Moravia diceva che diventare stranieri, ogni tanto, fa bene alla salute psicologica e Pasolini affermava di essere approdato al cinema, cambiando codice espressivo, per cambiare nazionalità. E ora vorrei chiederti, poeta, se senti di appartenere a una patria.

Stefano Sanchini
La patria alla quale appartengo o cerco, è la natura stessa, il mondo è una sfera e noi ci siamo dentro, penso dunque che se i militari difendono un territorio e combattono il terrorismo, i poeti debbano difendere la violentata natura e combattere contro il terrore.


Da Via del Carnocchio

«La poesia appartiene all’uomo
più di qualunque nazione,

la poesia è una patria senza confini!»

e ancora, un po’ più avanti:

Per ringraziare!

«Di questa coincidenza eterna
di essere tutti vivi qui ora e adesso
in questa brevità
nelle maree del tempo»

VI. Emigrazione
                         
Al mio simile, lo straniero
e ai suoi occhi
che hanno visto ciò che non conosco
 
Dispiegare le ali e volare
non è facile, lasciare le terre
che hanno udito il primo canto
quando l’alba col suo guanto

ti rinfresca le piume sonnolenti,
è la fame che senti, più forte
del petto che edifica il nido,
a metterti sulle calde correnti

in cerca di cibo o del destino,
anatra airone cenerino
e rondine, vi siamo compagni.
Lungo, è ancora il viaggio

non bisogna affidarsi al cielo
ma restare uniti, si deve
sull’improvvisa neve sulla forza
che cede, ché profondo è il mare

non ci si può nel fondo volare.
Così noi si va, senza sapere
di quali bestie saremo prede…

VII.Le colline di Chagall

Sulle strade nuove sempre si incontrano
vecchi amici che dai naufragi tornano
felici, alle colline di Chagall

caldi dipinti di chi sa di non stare
tra i vincitori o i vinti.
Qua si guarda la luna che ti guarda.

Il poeta è sul ciglio della strada
prende appunti sul suo taccuino
cresce il grano, tanti

tanti sulle panchine attendono la morte
questo vino forte che fa paura
offri al tuo vicino, non è la sorte

è il terrore in cui cresce l’assassino
è la tua bomba che ritorna
dai paesi sconosciuti dell’oriente

crollano nella babele del potente
le torri in ferro vetro, la bomba
che rimbomba da Madrid e poi

a Londra nella metro, è la stagione
triste, della fecondazione artificiale
si modifica il seme

e non sappiamo ancora seminare
aride terre fioriscono fiori del male

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