E’ uscito da pochi giorni il nuovo album di Alessandro Mannarino dal titolo Supersantos.

Alessandro MannarinoSe fossi un giornalista o un recensore abilitato e cercassi di introdurre un nuovo album in maniera canonica forse dovrei iniziare in questo modo. Siccome non ho velleità di tipo giornalistico posso tentare una via alternativa. Ecco una serie di (più o meno) validi motivi per acquistare “Supersantos”, ultimo lavoro del romano-romanista Alessandro Mannarino. Classe 1979, cantante, musicista, attore; sempre più frequente ospite sulla seconda rete RadioRai, nelle trasmissioni dei sodali Dandini- Vergassola- Riondino.

Un cantante da taverna.

Uno che a sentirlo cantare te lo immagini già dentro una taverna oppure un’ osteria circondato da avventori iscritti al club del sigaro Toscano. Uno che finito il concerto te lo ritrovi al bancone e ci scambi quattro chiacchiere amichevoli con in mano un bicchiere di buon sangiovese. Uno che si merita in pieno un pubblico che lo accompagna cantando le sue canzoni tentando di imitare il suo accento romanesco.

Mannarino è il più fulgido Anticristo nel regno del paraculismo controllato dalle case discografiche e dalle telecamere della De Filippi.

Il surrealismo.

Nelle sue canzoni trovi storie impossibili di pagliacci, freak e barboni. Personaggi improbabili,che paiono partoriti dalle vivide menti di Marquez e della Allende, affrontano circostanze misteriose avvolti da una scanzonata atmosfera circense.

Volksvagen TransporterNel primo album “Il bar della Rabbia” ti sembra quasi di attraversare un quadro di Dalì o di Picasso. E non si è mai soli durante il viaggio. In macchina con te ci sono Vinicio Capossela ed Emir Kusturica. Per di più nel Volksvagen Transporter degli anni ’60 che ti tallona c’è un folto gruppo di orchestranti Rom.

A proposito di Capossela. Pare che lui stesso, dovendo introdurre il nostro al festival Tenco del 2009, lo abbia definito in questo modo: “Un giovane ragazzo di Roma che dopo aver assistito ad un concerto all’alba al Pincio si è licenziato e ha iniziato a peggiorare la qualità della sua vita per cominciare a scrivere canzoni” .

In questo ultimo Supersantos ci sono invece influenze musicali di ogni genere. Questo disco potrà avere pure dei difetti, ma di certo di certo non annoia. Si passa dalla rumba, alle atmosfere gitane, alle ballate. Numerosi i richiami alla musica balcanica, sfiorando il periodo del ragtime e citando a più riprese Les Negresses Vertes. Un disco divertito e caleidoscopico dove i frequenti riferimenti religiosi sono costantemente privati del loro significato più celeste per diventare sempre più comuni e terreni. Supersantos parla anche della morte dell’uomo. Intesa come morale e civile, lasciando però sempre aperta la possibilità ad un suo riscatto finale.

Mannarino è uno di noi.

Mannarino si è dichiarato apertamente a favore del “file sharing”. E’ d’accordo con la condivisione della musica e ha dichiarato che pure a lui, a volte, è capitato di scaricare della musica (illegalmente nda). E visto che lui lla pensa così vi dirò che pure io “Il bar della Rabbia”, il suo precedente lavoro, lo avevo in origine scaricato da E-mule.

Coerente con questo pensiero il suo disco Supersantos esce a prezzo ridotto. Io l’ho trovato a soli 11 euro e rotti. Più che salva la qualità del prodotto: custodia in digipack, una grafica originale, un libretto completo molto ben curato con i testi delle canzoni.

Omaggio a due giganti.

In questo Supersantos c’è un manifesto omaggio ad una artista deceduta di recente. Se Lhasa de Sela, cantante cresciuta tra gli Stati Uniti e il Messico, fosse ancora in vita sicuramente avrebbe voluto includere “Maddalena” nel suo album capolavoro “La llorona”. Manu Chao invece, omaggiato in “L’era de la gran publicitè” pare si sia già messo in contatto con Mannarino chiedendogli di scrivere le canzoni del suo prossimo album.

Io la mia copia di Supersantos l’ho messa sul comodino, il faccione baffuto di Mannarino a vegliare sui miei sonni. Più lo ascolto e più penso che ci resterà a lungo.

A voi invece non rimane che una scelta forzata: la conversione.

[youtube GoOcLyoBg5o 520]

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Paolo
Paolo
31 Marzo 2011 23:25

Grande Gianco, non sbagli un colpo!

vincenzo
vincenzo
31 Marzo 2011 17:53

Mannarino.
Un amico di Roma mi raccontava tempo fà, che Mannarino frequentava la sua stessa scuola. Il suo ricordo di Alessandro Mannarino di quegli anni, era di quello… “che durante e gite c’aveva sempre a chitara, e se metteva a cantà i stornelli. ce sapeva già fa!”
Mannarino, personaggio autentico!