La sera arriva, è ora di rientrare, anche se la luna tarda ancora. Un’ultima domanda ho per te, poeta: se potessi scegliere un padre e una madre per la tua scrittura, chi sceglieresti?

Stefano Sanchini
Mi trovo d’accordo con Lautréamont, siamo dei condiscepoli, o in altro modo mi piace dire compagni di viaggio. Sono tanti infatti i poeti che in un verso mi hanno dato una grande provvista per il viaggio, in fondo la poesia è anche un percorso esistenziale, dunque come si potrebbe dire chi è il padre e chi la madre.

Condiscepoli, compagni di viaggio. Allora parlerei dei vivi con i quali mi confronto, ad esempio quando io e Loris Ferri andammo con indirizzo dato da Gianni D’Elia, in via dei poeti 4 a Bologna a trovare Roberto Roversi, nella storica e importante libreria Palmaverde, dove i libri di notte tra loro si parlavano e Roversi (l’Ulisse come lo chiama D’Elia) ascoltò oralmente il poema dialogico Corrispondenze ai margini dell’occidente recitato e scritto da me e Loris Ferri, nel freddo di una stanza coi cappotti e i vapori delle nostre voci. Le albe in cui ho svegliato D’Elia e mi ha ascoltato fino a sera. L’incontro settimanale con Serse Cardellini per parlare di vita e quindi di poesia. La collana poetica itinerante che insieme stiamo facendo.

Gli incontri di intimo discorso con Davide Nota, col quale empaticamente ci siamo riconosciuti dal primo momento. E altri…e di altre arti…e di altre lotte… A Mirko e Demis che lungamente conversiamo davanti al camino persino di queste risposte alle tue domande. Qui, ora.
A te Federica che ci conoscemmo attraverso Via del Carnocchio, ciclostilato e passato da un’amica, in quel poema pagano dove la Fede non veniva al falò.

Lettera ad un amico (o maternità di un poeta)

Ti aspetto sui colli, o nel nostro lago
dove da un anno hanno chiuso il passaggio,
ma del branco c’è sempre chi sfugge alla rete
e che passa …
quaggiù nella sabbia le volpi hanno fatto la tana
e i cavedani ogni anno, si fanno sempre più furbi,
chissà se qualcuno ha svelato la leggenda
della gru intrappolata nel fondo
quando il lago era solo una cava di ghiaia e di sabbia
noi non eravamo nati, eravamo muti
nell’acqua …

ti aspetto per quando gli odori si mischiano
nell’aria, e la neve viene dai pioppi,
tu verrai con l’arte che hai rubato alle muse,
preferisco il flauto ed ascoltarci i topi,
ché la chitarra va con le pannocchie d’estate
quando i falò bruciano ogni cosa
e ci scaldano, quando ubriachi si piscia alla luna
e si guardano le stelle …

Forse sono muto da sempre,
come il persico che si nasconde in attesa
tra canneti o tronchi sommersi,
aspetto una rana che passi, o un piccolo uccello
si posi nell’acqua, sono predatore di razza
da quando sono nato che vado a caccia,
non per fame, ma per nutrirmi in silenzio
del canto degli altri, solo per questo,
per portarmelo dentro …

da Interrail, FaraEditore, 2007.

[…]
Irriverente, tutto accade
«todo es possible y nada seguro»
m’insegnò un uomo sulle Ande

l’insetto sull’acqua si posa
scompare nel guizzo compare la trota
il torrente torna torrente

più a valle in acque più lente
nel fondale tranquillo e fangoso
anche la carpa cerca qualcosa

io tranviere con la canoa
scendo fiumi d’asfalto e traghetto
le anime al nulla, l’irreale il reale

sono la stessa moneta; quando torno
alla terra ferma respiro, l’aria indignata
della gente che non vuole ascoltare

la litania del matto che urla
«la trota la trota la carpa la carpa
la trota la carpa la carpa la trota…»

Oggi nel matto ho trovato il mio Ermes.

Ti auguro la pace dei laghi
i profumi della foresta e pescatori
che tornano con una nuova storia:

L’irreale il reale sono la stessa moneta..

(da Corrispondenze ai margini dell’Occidente, Edizioni Effigie, di prossima pubblicazione, p.36)

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