Oggi è una giornata particolare, una giornata di pensieri e di ricordi, di speranze e di timori, di pace pregata. Facciamo riflettere anche il nostro amico alle prese col suo grande amore. Lo facciamo ascoltando quattro gradevolissime voci, che danno pace allo spirito e quella, oggi più che mai, è indispensabile.

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“Quel pomeriggio lo aveva libero dal lavoro. Avrebbe voluto riposarsi, la sera precedente era stata molto allegra e anche faticosa… Ma non riuscì a chiudersi a casa. Era un settembre dolce, sarebbe stato brutto vanificare quel sole che ancora si alzava nel cielo e che non bruciava solo perché Lisbona, come sempre, era attraversata dal vento che rinfrescava arrivando dall’Oceano. Si stava bene, ci si scompigliava i capelli, il caldo era mitigato e quindi non si sudava. La parola afa non si conosceva a quelle latitudini. Uscì dalla sua dimora di praça da Figueira e si diresse a sud, solo sviando un attimo per un caffè al Gelo, nel Rossio. Da quel punto raggiunse rua Augusta e passeggiò tranquillamente verso l’Arco alla fine della strada. Ascoltò un paio di musicisti che sedevano a terra o su posticci sgabelli, lasciò qualche moneta, e poi entrò nella piazza sul Tago. La attraversò accelerando. Tirò fuori il pacchetto di sigarette, ne estrasse una, attese il verde e si trovò seduto poco dopo fra le colonne dell’antico imbarcadero.

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“Si sedette e prese la posa, accendendosi la sigaretta, che aveva visto spesso nei suoi idoli cantanti di fado sulle copertine dei dischi di vinile. Ne ricordava alcuni: di profilo, sigaretta fra le mani e voluta di fumo che usciva dopo l’ultimo tiro. Lui fumava, poco, è vero, e poi ora che c’erano restrizioni molto forti nei locali non riusciva a staccarsi dall’ascolto della musica e a uscire in strada per consumare la sua sigaretta col rischio di perdere, magari, l’attacco di un brano. Fra le colonne di praça do Comercio, con lo sciabordio del Tago ai suoi piedi, guardava verso il Cristo Redentore, rimirava il ponte 25 Aprile che svettava co lsuo rosso abbagliante verso ovest. Pensò a tante cose. Aveva da mettere a posto la sua storia, capire che cosa volesse da quella ragazza per la quale provava un piacere particolare. Qual era il motivo di tutto ciò? Senz’altro la possibilità di crescere assieme a lei, di formarsi una comune forma di vita, intanto insegnando a lei la sua, e poi cercando di adeguare la propria a quella della giovane, che non doveva vivere di solo fado.

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“I gabbiani volteggiavano sul Tago quasi fossero aeroplani in picchiata di una guerra di piccola misura. Seguivano le barche che rientravano e anche le navi da crociera sperando che qualche turista gettasse in acqua chissà che. I traghetti facevano avanti e indietro dalla stazione navale lì vicina alla parte sud, oltre il “mar de palha”. Era un andirivieni continuo di pendolari, gli altri si ammassavano con le auto o sui treni lungo il ponte 25 Aprile. Che cosa gli avrebbe riservato Lisbona da quelle ore in avanti? La speranza di lei, senz’altro, la voglia di incontrarla era immutata dal primo giorno e quello da un certo punto di vista lo esaltava, ma lo preoccupava anche: sarà sempre così? Era una domanda che cominciava a porsi: e se a lei fosse cominciato a mancare l’entusiasmo? E se la ragazza a un certo punto non sopportasse più quella mania del fado che lui non riusciva a limitare nella sua testa? Aspirò ancora, una voluta di fumo andò verso il cielo. Pensò: la amo.

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“Rimase parecchio tempo e in fondo si riposò, seduto fra le colonne, a sentire quel fiume-mare che lo appassionava tanto, come tutto lo prendeva di quella sua città così magica, così decadente, ma viva. Tornando verso la Baixa si fermò al Martinho da Arcada e bevve un Porto bianco. Antonio non c’era, parlò col figlio e coi camerieri, anche lì era di casa. Salutò e risalì rua da Prata, stavolta. Voleva fare una doccia a casa, avrebbe mangiato qualcosa dal Bacalhoeiro in rua dos Sapateiros e poi qualche nota la sarebbe andata a sentire. Quindi avrebbe atteso lei con una promessa che fece a se stesso: stasera non la porto per case di fado. Accade, gli costò, ma fu felice”.
(continua)

Ps: grazie a Carla Pires, Ana Lains, Carminho, Mafalda Arnauth, che colonna sonora.

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