Statue di Ramsete.

Statue di Ramsete.

… e adesso? Ci toccherà cambiare i modi di dire? Non più “morto un papa, se ne fa un’altro”, ma “dimesso un papa, se ne fa un altro”? E se “ad ogni morte di papa” continuerà a indicare ciò che accade molto raramente, “ad ogni dimissione di papa” d’ora in poi indicherà fenomeni che si ripetono dopo alcuni secoli?
In mezzo a decine di “eventi del secolo” che si susseguono con la regolarità delle partite di un campionato di calcio, siamo ora spettatori di un fatto davvero destinato a essere scritto nei libri di storia. Un papa, anzi il Papa guardiano dell’ortodossia, il Pastore Tedesco della fede cattolica, si è dimesso.
Complimenti al vecchio Joseph! Con questo gesto – davvero rivoluzionario – ha smesso per sempre di essere “il successore di papa Wojtyla”, si è scrollato di dosso l’ombra, e il peso, del papa “santo subito”.

Qualunque sia la motivazione all’origine di questa decisione (e quando ci sono di mezzo questioni vaticane ogni dietrologia è lecita) il gesto è, e diventerà ancor di più nel prossimo futuro, politico.
Politico come lo fu tutto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Il papa polacco fece un uso politico e mediatico di sé e del proprio corpo. Dapprima esibendolo nelle pratiche “quotidiane e comuni”: le immagini del papa che scia equivalgono, comunicativamente, al Mussolini che partecipa alla “campagna del grano”. 
Successivamente portò il proprio corpo in giro per il mondo: le effigi del papa viaggiatore ci raggiunsero incessantemente da ogni angolo del globo, come il nano da giardino del “favoloso mondo di Amélie”, e diventarono semanticamente il sinonimo della proliferazione delle statue di Ramsete in ogni angolo dell’antico Egitto.

Infine lo esibì, in piena iconografia cristiano-cattolica, durante la lunga fase della sofferenza e della malattia. Nuovo, seppur ennesimo, martire della cristianità.
Wojtyla fu uno dei protagonisti, forse il principale a livello planetario, del fenomeno post-moderno (e “neo-arcaico”) della sacralizzazione del corpo del capo, primo passo del processo di divinizzazione del sovrano/leader.

Il gesto di Ratzinger, forse al di là delle intenzioni del protagonista, è un atto di ribellione a questa post-modernità neo-arcaica. Egli fa un passo indietro (in tutti i sensi) e diventa (probabilmente suo malgrado) profondamente moderno. De-divinizza il leader. De-sacralizza il corpo del capo che può tornare a essere infermo, inadeguato, incapace, privo del vigore necessario a portare avanti il compito assegnato.
E quindi il corpo, e la persona, si fa da parte.
Sacra resta unicamente la funzione. L’uomo chiamato a svolgerla è, e rimane, “umile funzionario” e come tale può dimettersi come un qualsiasi impiegato postale o allenatore di calcio.
Quel trono che rimarrà vuoto dal 28 febbraio all’elezione del nuovo papa  rappresenta quindi un paradossale omaggio ai principi della rivoluzione francese. E’ il simbolo dello Stato, dell’Istituzione: sacro ma de-personalizzato.
Il “gran rifiuto” di Ratzinger getta la sua ombra, anzi la sua luce sulla politica italiana.
Denuncia, a suo modo ma in chiaro e preciso, la natura arcaica e tribale dell’immaginario berlusconiano ove il leader è “l’unto del Signore”, colui che realizza in terra il disegno divino; mostra l’arretratezza dell’iconografia agiografica del corpo mostrato e riprodotto (in blazer o con la bandana, nelle vesti del tenero nonno o dell’impenitente seduttore) decine di migliaia di volte.
E, più in generale, urla alla nostra classe politica la dignità del ritiro e della rinuncia.

Un’ultima considerazione: ho visto qualche sera fa le immagini di Grillo che concionava in una delle tante piazze italiane in cui quotidianamente imperversa.
Portava in testa un berretto bianco con le cinque stelle gialle. Saranno stati i colori vaticani (il bianco e il giallo), sarà stata l’espressione ispirata e mistica, saranno state le folle osannanti, ma l’immagine che mi è venuta in mente è stata quella di una adunata di fedeli davanti al nuovo evangelizzatore. Un “profeta” post-moderno e neo-arcaico che percorre la strada della sacralizzazione del corpo del capo (vedi, ad esempio, la traversata a nuoto dello Stretto di Messina) fino alla infallibilità papale. Che egli sia un nuovo Wojtyla o una riedizione di Savonarola, non lasciamoci “scottare”!

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Bea Ma
Bea Ma
23 Febbraio 2013 13:48

No savonarola noooooo! !!

franco di giangirolamo
franco di giangirolamo
23 Febbraio 2013 12:35

Condivido l’opinione che il gesto di Ratzinger è desacralizzante e rivoluzionario nel senso vero del termine. Molti fedeli, paradossalmente, hanno fatto ricorso alla ragione per giustificare la scelta e per non discutere dell’unica cosa importante che pone in discussione: se il papa viene eletto dai cardinali con l’intervento dello spirito santo, oppure no. Mi pare che le dimissioni optino per la seconda ipotesi e renda quindi umanissimo il papa, con tutti i suoi corollari della debolezza umana, del funzionariato papale, della fallibilità e via dicendo. Cosa che per me che sono ateo è ovvia ma che dovrebbe suggerire ai credenti… Leggi il resto »

rosa
rosa
22 Febbraio 2013 17:09

Molti bei passi interpretativi, posso dire pero’ che nel tentativo di desacralizzare del Pastore di Germania io ci leggo anche una troppo umana paura? Le nomine che sta facendo non vanno vs, per quel che possiamo orecchiare, modernizzazione della Chiesa…ma invece vs una Restaurazione… e del resto la religione cristiana cattolica romana da tempo non e’ la maggioritaria sul Pianeta…il problema ns e’ lo Stato del Vaticano, dopo quello di Israele il piu’ ricco…sta dentro la nostra Nazione. Invece, dato che votero’ con convinzione cinque stelle, non sono in accordo sulla lettura di Grillo e delle Piazze colme: 76 interventi… Leggi il resto »