Andrea Marzi e Cristina Monti.Diavoli di Quilombi!
Vi avevo già parlato di questi orgogliosi e giovani resistenti, creatori di uno spazio commovente per la sua semplicità e genuinità. Il “Quilombo” è a Pesaro e si trova in un ex laboratorio di fabbro con il tetto rattoppato, in una zona del tutto improbabile per uno spazio culturale. In quella prima occasione avevo avuto la fortuna di assistere al bel concerto di un loro amico, Cesare Picco, un pianista che aveva suonato in una luce bassa, irreale, dando vita a momenti molto intensi.
Ora i Quilombi hanno tirato fuori un’altra piacevolissima sorpresa.
Sabato 24 ottobre 2009 è andata in scena, infatti, la prima di uno spettacolo di un artista semisconosciuto (a differenza di Picco che non è molto noto in Italia ma ha scalato le classifiche discografiche giapponesi) tale Andrea Marzi.

Marzi al Quilombo in: A sud di cosa.Lo spettacolo si chiama “A sud di cosa” e l’autore dichiarava prima del debutto di voler “parlare del sud visto, ascoltato e odorato con i miei sensi, sia di quello di cui non c’è da essere orgogliosi che di quello che regala bellezza e grandezza senza chiedere niente in cambio.”
La cosa che mi incuriosiva oltre a questa gustosa premessa, era la formula, quella di un teatro-canzone assai diverso dal modello del progenitore Gaber. Infatti Marzi – a differenza del Maestro che si atteneva rigorosamente a testi e canzoni di produzione propria – sembrava, nel programma annunciato, spaziare fra autori e situazioni di origine molto diversa, sia per la parte teatrale che per le canzoni scelte, come pescando dal baule di un trovarobe.

Totem annerito.Lo spettacolo si apre con una lettera ad un “amico del sud”, Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel, e prosegue dipanando un repertorio di libere associazioni dell’autore sul “sud” come luogo dell’anima, ricco di contraddizioni vitali, sottolineate dalla scenografia multisensoriale di Silvia Caringi e Omar Toni. Questa multisensorialità si percepisce fin dall’ingresso del pubblico in sala, grazie all’odore del sapone usato per il totem annerito al centro della scena. La percezione materica era accentuata dal fatto che ogni spettatore ha trovato nel proprio posto un sapone dello stesso paradossale colore nero del totem.

Gli undici episodi – costituiti sempre da una parte teatrale che introduce una canzone – di cui si compone lo spettacolo, sono scanditi da un carillon appoggiato sul totem, col motivo di ‘O sole mio e azionato di volta in volta dai protagonisti.
Carillon 'O sole mio.

Cristina Monti.Andrea Marzi – protagonista anche del corrosivo monologo di un razzista – è affiancato in scena da un’attrice, Cristina Monti, a tratti toccante e molto applaudita in diversi passaggi fra cui spiccano “I fuochi di Peschici” di Alda Merini e un monologo scritto dallo stesso Marzi che vede al centro la figura di Angela Bartucca, moglie di un boss che ha visto uccidere, col marito in prigione, due amanti, uno dopo l’altro.

Riccardo Bertozzini e Massimiliano Tonelli.Curiosa la scelta delle canzoni, fra cui spiccano la bella storia di formazione de L’eclissi del ‘62, una versione ballad di ‘O surdato nnamurato, felicemente strappata al giogo della marcetta e Serenata, un magnifico brano tradizionale campano di cui la voce di Marzi riesce a rendere tutta l’intensa forza primitiva, un accostamento particolarmente coraggioso e significativo fra testo e canzone è stato quello fra un brano di un articolo di Roberto Saviano sul traffico di rifiuti in Campania e un classico della canzone napoletana, “Indifferentemente”. Qui la canzone d’amore si trasfigura letteralmente, diventando un grido che la terra, la natura, rivolgono all’uomo che le inquina senza pietà. Un grido che diventa drammaticamente vero, intrecciando la musica del ritornello, con la proiezione degli scontri fra polizia e dimostranti davanti ad una discarica.
Riccardo Bertozzini (chitarre) e Massimiliano Tonelli (contrabbasso) creano con grande misura accompagnamenti e atmosfere che permettono alla voce di Marzi di toccare territori suggestivi, ora delicati, ora intensi, mettendo in luce una trama vocale emozionante.

Video Pasquale Ziccardi.Molto applaudito anche il contributo video di Pasquale Ziccardi e Fausto Mesolella, realizzato per l’occasione, che ha permesso al pubblico di ri-scoprire un misconosciuto capolavoro della canzone d’autore italiana, “I giorni di festa” di Ziccardi, già vincitore, insieme allo stesso Marzi, della III edizione del Premio Recanati nel ‘91.
Sapiente ed esperta infine, la regia di Giovanni Gotti.
Insomma, una serata molto godibile (che ha visto registrare le riprese di un film sullo spettacolo con la regia video di Veronica Mastrogiacomi) in cui il pubblico si è intrattenuto a lungo in sala dopo la fine del concerto, con i Quilombi felicissimi ospiti di un altro sorprendente momento di resistenza al brutto.

Pereira

A sud di cosa
di Andrea Marzi
con Andrea Marzi e Cristina Monti
Riccardo Bertozzini – chitarra
Massimiliano Tonelli – contrabbasso
Scenografia Silvia Caringi e Omar Toni
Luci e proiezioni Federico Tamburini e Paolo Commi
Suoni e registrazione audio Luca Marzi
Riprese video Lorenzo Romani e Marco Polverari.
Montaggio e regia video Veronica Mastrogiacomi
Regia Giovanni Gotti e Andrea Marzi
Sponsor tecnico Smoll (per la fornitura del sapone per la scenografia)
Collaborazione ai testi Fausto Mesolella, Pasquale Ziccardi e Paolo De Bernardin
Il video de “I giorni di festa” è stato registrato presso lo Studio Gaia di Macerata Campania (Ce) da Fausto Mesolella.
Un ringraziamento speciale a Roberto Saviano

Programma

Lettera a Fausto (Andrea Marzi)

Maurizio, 22 anni, rappresentante (Andrea Marzi – da microfono aperto di Radio Radicale)
‘O Canario (Gotti-Marzi)

Sempre nuova è l’alba (Rocco Scotellaro)
Amara terra mia (Modugno)

Li putane (Vincenzo Rabito)
Serenata (Ciervo)

Il fuoco di Peschici (Alda Merini)
Each man kills the things he loves (Raben)

Come nasce una canzone? (Andrea Marzi e Pasquale Ziccardi)
I giorni di festa (Ziccardi)

La peste (Roberto Saviano)
Indifferentemente (Martucci-Mazzocco)

Il re dei caffè chantant (Andrea Marzi e Paolo De Bernardin)
‘O surdato ‘nammurato (Califano-Cannio)

La miniera e li bombardamenti in Cermania (Vincenzo Rabito)
Lu minaturi (Modugno)

E’ diventato un chitarrista (Andrea Marzi e Fausto Mesolella)
L’eclissi del ‘62 (Mesolella)

Angela Bartucca, la Mantide (Andrea Marzi)
That’s amore (Brooks-Warren)

N’u e stat a sentere i canzone (Raffaele Viviani))
Marziani a Napoli (Gotti-Marzi)

A sud di cosa.

Andrea Marzi.

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[…] scrivo da Pesaro per l’onore che mi ha fatto scrivendo di recente del mio spettacolo “A sud di cosa“, con la speranza che vorrà pubblicare queste mie righe ricche di uno sconforto che prelude […]

Pereira
Pereira
12 Novembre 2009 18:59

Cara Alessandra, scrivi qui per iscriverti alla newsletter del Quilombo
infoquilombo@libero.it

Pereira

alessandra bonan
alessandra bonan
11 Novembre 2009 19:36

solo da poco conosco radio pereira…e solo curiosando fra le righe di questo curioso e interessante luogo di pensieri, ho scoperto che esiste anche lo spazio “Quilombo”!..come posso sapere delle iniziative/spettacoli organizzate in questo spazio? mi piacerebbe partecipare_
alessandra b.