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De Rita non ha tutti i torti?

Riparazione bicicletteA volte più persone pensano più o meno le stesse cose negli stessi momenti. Jung le chiamava sincronicità, synchronicity.
Questo è un articolo di De Rita, il sociologo del Censis, uscito su Repubblica ieri, mentre la foto che vedete è stata fatta la scorsa settimana proprio con l’idea di scrivere un post.
Perché?

Sono un anziano che usa la bici che di tanto in tanto ha bisogno del meccanico.

In questi anni mi sono rivolto a quello vicino casa. Ci andavo malvolentieri perché aveva sempre una faccia che raccontava nei dettagli quanto gli scocciasse che fosse entrato un cliente e quanto fossi fortunato nel ricevere udienza.
Mi ripromettevo sempre di cambiare ma se un anziano non può camminare molto come fa?
E così subivo la maleducazione e la mancanza di professionalità di questo signore.

Poi un giorno – lì vicino – vedo che hanno aperto una nuova bottega di riparazione biciclette, mi fermo e vedo questo cartello.
Ho chiesto al meccanico due piccole riparazioni. Gentilissimo, mi ha detto che se poteva le faceva subito perché non ha posto in negozio (vero) come dice il cartello.
Mentre lavorava gli ho detto che so perché ha tanto lavoro. Ha sorriso e allargato le braccia. Lo sa anche lui. Gli ho fatto i complimenti, pagato, il giusto, e l’ho ringraziato.
Prima però ho fatto la foto al cartello. Volevo fare un post per dire che se uno ha voglia di lavorare e un minimo di attenzione e iniziativa, si aprono delle strade. Sono stati fatti grandi errori in Italia in questi anni nella programmazione della formazione al lavoro, da parte di governi di destra e sinistra.
Non sarà così, come ha fatto questo meccanico, che si risolveranno tutti i problemi di disoccupazione, però ci si può provare, credo.

Poi è venuto De Rita.
Synchronicity.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>