Qualche lettore si chiederà che fine hanno fatto i due innamoratini della nostra quasi storia e che abbiamo abbandonato al loro destino da qualche settimana. Tranquilli: non li dimentichiamo. Sono, in realtà, la metafora di ciò che Lisbona può essere per chi la ama. Una città nella quale è evidente il contatto fra le persone, l’affetto che si nutre fra le persone. E chi ama Lisbona, come me, soffre sapendo quanto in questo momento la città a sua volta soffra per la crisi che ha attanagliato il Portogallo. Ma in questo nostro spazio non voglio parlare di politica ed economia, solo di emozioni.

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“Si videro ancora e ancora e si stupirono l’un l’altra di avere varie curiosità in comune, lui capace già di coltivarne diverse, lei che, vista la giovane età, doveva ancora fare esperienza. Ma era una ragazza capace di comprendere, facile al sogno, vero, ma anche facile all’apprendimento, nonostante il faticoso lavoro che fin da adolescente aveva dovuto svolgere per aiutare la famiglia nella taverna le avesse impedito di concludere gli studi superiori. Si era più volte ripromessa di iscriversi a qualche scuola professionale, magari a un corso che le permettesse di specializzarsi in qualcosa. E se non era la cucina, che lei adorava e nella quale si muoveva comunque già in modo professionale, poteva essere l’artigianato, con la realizzazione di statuette di terracotta e di mattonelle alla moda degli azulejos, che cercava di copiare dalle ceramiche antiche che aveva visto al museo della Madre de Deus o comunque in tantissime pareti anche dell’Alfama (ne ha diverse anche “O Beco”).

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“Lui quel giorno passeggiava in una delle tante, delle mille Lisbona, quando la città sorprende a ogni angolo. Camminava verso il giardino del Torel, che domina dall’alto Avenida da Liberdade poco oltre la Graça. Vi arrivò da Campo dos Martires da Patria. Nella piazza, di lato all’ingresso della facoltà di medicina della Università, c’è un ristorante di quelli che lui non poteva permettersi, ma che gli avevano detto che era molto bello e si mangiava bene. Era caro, però. Tante volte aveva pensato dove portare la sua bella per una cena a lume di candela, quelle che non si dimenticano mai. Aveva pensato anche a “Clara”, lì nel campo, e si era fermato a vedere i prezzi. La descrizione dei piatti era accurata e intrigante, ma accanto la somma un po’ troppo alta per le sue tasche. Ma gli piaceva fantasticare e pensò che una volta o l’altra avrebbe voluto davvero fare bella figura con la sua ragazza. Pensò anche che doveva scegliere bene: “O Beco”, nonostante l’aspetto, era una taverna nella quale la qualità del cibo era elevatissima e lei conosceva bene come si preparava la vera cucina lisboeta. Ci ragionò un po’ su e continuò la sua passeggiata.

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“Al giardino del Torel trovò una panchina un poco discosta dove sedersi e tirò fuori dal suo zainetto un libro. Era niente meno che “Os Lusiadas”, la grande epopea dei navigatori portoghesi, la raccolta di versi di Luis Vaz de Camoes. Era bello assaporarlo un po’ per volta, leggere e rileggere i sonetti e i versi che riempiono l’opera nella quale si sente il sapore di quello che sarà il Portogallo moderno, nella quale riemergono situazioni ed emozioni che sono giunte dal Cinquecento ai giorni nostri e che l’opera di Fernando Pessoa ha in parte rinverdito dando nuovo sfogo al ricordo eroico delle conquiste portoghesi, che solcavano quel mare salato che lo era perché pieno di lacrime lusitane. Ecco il giovane che leggeva e rileggeva, e che andava a cercare nell’opera monumentale ciò che era diventato fado, musicato da Carlos Gonçalves, lo “Extrato do Canto IX”. E cercava anche di ricordare altri sonetti approdati in musica, il fenomenale “Com que voz” che Alain Oulman aveva musicato per Amalia, o “Memoria de meu bem”, celebrato da Custodio Castelo con la sua magica guitarra portuguesa. Sensazioni, emozioni, commozioni e non si accorse che venne sera e dovette correre all’appuntamento con la sua adorata saltando, stavolta, la cena”.

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Il Torel, che luogo amici. E che bello seguire una storia così, un racconto senza tempo e senza logica consequenziale, con il solo legame che è l’amore per una città che non può viversi, nel bene o nel male, indifferentemente. E farlo con le voci di quattro cantanti di grande levatura come Ana Lains, Mafalda Arnauth, Joana Amendoeira e Raquel Tavares, giovani, ma profonde nelle loro interpretazioni, come se il tempo, nella “nostra” Lisbona si fosse fermato e ci avesse chiamato per goderne ogni attimo come si deve. Fra una nota, un verso, un bicchierino di ginjinha, un arroz de mariscos e un dolce di crema. A seconda delle ore e delle voglie.

1 commento

  1. Il romanzo che racconta la storia di un amore senza tempo!!
    questo fine settimana Lisboa torna a sorridere con la musica di Cabo Verde…e il fado al suo lato accompagna le lunghe e magiche notti della città…

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