Per chi come me ama Portogallo e Brasile allo stesso modo (sono gli anni della frequentazione che sono diversi: dico sempre agli amici che sono un brasiliano che poi, impigrendosi, ha preferito raggiungere la meta, quindi il Portogallo, più velocemente) e riconosce nella musica una identità che li accomuna nella grande e straordinaria forza dei loro artisti, imbattersi in “O Globo”, il maggiore quotidiano, sia di carta sia on line, del Brasile che titola un reportage “Una nuova generazione di fadiste rinnova il genere portoghese reso immortale dalla divina Amalia Rodrigues”, è un po’ un invito a nozze.
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Sono diverse le artista prese in esame, e mi sono accorto che sono mie e vostre amiche, ormai. Come Raquel Tavares, per esempio, completa nella sua capacità sia vocale sia strumentale, piccola grande diva da palcoscenico, con quel suo sguardo che graffia e che rinnova davvero la capacità di sedurre l’anima di una musica così coinvolgente come il fado. O Katia Guerreiro, di cui Dulce Pontes mi parla in modo sempre molto ammirato. Le cantanti portoghesi, sostiene in pratica Vitor Benlaciano, un giornalista lisboeta intervistato dal Globo, a partire dalla morte di Amalia, nel 1999, hanno avuto il coraggio di rincorrere una propria personalità dopo essere vissute all’ombra della regina, e così la maggior parte di loro “riesce a dare un diverso sviluppo a una musica che sembra chiusa in se stessa pur continuando con un linguaggio classico”. Io adoro il fado storico, chiamiamolo così, quello che si sente nelle taverne e che richiama, appunto, ad Amalia o a Lucilia do Carmo o a Teresa de Noronha o ad Alfredo Marceneiro. Lo amo quando lo cantano le nuove interpreti, ma allo stesso tempo guardo con curiosità ai loro progetti innovativi e ai grandi musicisti che le accompagnano.
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Una cantante emblema della “nova geraçao” è Joana Amendoeira, che con i suoi 28 anni è un volto leggiadro e già affermato. “L’essenza del fado non morirà mai”, dice Joana a O Globo, perché è adattabile al tempo. Esiste “un equilibrio possibile fra passato, presente e futuro, lo dimostra la storia del fado” e ricorda, sempre Joana, che nel corso di 150 anni il genere si è comunque evoluto sia come suono sia come canto sia come testi, anche se è necessario “vivere la verità delle emozioni e dei sentimenti”, raggiungere una “maturità per sentire la poesia e l’intensità del fado” che comunque Joana tiene in sé e che le permetterà a 40 anni “di avere un canto più ricco di quello attuale, come ho adesso rispetto a quando ho cominciato a 14 anni”. Parole sante, ma che si riscontrano piacevolmente ogni volta che si sente Joana cantare: intensa, magnetica e anche alla ricerca, pur mantenendosi fortemente ancorata al fado della tradizione, alle innovazioni, nell’uso, per esempio, del pianoforte e del violoncello: in questo caso affidato a un amico carissimo come Davide Zaccaria, sempre più inserito nella musica portoghese alla quale sta dando un apporto che presto sarà riconosciuto a ogni livello.
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Il giornale di Rio de Janeiro non poteva non puntare i suoi fari poi su quella che chiama “la cantante più importante del fado attuale”, cioè Ana Moura. Voi sapete ormai che non amo fare classifiche e che non mi metterei mai di mezzo per fare litigare le mie amiche. Ma l’amicizia con Ana, la sua genuinità, me la fa considerare una “favorita”. La sua fama internazionale sta ormai raggiungendo tutti i paesi. Proprioin Brasile, è stata invitata per il “Back2Black”, un importante festival che si svolge a Rio; le sue performance con i Rolling Stones o con Prince sono fra le più cliccate del web. Lei rimane però se stessa, anche se, ovviamente, sfrutta i ricordi di quando, ragazzina, cominciò proprio cantando il rock con una band nei localini di Ribatejo ed Estremadura. Ma è fadista nella testa, nel cuore, nell’anima, ma è anche molto curiosa per un nuovo modo di arrangiare la musica e usare poeti e parolieri che vivono i temi dell’attualità. Nel video la ascoltiamo cantare “A sos com a noite” con gli inseparabili Jorge Fernando (alla viola, autore di testo e musica), Custodio Castelo (guitarra portuguesa) e Felipe Larsen (baixo acustico): una formazione assolutamente di valore. Questo brano è il più amato da Tim Ries, il sassofonista degli Stones, che lo ha voluto registrare e ha poi regalato ad Ana la musica di “Velho anjo”, un brano che la trentunenne cantante di Santarem ha portato a un immediato successo.
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Parlando con Globo, Ana sottolinea la sua ricerca per una sonorità contemporanea, ma allo stesso tempo ha voluto provare, come accadeva con Amalia, l’esperienza delle due guitarras portuguesas che dialogano fra loro. Però tiene a precisare che non pretende di attualizzare il genere, ma di dare al fado “un’aurea più moderna che sorge dalle parole fatte con un linguaggio più attuale. Il fado è una espressione dell’anima e quindi la trasportiamo nella modernità. I sentimenti non mutano nel tempo, ma come ci rapportiamo ad essi cambia da generazione a generazione”. E per seguire questo sviluppo, questo progresso, Ana accompagna brani ben maturi ad altri nuovi, creando uno straordinario rimbalzo fra di loro che la sua voce, così potente, fa sembrare una magia. Quella che il fado sprigiona in chi lo ama e che lo impreziosisce dei giudizi sempre più positivi di chi lo avvicina per la prima volta.