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Il caso Assange: come e quanto è cambiato il mondo con internet

WikileaksL’ho pensato subito quel post,
fin da quando uscì la prima notizia che riferiva di una accusa di violenza sessuale ad Assange. Fu il primo pensiero: i servizi segreti di tutto il mondo, per la prima volta nella storia, sono uniti verso un obiettivo. Certo non poteva muoversi l’America in prima battuta.
La Svezia, uno stato perfetto per organizzare un colpo perfetto.

E’ stata – ripeto – solo una fantasia, e ho pensato di farci subito un post, ma poi, un po’ la mancanza di tempo, gli acciacchi, e anche, a dir la verità, il timore di fare illazioni contro le dichiarazioni di donne che denunciavano violenza da parte di un uomo… mi hanno indotto a tenere per me i miei pensieri.

Ieri e oggi, leggendo Naomi Klein ed altre donne che avanzano sospetti mi sono sentito in buona compagnia.
Continuo ad avere molti dubbi, anzi dentro di me ne sono certo: lo vogliono fermare con ogni mezzo.

Wikileaks è una cosa senza precedenti e a mio modo di vedere si determina una sorta di spartiacque storico legato al ruolo dell’internet nel mondo. E’ solo grazie alla rete che un subbuglio diplomatico e una condivisione di informazioni riservate è stata possibile. Grazie a internet.
Forse fra qualche tempo si dirà: “prima di internet”, “dopo internet”.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

3 commenti

  1. @Pereira
    La cosa che fa pensare del caso Assange è il giro di soldi che queste notizie, che portano discredito a questo o a quello, producono.
    Dietro ci sono i media che usano queste informazioni per fare affari proprio con la rete di Assange.
    E’ un caso Corona a livello planetario, alimentato dalla potenza di Internet. Tutto parte dal pressappochismo dei vari sistemi diplomatici e tutto viene esaltato dalla spasmodica ricerca di business nei media che ormai permea le nazioni più evolute del pianeta.
    E’ la dimostrazione di un modello apparentemente di progresso, in realtà caotico,indeterminato su tutto tranne che sulla ricerca spasmodica del guadagno.
    Personalmente non mi sento rappresentato da questo modello imperante.
    Spero che imploda e che ciò costringa tutti quanti a ricercare nuovi modelli di coesistenza.
    Purtroppo la storia dimostra che nuovi modelli che nascono sono preceduti sempre da grandi tragedie.

  2. Ecco come comincia il processo di sputtanamento e di perdita di credibilità (per colpa di alcuni media) di un uomo che ha, oltre a tanti lati oscuri, grandi meriti: Julian Assange eletto Rockstar dell’anno da Rolling Stone Italia. Ecco, leggetevi la motivazione, c’è da rabbrividire. “Il rock informatico dell’argentato Assange sarà quello che porteremo con gioia insieme a noi per l’intero 2011. È l’angelo sterminatore di ogni segreto dei poteri marci. È l’Uomo che cadde (dalla Rete) sulla Terra. La sua somiglianza col David Bowie del film di Nicolas Roeg del 1976 (“The Man Who Fell to Earth”) è semplicemente impressionante.
    La sua strategia è degna dei migliori fumetti Marvel e dell’intero immaginario del “villain” platinato che mette in pericolo i potenti del pianeta, dagli anni Sessanta a oggi, passando per il cyberpunk di William Gibson e il ciclo di “Matrix”.
    Assange è icona come Che Guevara sulle magliette, come Mao per Andy Warhol. È il capo pop della fine della diplomazia e della sicurezza imperiale. Assange è la vera stella rockroll degli Anni Tremila.”