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Un pomeriggio quasi tranquillo

…era in cura da 10 anni per disturbi mentali

Ieri pomeriggio ero impegnato ad aiutare il bambino quattrenne della coppia di cui ero ospite a disegnare l’automobile da allegare alla lettera a Babbo Natale, in modo che questi consegnasse esattamente il ragalo desiderato, quando… qualcuno ha acceso Sky in un pacato pomeriggio domenicale.
Improvvisamente è apparso lui che gridava da un palco. Fortunatamente l’audio era muto ma l’effetto paradossale era l’amplificazione di quella comunicazione così fastidiosamente sopra le righe. E’ stato un flash: possibile che un’arroganza così pacchiana e insistita non solleciti la reazione sconsiderata di qualche esagitato? Ma ho subito scacciato il pensiero tornando a concentrarmi sui particolari dell’auto per evitare a Babbo Natale di fare brutta figura.
Poco dopo… una voce riferisce la notizia: hanno aggredito Berlusconi.
Premesso che il ricorso alla violenza fisica, così come a quella di altro genere, va condannato con durezza, ammetto di aver fatto una fantasia politicamente scorretta quando ho visto la didascalia “…era in cura da 10 a anni per disturbi mentali” pensando:

Silvio Berlusconi e Massimo Tartaglia.

A chi si staranno riferendo?
Certo in questa Italia in crisi avremmo bisogno di tutto tranne che dividerci fra tifosi e detrattori di una sola persona. In questo clima il rischio che si generi una spirale violenta e imprevedibile è reale e per evitarlo occorrerebbero consapevolezza e valori morali, ma la crisi di questo paese è soprattutto morale, a tutti i livelli.
Per questo sono molto preoccupato.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>