Nell’aria di Lisbona il ricordo di Raul Nery è evidente, nei locali dove nasce il fado gli omaggi al grande guitarrista scomparso a 91 anni sono molti, ogni artista dedica un brano, ricorda commosso il “conjunto” che ha accompagnato Amalia, Maria Teresa de Noronha e tutte le grandi interpreti e ha poi al suo attivo esecuzioni strumentali di notevole intensità. Una prece per lui, un saluto a Rui Vieira Nery, studioso senza il quale anche questo nostro incontro col fado sarebbe ben più povero. Per ricordare Raul, niente di meglio che ascoltarlo accompagnare, assieme a Carlos Gonçalves, altro maestro, la grande Maria Teresa de Noronha.

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A un tavolino del Quiosque Time Out, sulla Avenida da Liberdade a due passi da Restauradores, ci troviamo a parlare di musica io, Davide Zaccaria e Telmo Pires. Loro hanno appena finito di provare lo spettacolo, che ha debuttato qualche giorno dopo con successo a Bragança, al Passos de Fado, un nuovo locale di rua da Gloria. Davide (che sarà in Italia il 15 luglio a Milano e il 22 a Grosio, in Valtellina) produce Telmo, che è lisboeta, ma vive prevalentemente in Germania, dove è molto apprezzato dai suoi connazionali emigrati. Ora vuole sfondare anche nel proprio paese, e lo fa con un canto delicato e bene in linea con la tradizione fadista. Che sia un ottimo interprete è appurato, adesso deve farsi conoscere anche dal mercato. Il gruppo che lo accompagna è importante: c’è Davide al violoncello, ma ci sono anche il grande Fernando Silva, amico di lunga data e vecchio accompagnatore di Dulce Pontes, alla guitarra portuguesa, Carlos Garçia, per tutti Cajè, alla viola de fado, e Josè Canha al basso. Il repertorio è classico, l’interpretazione, ascoltata grazie ai buoni affari di Davide, interessante.

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Al tavolino del Quiosque facciamo subito amicizia, complice Davide. Loro consumano due caffè, forse vogliono essere gentili con l’ospite italiano (oltre al fatto che la bica di Lisbona non ha nulla da invidiare al nostro espresso), io non posso farmi mancare una Superbock, splendida birra portoghese. Parliamo a  lungo, quando riesco il mio portoghese è fluido e Telmo mi fa i complimenti. Parliamo della sua speranza di diventare un nome, dei suoi miti (dopo Amalia ci sono Argentina Santos e Dulce), delle canzoni che sono nel suo cuore, e prima di tutte “Lagrima“; di un artista che lui vorrebbe al suo fianco e che è Jorge Fernando. Quando gli dico che due giorni prima l’ho visto al castello, gli si illuminano gli occhi. Poi parliamo delle voci nuove, di quelle che sono le scoperte del momento. Per esempio Cuca Roseta.

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Un grande manifesto alle nostre spalle annuncia il concerto di Cuca al teatro Tivoli  due giorni dopo. E’ il primo vero spettacolo che la cantante del Clube de Fado fa in un teatro, affrancandosi dalla “casa”. la protetta del “professor” Mario Pacheco ha buone qualità, ma Telmo sembra quasi scettico, a lui piace un’altra giovane cantante, che ancora non conosco e che mi invita ad ascoltare: Tania Oleiro.

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La chiacchierata è simpatica, Davide spiega il loro progetto, la voglia di dimostrare come un italiano possa diventare un “maestro“ di fado, ma solo perché la sua esperienza con Dulce lo ha fatto entrare nel cuore e nell’anima dei portoghesi, che difendono a spada tratta la loro musica popolare, ma che vedono con piacere anche chi, attorno a essa, lavora per farla diventare internazionale. Davide si mette a ridere quando lo paragono a un altro violoncellista che è entrato nel mondo lisboeta con grande entusiasmo, Jaques Morelenbaum. “Vorrei essere lui”. mi dice sempre quando lo paragono al grande collaboratore di Caetano Veloso (e a Lisbona  di Mariza). Il discorso poi torna su Jorge Fernando, con il quale Davide è stato a suonare in Svizzera per i portoghesi di Zurigo, e di cui Telmo è, come detto, un fan.

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Soprattutto sono io che ricordo come abbiamo commentato con Jorge un suo intervento dal palco nel concerto al Castelo de Sao Jorge quando se l’è presa con chi mette in dubbio che il fado sia una musica autoctona portoghese: “Ho letto su giornali e libri, da parte di uno studioso che pensa di sapere tutto lui, che alle origini del fado ci sarebbe un ballo dell’alta società brasiliana dell’Ottocento. Io dico che il fado è tutto nostro, che è nato fra noi, è cresciuto fra noi e non deve essere messo in dubbio. Il riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio immateriale dell’umanità è il più grande passaporto che noi possiamo avere”. Jorge è focoso, se la prende con la storia del fado scritta da Vieira Nery eppure i due sono amici, li ho visti spesso parlare fra di loro. Una presa di posizione per difendere il suo mondo: io lo capisco, e infatti gli dedico due suoi brani incantevoli nelle interpretazioni amatoriali che amo tanto: il primo è “Quem vai a o fado” di Thiago Simoes. L’altro è “Pode ser saudade” e lo canta Rui Martins.

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Sono due brani che imperversano nelle case de fado e nei quali Jorge ha voluto dire chiaramente che il fado è nostro (dei portoghesi), che nessuno ce lo toglie e che lo porteremo sempre più in alto. Siamo in fondo d’accordo con lui e con chi nei locali dei bairro storici continua a proporre che il fado è dentro ogni cuore e che è il cuore stesso che lo canta. Per questo Lisbona non ci delude mai.

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