Non ho avuto il tempo, nella frenesia delle “Festas”, di sedermi davanti al cedro di Bugaço e parlargli come ogni buon viandante fa quando si accomoda sulla panchina di praça do Principe Real. Il Grande Albero ha sempre più amici, anche perché in tanti hanno scoperto quanto quella zona, da me sempre amata, sia straordinaria, non solo come allungamento del Bairro Alto, ma proprio come luogo di nuova vita. E infatti pullulano adesso i locali per le serate e le buone trattorie. La prossima volta le sperimenterò. Ma Santo Antonio resta sempre al centro del mio cuore lisboeta.

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Un mio carissimo amico italiano che vive a Lisbona sostiene che mi piace la notte di Santo Antonio perché non abito regolarmente qui. “Io sono rimasto a casa anche quest’anno”, mi ha detto. Eppure lo ricordo prepararmi le sardine lungo la strada una sera… Giusto, eravamo a Madragoa e non all’Alfama; Madragoa dove la tradizione è ovviamente sentita ai massimi livelli, ma dove l’afflusso della gente è limitata alle persone del rione e c’è solo qualche ospite, non il fiume irrefrenabile dei turisti. L’Alfama è il centro di tutto, non può essere diversamente, in queste giornate, e comunque una cosa in questa visita ho scoperto: che mai come quest’anno le iniziative e i momenti da vivere assieme sono moltiplicati, emozionanti e da condividere, lungo tutta la città. E infatti ne parleremo a lungo. Ma torniamo, per oggi, all’Alfama.  Un teatro naturale di colori, musica, sardine, birra e vino, con i “retiros” che hanno continuato a funzionare ogni sera: sono locali a cielo aperto, costruiti lungo le strade e addobbati con festoni colorati. Il più significativo è a Sao Miguel: il “retiro de mae e filhos”, con nell’insegna la foto in bianco e nero di una anziana signora del quartiere. Il sole batte forte nei giorni lisboeti e prepara a suon di birra ghiacciata la lunga notte. E all’Alfama le notti sono lunghe, e molto musicali.

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Il sabato sera la guitarra portuguesa è protagonista delle notti all’Alfama nelle manifestazioni organizzate durante le “Festas” per omaggiare il fado patrimonio dell’umanità. Con Marta Pereira da Costa è stata celebrata l’unica guitarrista profissional che lavora a Lisbona. Uno spettacolo interessante della giovane concertista cresciuta alla scuola di Carlos Gonçalves e Fontes Rocha, mitici accompagnatori di Amalia Rodrigues, miti dei giovani, il primo ancora attivo talvolta, l’altro morto il giorno di ferragosto del 2011; quindi il  perfezionamento con il “professore” Mario Pacheco e con il grande interprete contemporaneo della guitarra di Coimbra, Paulo Soares (e sapere questo mi ha dato una gioia infinita, un grande saluto Paulo!). Un concerto gradevole, al fine; la giovane interprete deve ancora farsi le ossa però la stoffa c’è e si sa contornare di personaggi importanti: come Pedro Pinhal intanto, alla viola de fado,  una colonna di ogni trio nel quale si esibisce, e lo spettacolare Rodrigo Serrao al contrabbasso, che suona con uno stile molto particolare, uno swing dalle sfumature assai varie, molto accattivante. Nella serata, una serie di esecuzioni per trio, ma anche varie ospitate con sorprese non di poco conto. Non solo per la bravura di Adriana, flautista, e di Rodrigo da Costa Felix, cantante di classe, marito di Marta; ma soprattutto per Katia Guerreiro, “signora” del fado, interprete fra l’altro di una versione particolare di “Caro nome” dal Rigoletto di Giuseppe Verdi, rivisitato alla moda del fado e che ho gustato con una Superbock servita nella piccola tasca che fa da cornice allo Chafariz de Dentro, luogo dell’incontro e della memoria, e dopo avere assaggiato un churro arrtigianale. E, a vivacizzare la serata, anche Marco Rodrigues, per me una sorpresa.

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Definirei Marco un “novo” nella interpretazione cara a Manuel Halpern. E’ un “futuro da saudade” venuto a galla dopo l’uscita dello splendido libro dell’amico e collega del Jornal das Letras; suona la chitarra classica e quindi può agire sia da terzo del conjunto, sia come solista aggiunto e cantante nello stesso tempo. Ha una voce molto potente, giovane ovviamente, magari ancora non modulata, ancora magari non affinata al fado, ma di certo di prospettiva. La sua presenza scenica, fra l’altro, grande affabulatore com’è, lo favorisce. E’ uno dei nomi sui quali si può contare. E poi, un pochino ricorda il mio grande amico Jorge Fernando: come lui suona la chitarra e si accompagna. Spero per Marco che possa seguire la sua carriera. L’ambiente nel quale il concerto è andato avanti dalla mezzanotte quasi alle due era vero, popolare, intimo e allo stesso tempo aperto al rumore della vita vissuta. Il Museu do fado e da guitarra portuguesa, imponente di fronte al palco, tutela il patrimonio di cui assolve le ragioni e ha schierato dei big in piazza: a cominciare da Angelo Freire per concludere, ieri sera, con Josè Manuel Neto, il grande bonzo della guitarra, uno dei fenomenali maestri dello strumento. La guitarra accompagna le “Festas”, non c’è che dire. Ed è per questo che ha colpito molto, l’altro giorno, la morte di Rui Nery, uno dei grandi accompagnatori di Amalia Rodrigues, padre del professore e storico del fado Raul Viera Nery. Aveva 91 anni e tutti lo hanno pianto. Ne riparleremo. Feste che battono i grandi colpi degli ultimi giorni: si chiuderanno infatti sabato 30 giugno, dopo un mese di tutto esaurito a Lisbona. A chiudere un mega concerto in un mega posto, la Alameda, piazza piena di verde alla congiunzione dei grandi viali, nella quale trionferà il tema che ha attraversato quest’anno la manifestazione: l’integrazione fra Portogallo e Brasile. E infatti il personaggio della serata sarà un brasiliano, anzi: un mineiro.

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Milton Nascimento è uno dei più grandi interpreti della musica popular brasileira, alcuni suoi album, come Angel, sono capisaldi della world music, le sue collaborazione, dentro il Brasile e fuori, sono sempre state di grande valore. Adesso ha la sua età e talvolta soffre sul palco, ma rappresenta una pietra miliare della musica a cavallo degli ultimi due secoli, uno di quelli che rimarranno nella storia. Nel suo show sabato all’Alameda, avrà con sé tre grandi personaggi del fado portoghese: Carminho, Antonio Zambujo e Ana Moura (che sarà stasera ad Ourem). Una scelta che dà molta libertà di interpretazione. Ognuno di questi tre artisti ha una sua connotazione che lo fa essere un grande della musica popolare lisboeta. Particolare la voce di Carminho, creativo il modo di presentarsi di Zambujo, straordinaria, classica  e moderna assieme, Ana Moura, ormai lanciata a una carriera internazionale di raro successo. Tutto questo è fado, e anche oltre. Milton sarà un testimone ben presente.

Riccardo Iannello

 

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