Manifestazione contro la riforma Gelmini

Caro Roberto, cari ragazzi,

non ho la vostra età, sono molto più vecchio, e forse per questo vorrai accettare una mia considerazione in margine alla tua lettera, partendo dal fatto che anche io come te, pensando a questo movimento ho voglia di dire “noi”.

Scrivo in vista di domani, giorno in cui sono annunciate proteste (mi auguro super pacifiche) in concomitanza col voto in Parlamento su una pessima legge di riforma dell’Università.
Ti scrivo, vi scrivo, per mettere a fuoco un punto decisivo: l’ambiguità del governo nel condannare, pur legittimamente, la violenza come ha fatto in questi giorni. E’ chiaro che io per primo condanno e considero inaccettabile picchiare un poliziotto, ma una condanna morale, da parte di un governo non può essere unilaterale. Ha senso solo se inserita in un quadro di valori condivisi. I vecchi come me hanno il dovere di denunciare che è vigliacco e provocatorio limitarsi a condannare la violenza e imporre l’ordine con cariche e manganelli senza ascoltare la disperazione di queste generazioni senza presente e senza futuro. Sollevare i temi morali senza essere in grado di interpretarli in prima persona in un’azione di governo e di cura del Paese è un modo per boicottare – artatamente – ogni dialogo.

Questo sottrarsi al confronto è due volte colpevole perché dovrebbero essere i più vecchi – e quindi più saggi – a portare, con l’esempio, il confronto su un piano di civiltà. Temo che manchino le condizioni perché si determini questo equilibrio ragionevole e che questa responsabilità non sia degli studenti.
Di fatto tu chiedi al movimento uno scatto culturale e di maturità che è anche un’enorme atto di fiducia. Hai ragione, non ci sono altre soluzioni possibili con rappresentanti dello Stato di così bassa statura etica, ma dobbiamo essere consapevoli che questa richiesta descrive una strada strettissima, che carica sulle spalle dei ragazzi anche responsabilità non loro. Inoltre, anche se il movimento sarà all’altezza delle tue – e anche mie – aspettative e speranze, continuerà a mancare un interlocutore adeguato.

Senza ricorrere alle note scorribande del Presidente del Consiglio fra atti di corruzione di giudici e di minori, mi soccorre in queste considerazioni l’ultima rivelazione di WikiLeaks.

Chi in questi giorni pretende da parte dei ragazzi responsabilità morale e si fa paladino delle forze dell’ordine è privo di qualità morali, è la stessa persona, lo stesso potere, che nel 2005 garantì all’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma che avrebbe insabbiato le indagini sull’uccisione di Nicola Calipari, fedele e incorrotto servitore dello Stato. La vedova Calipari, che non ha mai ricevuto giustizia dallo Stato ieri ha dichiarato: “L’ho sempre saputo”.
Sarebbe questa l’altezza morale dalla quale si vorrebbero giudicare i ragazzi?

Mi raccomando ragazzi, attenzione, dignità, coraggio, e nessuna violenza

Con grandissima stima e appoggio verso tutti voi.

Vostro Pereira

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