Il cielo grigio e piatto adombra una tristezza che da qualche parte osservo, altrove, già vista. Il geranio avrà sempre il suo profumo acidulo di estati che non contavano i pensieri, e oggi ho da domandarti solo questo, poeta, che cosa sia la nostalgia.

Stefano Sanchini
E’ la distanza che ci separa da ciò che più amiamo, se non ci fosse spazio né tempo non ci potrebbe essere nostalgia, è la terra alla quale vogliamo tornare; la nostalgia è un esilio che vive nell’attesa.
Un proliferare di parole che tentano di colmare le distanze. L’assenza della donna che si ama, con la voglia di rincontrarsi, abbracciarsi presto. L’utopia di un mondo bello che in molti nell’umanità hanno sognato e forse, nessuno è riuscito a vedere con gli occhi.


Eppure lungo la strada sapevo
che ti avrei incontrato.
Che avrei incontrato qualcuno, ma al vento
non ho potuto dirlo
chi eri e dopo il vento
non è venuto nessuno a raccogliere
i cocci dei miei ricordi.

Mi avresti inseguita tra i rovi
se te l’avessi chiesto
con la camicia rosa.
Questo, più di tutto
sveglia la memoria.

— Ogni bacio è una promessa…

rubata da una lieve brezza
corre sulle colline e sale
tra le spighe, in cerca di una carezza.

Dietro sé lascia, l’ombra dei portici
deserte le strade, nell’ora
dove il mare un poco s’addormenta…

******
Passeggiare è dare respiro…

cambiare ritmo al cuore, così si va
tra i viali profumati dei tigli
ombra e frescura, nella dolce quiete

sostare, ché il passo lo sa
ripreso il cammino:
al di là del molo non si può andare…

sono passata sotto l’arco e i piedi
sopra il porfido, la sera sfumata
nel profumo familiare delle
cucine accese, dei fuochi vivi

e quando al vento si aprirono
nel dolce stillicidio dei profumi
le braccia del giardino
come in sogno dietro allo sguardo
scese la notte

profonda e umida
come la terra.

Chissà se in quest’istante anche tu
ovunque tu sia, hai scelto con me
la veglia nella notte, le stelle
e il silenzio per dedicare all’altro

il proprio tempio interiore, e lì
che ora siedo e ti penso
ad ogni boccata di fumo, l’eco
del tuo nome che in quella notte

piano sussurò la Senna,
Vanija come un sogno svanito
di chi voltando le spalle, nel saluto
ritorna alla sua strada la vita…

A guardare la foto
sei bello, come quando
uno si guarda nel vetro e torna
da quello un volto antico,
spiato nel suo momento di grazia –
e il sapore di tabacco e le tue mani
e il taschino dove infilavi gli occhiali –

padre e madre e sorella,
tu eri tutto per me,
la pace di una nuova terra.

E tu ora le tue dolci parole
sussurri forse all’orecchio di un altro
per ingannare tra i capelli il tempo
lui, che ci ha sperso nel mondo

come un silenzio o un sibilo tra le persiane
vorrei rincontrarti, un giorno, prima del deserto.

(da un carteggio inedito)

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Laura
Laura
5 Febbraio 2011 13:50

quesi versi arrivano diretti al cuore….emozionanti….grazie<3

Diacla
Diacla
2 Febbraio 2011 19:34

Immagini meravigliose,
profumate
nitide tanto da poterle toccare, ma leggerissime
Complimenti