commento sonoro.

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Ma è di questo in particolare che vi devo dire.

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Entrambi di Portland, entrambi, nel proprio campo, artisti di statura immensa, Elliott e Gus Van Sant si conoscono tramite amicizie in comune. Nel 1997 il regista chiede a Elliott di poter usare delle sue canzoni per il film al quale sta lavorando. Sei in tutto, una sarà un inedito, si intitola Miss Misery, e proietterà per un istante, lui che è la persona più schiva mai incontrata per tutti quelli che lo conoscono, sotto uno dei più grandi riflettori, gli Oscar. Succede infatti che la canzone venga nominata come miglior canzone. Lo stesso anno di uscita di Titanic. Elliott Smith contro Celine Dion. Sappiamo com’è andata. Si è sentito come un astronauta, lì in mezzo al palco, diceva; del periodo, straniante, che era un sogno incredibile, tanto da percepirlo come il sogno di qualcun altro…nel senso che era consapevole dell’importanza della cosa, ma era un mondo dove semplicemente lui poteva fare un giro per poi tornare a suonare la sua chitarra. “Meglio che lo vinca Celine Dion. Lo metterebbe insieme agli altri premi. Con me andrebbe a finire dentro un mobile…” e lo diceva esprimendo una modestia che andrebbe inoculata a chiunque.

Guardate qui, e ditemi se non era un gigante. Spaventato, magari, forse, ma un gigante. Era qualcuno timido che all’ennesimo intervistatore arrogante che con insistenza gli chiede del Texas, del patrigno, si quasi scusa, dicendo: “E’ un argomento sensibile, preferirei non rispondere a queste domande”. Lui quella notte ha fermato il tempo e i respiri.

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L’applauso di persone che probabilmente mai avevano sentito una sua singola nota è stato impetuoso. Come liberatorio. Niente, basta, potete andare a rivederlo, è tutto in quell’applauso, è quell’applauso che mi parte in testa ogni volta che sento una sua canzone.

Don’t believe the hype, part 2
“In giro c’è troppa pressione sul culto del vincitore, del numero uno: se non mostri quella immagine di te, allora sei uno sfigato. E se ti lamenti del culto del successo, allora la gente pensa che tu stia esibendo il culto dell’emarginato, del ribelle”.
Definisce il fallimento: “Stare sempre dalla parte del sicuro è la maniera più popolare di fallire. Morire è un’altra. Oppure…uccidere le tue emozioni è un’altra maniera diffusa…sai…con droghe o alcol o quello che è…boh, non so…sì, questi sono tutti tipi di fallimento”

Elliott ain’t no Metallica (e non ha la stessa madre di Jeff Buckley)
Inizio anni novanta. Di ritorno dai concerti, prima di accucciarsi sul divano di casa degli amici che lo ospitavano, Elliott trascorreva ore a studiare la novità che si stava diffondendo sempre più velocemente. The Internet. Ne era affascinato. Come dalle scienze (si portava un libro di teoria matematica, in tour), dalla filosofia, dalle parole (a proposito della sua nomination disse che era qualcosa di –preposterous- e fatemi sapere chi di voi aveva mai sentito questo termine).

Alla domanda di quale fosse la sua opinione sul neonato filesharing, rispondeva:
“I like the idea…sure, people should be able to trade musically with each other, I mean, people do
anyway…there’s arguments to be made…but I don’t really have an opinion…I’m not one of those bands that sells millions of records and then gets mad at Napster”.
(Mi piace l’idea, davvero, la gente dovrebbe essere in grado di scambiarsi musica. Già lo fanno in ogni caso, bisognerebbe discuterne..ma non ho una vera e propria opinione. Non sono come una di quelle band che vendono milioni di dischi e poi si incazzano con Napster)

Se volete scoprire la sua musica subito, gratuitamente e in maniera totalmente legale non dovete fare altro che collegarvi qui.
Dozzine di concerti catalogati con cura, con specificato luogo, data, qualità della registrazione. Tutto fatto con tale passione che vedrete, nella home, la dichiarazione resa dal padre, contattato dal curatore del sito per avere la sua autorizzazione “morale”. Altro che jet col nome aerografato e cause contro adolescenti per il download di qualche brano. Milizia del metallo my ass.

Mi rendo conto che Ho parlato poco di discografie, influenze, il suo debutto con gli Heatmiser e cento altre cose (tipo il perché del cambio del nome). Lo farò, magari nei commenti. Grazie dell’attenzione e fatevi un favore. Ascoltate qualche canzone. Due, tre volte. Non potrete uscirne indenni.

P.S. Mi scuso in anticipo con quelli a cui ho rovinato i futuri ascolti dei Kings Of Convenience. Ahah

9 Commenti

  1. Grazie. E’ un omaggio meraviglioso, toccante, emozionante. Oggi è l’ottavo anniversario. Era un angelo venuto a farci dei doni, ma non poteva stare molto, non poteva proprio.

  2. @Pigna. Prego!, e missione compiuta, pare.

    Il cd uscito a fine anno scorso, An introduction to…Elliott Smith fa un onesto lavoro. Un pezzetto da ogni album, scelta impeccabile (facile, con il materiale di partenza a disposizione), nulla da dire.

    Posso però aggiungere che se chiedi al tuo negozio di fiducia (SUPPORT YOUR LOCAL STORES!)che spesso i suoi album vanno in promozione; potresti portarti a casa, con grande gaudio, “Elliott Smith” e “Figure 8” (uno del primo periodo e quello della maturità), ad esempio, con una spesa quasi equivalente.

    Ciao e fallo ascoltare a qualcuno a cui vuoi bene!

  3. Ho seguito il vostro consiglio, ho ascoltato e riascoltato. Mi piace tantissimo Mr Smith!
    Vi ringrazio per avermi fatto conoscere questo cantante. Vorrei acquistare qualcosa, magari una raccolta, avete un titolo in particolare da consigliarmi?

  4. Ecco tra le piccole, preziose cose ci metto pure ascoltare I better be quiet now, il primo giorno di primavera! Andrea, come lessi da qualche parte :” John avrebbe amato Elliot”

  5. Figure 8 è il tuo disco, Andrea. Il suo album beatlesiano. Sentiti anche,tra le canzoni dal vivo, la cover di Jealous Guy, introdotta da “…c’è qualcuno sa fischiare, in sala?”. Intensa, ma chettelodico. (approfitto per ringraziare Gianca dell’opportunità, RadioPereira per l’ospitalità e te per i complimenti:).

  6. LOVE IS ALL LOVE IS YOU C’è Because dentro al terzo filmato di Elliott!
    Complimenti comunque, a tutti e due, Pablo e Giancarlo, per avermi fatto conoscere, e piacere, un artista di cui sapevo davvero poco! Uno di quei maledetti che vivono un pò più vicini all’anima e ne pagano il prezzo…
    E poi, è un amante dei Beatles, e pure di Gus Van Sant, come me!
    Mi unisco a quell’applauso…

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