Quando gli amici mi chiedono di fare una mia classifica dei cantanti e delle cantanti di fado che amo di più, mi rifiuto ufficialmente di pronunciarmi, salvo poi farlo a patto che questi miei giudizi non diventino motivo di scontro fra i miei amici artisti. Tutti sanno, ovviamente, della mia passione per Argentina Santos.

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Argentina è già stata protagonista in questo blog e non può essere altrimenti. Se so qualcosa di più su questo genere musicale lo devo in gran parte a lei, che mi ha messo al corrente delle storia e degli aneddoti che per decenni ha vissuto sulla propria pelle. Argentina è vicina ai 90 anni, ma la si può trovare ancora nella sua Parreirinha, seduta all’ingresso, anche se la salute le impedisce di esibirsi. Ma Carlos Saura è riuscita a inserirla nel suo film “Fados”, che ha celebrato, dopo “Flamenco” e “Tango”, la musica popolare portoghese. Saura l’ha internazionalizzata, chiamando grandi artisti non lisboeti – Caetano Veloso, Chico Buarque, Lura, tra gli altri – e così beccandosi qualche critica dei puristi. Ma la pellicola è comunque da vedere. Ci sono nel film artisti di varie generazioni, come Mariza, che canta con Miguel Poveda.

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Anche Mariza è un nome frequentato sotto il cielo del fado. L’ultimo concerto di Milano ha commosso. La cantante nata in Mozambico ha dalla sua una presenza scenica assolutamente caparbia e una capacità di coinvolgere travolgente. Appartiene decisamente alla generazione delle nuove fadiste, quelle che stanno portando, con la loro dedizione, alla conoscenza sempre più vasta del fado. Per questo, è partita dalle autorità culturali di Lisbona la proposta che il fado diventi “Patrimonio dell’umanità”. Il riconoscimento sarebbe vicino e meritato. E avrebbe reso solidali tutti gli artisti portoghesi, anche quelli fra i quali, magari, non ci sono stretti rapporti di amicizia. “Tutti assieme ce la faremo”, mi ha detto Mafalda Arnauth, un’altra della nuova onda del fado divenuto internazionale. Se lei e Dulce Pontes, Ana Moura e Joana Amendoeira, Teresa Salgueiro e Maria Ana Bobone e tutte le altre artiste che girano il mondo unissero le loro forze, sarebbe davvero una promozione importantissima per Lisbona e il Portogallo.

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Sempre Saura, e sempre “Fados”, ci propone Ricardo Ribeiro con Pedro Moutinho e Ana Sofia Varela. Qui davvero siamo nel pieno della tradizione, nelle “case”. Ricardo lo trovate al “Marques da Sé” e non vi lascerà da soli a festeggiare con del buon vino dopo avere ascoltato i brani più magniloquenti. E’ un giovane modesto, anche se bene affermato, di grande amicizia, di straordinaria sensibilità e benvoluto da tutti. A mio parere meriterebbe ancora maggiore successo di quello che il fado e le contaminazioni – soprattutto con la musica araba – già gli procurano. Ma la sua modestia non lo fa disperare e lui prende dalla vita il meglio che gli può venire.

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Come fa Camanè, altro protagonista della pellicola del cineasta spagnolo quasi ottantenne. Camanè è una delle voci maschili “importanti” di Lisbona, sulla quale torneremo senz’altro in questo nostro racconto emozionale.
Che vorrei concludere oggi con il mio giudizio su questa richiesta di riconoscimento. Ebbi la fortuna di partecipare, nell’ottobre 2009, alle celebrazioni del decennale della morte di Amalia. Importanti studiosi portoghesi si espressero chiaramente: la radice popolare del fado è tale che la città vi è cresciuta attorno e che quindi deve essere considerato alla stregua di un monumento e come tale protetto. Quindi ben venga la dizione “Patrimonio dell’umanità”. Ah, mi è più facile dare una classifica dei brani che più amo tra i fado tradizionali. Sul podio “Lagrima”, “Estranha forma de vida”, “Barco Negro”. I primi due hanno le parole di Amalia Rodrigues, il terzo quelle di David Mourao-Ferreira, poeta sommo del Novecento. Ditemi se non è cultura questa.

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Mino
Mino
17 Aprile 2011 11:23

Ringrazio Riccardo Iannello, sommo scrittore italiano su tutta la cultura Portoghese!
Grande e appassionato articolo come al solito!
Ciao a tutti e continuate così!!