Maternità travagliate: Oriana Fallaci e Margaret Mazzantini a confronto Desiderare fortemente un figlio, tanto da essere disposti a tutto.
Non poterlo avere, ma sentirsi talmente responsabili da doverlo spiegare attraverso un libro.

Margaret Mazzantini e Oriana Fallaci, lontane e diverse, hanno trattato entrambe la maternità, dirigendosi in direzioni apparentemente opposte, ma in realtà accomunate da uno stesso intimo sentimento.

Leggendo “Venuto al Mondo”, bellissimo libro di Margaret Mazzantini che ruota attorno alla maternità, ho pensato subito a “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci.

I due libri raccontano infatti due decisioni diverse che hanno in comune la disperazione.

Da un lato c’è il monologo di Oriana Fallaci, dove si vive il dramma di una gravidanza inaspettata, dall’altro c’è la Mazzantini che ricama una storia ossessivo-compulsiva sulla necessità di avere un figlio a tutti i costi.

In “Lettera a un Bambino mai nato“, la protagonista si pone delle domande profonde che riguardano l’accettazione della maternità.

Attraverso un toccante dialogo con il figlio, ricostruisce le paure le gioie e i dubbi di una donna di fronte alla gravidanza e più in generale alla società.
Gli altri protagonisti, il medico, il padre del bambino, l’amica, i genitori e il datore di lavoro rappresentano il mondo con il quale la protagonista si confronta.

In “Venuto al Mondo“, la voce narrante racconta invece l’odissea affrontata per avere un figlio dall’uomo amato.
Un figlio visto come “frutto necessario” per sancire un legame profondo con il proprio uomo.

La maternità dal momento del concepimento e la maternità immaginata sono legati virtualmente dalla descrizione dell’emozione che coinvolge le due donne.
E l’emozione si trasforma in una tempesta capace di scuotere l’animo, qualunque sia la decisione da affrontare.

Dagmara Bastianelli

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Rebus
Rebus
6 Giugno 2012 09:31

Solo due volte leggendo un libro mi sono avvitata in maniera così forte intorno alla sua storia e ai suoi personaggi sino al punto di piangere. Vedere queste due copertine a confronto e’ stato quasi uno schock poiché sono questi i due libri. Nono so cosa mi spinse all’età di vent’anni a leggere Lettera a un bambino mai nato ma ricordo ancora adesso a distanza di anni la sofferenza e il dolore racchiuso in quelle pagine. Terminata la lettura ricordo che restai per alcuni giorni come sospesa, in una sorta di disincanto, sulla vita e il suo valore. Qualche mese… Leggi il resto »