Se i nostri lettori ce lo permettono, vorremmo continuare a buttare giù la nostra “storia inventata”, quella che può avvenire a Lisbona, città incantata. Dando anche stavolta un suggerimento letterario: “Josè Saramago. Un ritratto appassionato”, di Baptista-Bastos, edizioni “L’Asino d’oro”: un modo onesto e molto nostalgico per ricordare il premio Nobel a un anno dalla scomparsa.

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“Ancora caldo dell’amore di quel pomeriggio, il giovane impiegato, riaccompagnata la sua bella al lavoro, si concesse prima un porto bianco seduto all’angolo del Chafariz de Dentro, poi accolse l’invito di un amico che lo portava a mangiare e ad ascoltare un po’ di fado all’Adega do Ribatejo. Entrarono e si sistemarono in un tavolo di mezzo, avevano vicino una compagnia di spagnoli vocianti che promettevano ben poco. Lucio, il cameriere ormai amico, venne da loro e sussurrò: sono già carichi, ma purtroppo dobbiamo sopportarli, da tre sere portano moneta sonante. I due amici non poterono certo contraddire l’amico, che faceva il suo lavoro. Speriamo solo che quando canta Maria si chetino un po’… Beh, vengono per lei, sapete com’è…. E sorrise. Maria era molto bella e soprattutto lo sapeva e quindi si mostrava sempre al meglio, sorridendo alla gente, facendo il giro dei tavoli, accogliendo le richieste. Il suo set di fado era il più apprezzato dai tanti che sceglievano quella cantina per la loro serata.

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“Quando Joao finalmente la presentò, avendo concluso a sua volta le canzoni che si era preparato, Maria lasciò il bancone dove aveva passato fino ad allora le bevute richieste dai commensali ai camerieri, si aggiustò sulle spalle lo scialle che era attaccato sopra i musicisti, porse il suo petto in tensione e cominciò a snocciolare qualche pezzo sempre più robusto, sempre più nella tradizione. I musicisti sorridevano a tanta energia che vedevano negli occhi di Maria, che coinvolgeva la platea, già abbastanza carburata dal rosso dell’Alentejo che scorreva a fiumi, dove ci si sentiva ancora di più euforici e trasportati. Maria assecondava il crescente schiamazzo cinguettando il suo fado in modo sempre più autorevole, mentre gli spagnoli avevano ormai perso il controllo e cominciavano a fare la ola a ogni rima della cantante. Finì in tripudio, furono per l’occasione quattro brani assolutamente esaltanti e Maria alla fine salutò con un grande inchino. A chi, spagnoli per primi, le chiedeva ancora un bis, faceva segno con le dita: dopo.

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“Quante notti i due amici passavano andando avanti e indietro per le stradine del Bairro Alto o dell’Alfama. Era la loro passione vagare fra un locale e l’altro. In quelli più umili entravano senza pensarci un attimo, la consumazione non era poi così cara e si divertivano da matti. Il lunedì e il mercoledì sera – com’era quella sera – sapevano dove impiegare il loro tempo: chiunque volesse, li poteva trovare alla Tasca do Chico, sempre su rua Diario das Noticias. Ribatejo e Tasca non erano poi neppure troppo distanti. Alla Tasca do Chico erano rispettati e benvoluti, spesso si fermavano a chiacchierare con studenti e studentesse di Erasmus che lì trovavano la situazione ideale: confusione e tanta gente da conoscere e con cui imparare il portoghese, cibo decoroso, dosi di birra o vino largheggianti e soprattutto un conto assolutamente ridicolo per chi veniva dai paesi più ricchi, come Germania o Inghilterra. Avrebbero potuto anche fare conquiste, in passato era accaduto, ma ora stavano entrambi bene, lui con la sua cameriera, l’amico con una ragazza cresciuta assieme a lui e con la quale mai avrebbe pensato che l’amicizia potesse trasformarsi in amore. Ma tutto può essere.

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“Alla Tasca il casino era come sempre trascinante e quando se ne uscirono avevano un poco di mal di testa. Decisero di andare ognuno a casa sua, il giorno dopo sarebbe stato come sempre impegnativo. Giunto a casa, lui si sdraiò sul letto, ma dopo poco si tirò su, prese carta e penna, si mise allo scrittoio e cominciò una lettera alla sua bella. Gli venivano ogni tanto queste idee, aveva una vena creativa niente male, sapeva destreggiarsi bene con la lingua, aveva letto molto e gli piaceva dedicare del tempo a scrivere. Vergò alcune righe che gli sembravano molto belle e che ammettevano quello che in cuor suo ben sapeva: la amava, amava il suo modo gentile di porsi e di concedersi. Glielo scrisse in quelle righe che profumavano dell’amore vissuto quel giorno.”
(continua…)

Ps: in onore della scrittura, che cosa meglio che brani dedicati a Saramago e musicati su sue poesie poteva legarsi nel nostro viaggio? Chi non conosce troppo il Nobel gli si avvicini e scoprirà tante meraviglie.

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