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Veronica, la libertà (di stampa) e il mito dell’eternità

Prima di tutto mi voglio scusare per questa assenza con i miei giovani amici e soprattutto amiche, così felicemente numerose. Vi chiedo di avere pazienza, il tempo passa e avendo superato i 140 anni… gli acciacchi si fanno sentire.

A proposito di età, una fonte molto accreditata mi ha regalato una notizia che – pare – si stia cercando di occultare.
Un giornale straniero avrebbe chiesto alla signora Veronica maggiori dettagli sul passaggio della sua recente denuncia in cui parla del marito in termini di “persona ammalata”, invocando per lui l’aiuto di coloro che lo possono avvicinare.
La mia “gola profonda” mi dice che è partito un ordine dall’alto (in senso gerarchico, non di altezza fisica) di non pubblicare la traduzione di quell’intervista.
Il caso, se esiste, ha voluto che negli stessi giorni arrivasse la notizia del precipitare di questo paese nelle classifiche che valutano la libertà di stampa e la cosa ha assunto un aspetto sinistro.
La “gola profonda” ha specificato che l’edizione di “Internazionale” che stava pubblicando l’intervista è stata bloccata in extremis e cancellata.

Ma cosa c’era di così sconvolgente?
Pare che col termine “persona malata” la signora B. non si riferisse tanto a ipotetiche inclinazioni pedofile riguardanti il rapporto con la minorenne Noemi (che di minorenne mi sembra avesse pochissimo anche due o tre anni fa, tempo a cui si fa risalire la relazione) quanto col fatto che il “signor Cassazione” avrebbe una vera ossessione per la giovinezza, una paura patologica di invecchiare.
Ciò lo avrebbe spinto alle più estreme e sperimentali pratiche per rallentare l’invecchiamento del corpo al punto da sottoporsi ad un ricambio totale di sangue una volta la settimana. Questa riservatissima notizia sarebbe all’origine della ferrea censura.
A questo punto del racconto ho interrotto la mia informatrice, pronta ad aggiungere nuovi particolari. Non volevo sapere di più, la mia fantasia stava già galoppando…
stuoli di vergini sacrificate per offrire il sangue alla sacra causa dell’eternità del capo e maschi adolescenti da cui veniva spremuto testosterone fresco fresco hanno cominciato a popolare la mia mente. Ho finito per essere vittima di uno sbalzo di pressione.

Mi dico, anche se è molto più giovane di me, 72 anni non è l’età di un ragazzino.
Non starà tirando troppo la corda?
E poi, davvero si crede tanto affascinante?

Ogni scarrafone è bello a Noemi sua.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>