Arte di strada, arte in strada, arte socialmente utile per riqualificare, promuovere, coinvolgere la gente comune e in alcuni casi per ricordare e celebrarsi. A Bologna un esempio di espressione civica ed una proposta artistica da suggerire ad altre città italiane: in occasione della celebrazione del centenario del quartiere Cirenaica, a qualche passo dal centro, cambia lo scenario dedicato all’arte e alla socialità con l’appoggio dei rappresentanti istituzionali illuminati. Uno slancio verso reali nuove espressioni, chiare e diffuse sulle pareti urbane. Dall’incontro con l’artista Opiemme, che per l’occasione ha lasciato un suo intervento nella stessa zona della città, al dialogo costruttivo con i rappresentanti di quartiere e con l’associazione che ha offerto uno sguardo rinnovato sul passato della storica via Paolo Fabbri, e non solo.

Bologna, Cirenaica_fotografie Cristina Principale
Bologna, Cirenaica_fotografie Cristina Principale

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Di cosa si occupa l’associazione ‘Le Fucine Vulcaniche’? Da quanto tempo? La scelta del nome è un riferimento campanilistico oltre che figurato? Quanti bolognesi operano nell’associazione?

L.F.V. sono nate ufficialmente nel marzo 2011 ma sono attive nel territorio a livello amatoriale già dal maggio 2010. L’associazione nasce per colmare un’urgenza sempre più attuale: ristabilire una genuina coesione umana attraverso pretesti di interazione sociale e scambio interculturale, con laboratori creativi, incontri “in piazza”, attività di arte e animazione, informazione, possibilmente con un atteggiamento ecosostenibile – arte del riciclo e sensibilizzazione sulle problematiche sull’ambiente. Attualmente la maggior parte delle nostre attività si svolge al centro Beltrame, uno dei dormitori di Bologna, gestito dalla cooperativa Dolce. Collaboriamo con gli ospiti dei dormitori, abbiamo collaborato con alcuni ragazzi del carcere minorile di Bologna e ultimamente collaboriamo anche con persone agli arresti domiciliari.
Ad ispirare il nome dell’associazione è il Vulture, un gran vulcano spento della Basilicata, che ha dato spazio, invece che al terrore delle eruzioni di milioni di anni fa, ad un suolo oggi fertile e boscoso, a sorgenti di acqua pura e a due dolci laghi nelle sue bocche; a livello ampiamente simbolico, richiama il duro lavoro del dio greco Efesto – fabbro degli dei – attraverso il quale la materia grezza, nel grembo di Madre Terra, viene forgiata, trasformata in qualcosa d’altro e infine donata al mondo per condividerla con tutti.
I membri dell’associazione sono vari e variegati: vengono un po’ da tutte le parti d’Italia, dal Trentino alla Sicilia, contando due bolognesi e perfino un marocchino!

Da dove nasce il progetto di riqualificazione artistica ed estetica di via Paolo Fabbri a Bologna?

Per quanto riguarda i nostri spazi d’azione, un problema che ci sta particolarmente a cuore è la riqualificazione delle zone urbane degradate o abbandonate e la miglioria degli spazi aperti e pubblici. Il primo spazio su cui l’associazione Le Fucine Vulcaniche ha operato è il parco sociale Lorenzo Giusti in via Barontini nel 2010. Abbiamo collaborato per la riqualificazione dei giardini Parker-Lennon nel quartiere S. Donato in collaborazione con il quartiere e alcune associazioni dello Zonarelli.
Con altre realtà con le quali condividiamo il “condominio” Beltrame (Società Dolce, Quartiere S.Vitale, Ass. Naufragi, Ass. Sensi&Segni), invece abbiamo dato vita al progetto Puli-Muri in cui L.F.V. fanno da capofila. Il progetto prevede di ri-creare gli spazi pubblici coinvolgendo tutta la cittadinanza locale, responsabilizzando e valorizzando il quartiere, attraverso soluzioni condivise che passano dal confronto all’arte di strada.
In via Paolo Fabbri, l’idea della giornata CultCirenaica è nata quasi per gioco, tra un bicchiere di vino e una carbonara, chiacchierando con Paolo, nostro carissimo amico nonché gestore della trattoria da Vito. Detto, fatto, abbiamo chiamato Guccini che si è detto ben disponibile a presenziare per la serata. Così abbiamo proposto la cosa a Milena Naldi, il presidente del quartiere.

Le Fucine Vulcaniche, CultCirenaica 2013_fotografie Cristina Principale
Le Fucine Vulcaniche CultCirenaica_fotografie Cristina Principale

Mi pare di capire che l’idea di rappresentare le frasi estrapolate dal celebre e bolognesissimo inno a via Paolo Fabbri di Francesco Guccini sia stato un suggerimento nonché forse un desiderio dei rappresentanti di quartiere; qual’era la vostra idea di fondo?Avete avuto modo di confrontarvi con Guccini? Ne è stato lusingato?

Neanche a farlo apposta, la Naldi ci ha risposto con entusiasmo, inserendo subito la nostra giornata nel programma del Centenario della Cirenaica (rione di cui fa parte via Paolo Fabbri) e prendendo spunto dal progetto Puli Muri già nato ed approvato dal Comune, e sostenuto inoltre dai consiglieri del quartiere Giuseppe Muscarnera e Antonio Tosco. Tra i promotori, la Naldi ci ha suggerito l’idea di scrivere il brano “Via Paolo Fabbri 43” sulle serrande della via in questione. È partita subito la macchina organizzativa, dal comune ai proprietari delle serrande, mediato anche dall’addetto del quartiere S. Vitale alla segreteria per il controllo e assetto del territorio Gianfranco Cocchi. L’incontro con Guccini l’8 giugno, che battezzava la fine dei lavori sulle serrande è stato un bell’intreccio d’arte, storia e convivialità. Il quartiere è stato sicuramente rivalutato, ancora in questi giorni ci sono persone che arrivano in via Paolo Fabbri per fotografare, non solo il famoso civico 43, ma le serrande della via! Il maestrone ha capito il senso dell’omaggio fatto con grande affetto, un po’ di lavoro (anche grazie ai volontari sul territorio, gli educatori e i ragazzi del Villaggio del Fanciullo) e con poche poche spese. L’effetto è stato un successone per tutti (Guccini compreso che ci ha ringraziato).

Le Fucine Vulcaniche, serrande dipinte dal civico 4 al 41 di Via Paolo Fabbri_fotografie Cristina Principale
Le Fucine Vulcaniche, serrande dipinte_fotografie Cristina Principale

Le Fucine Vulcaniche, torretta dipinta, monumento a Guccini in Via Paolo Fabbri_fotografie Cristina Principale

Più di 8 minuti di canzone con 12 strofe che sono diventate 12 suggestioni visive; c’è un ordine in cui leggere le frasi dipinte arrivando da via Massarenti fino alla palazzina in cui visse il cantante?

L’ordine è semplice: la canzone scorre visivamente in ordine dal numero civico 4 al 41, proprio a fianco alla casa di Guccini, con una breve digressione (sempre visiva, ovviamente) generale che racchiude il senso della giornata CultCirenaica sulla torretta dell’Enel all’altezza del passaggio a livello (di fronte al civico 10).

Con questa operazione avete scritto pezzi di storia urbana che celebrano la poesia di questa zona, esattamente quanto la canzone; è un’opera permanente?

E’ un opera permanente: il nome potrebbe essere “Omaggio alla cultura in Cirenaica” ma non ce lo siamo mai detti esplicitamente! Il progetto sfocia comunque nella giornata CultCirenaica dell’8 giugno 2013, in cui i lavori dovevano essere completati e ben visibili da tutti! È importante sottolineare che l’idea rientra nel progetto di riqualificazione urbana Puli Muri di cui abbiamo già accennato prima.

Celebrando i ricordi di chi ha vissuto e vive la strada, avete creato un monumento diffuso ad un artista in vita a cui si riconosce l’identità di questo luogo, come ha risposto la cittadinanza?

La gente del rione ne è rimasta felice, la sera dell’8 giugno e anche durante i lavori, tutti passeggiavano per la via per guardare cosa fosse stato creato e molti ringraziavano e comprendevano la profondità del gesto; i giovani, gli adulti e gli anziani soprattutto raccontavano anche aneddoti sulla Cirenaica e su Guccini stesso. Molta gente che vive da un po’ di anni nella zona ci ha detto che era come se stessero vivendo nella Cirenaica di una volta, dove la gente forse passava un po’ meno tempo in casa!

Come mai non avete scelto i muri? Le saracinesche a scomparsa non sono fruibili durante il giorno, ma solo di notte, all’alba e in orari o giorni di chiusura delle attività commerciali. Come è stato il rapporto con gli esercenti proprietari delle serrande?

La proposta ci è stata fatta così dalla Naldi: sulle serrande. Sinceramente per un lavoro di questa portata, la serranda è una base più facile da pulire e che si concede a materiali più gestibili e duraturi come la vernice; inoltre la serranda permette di trovare uno sfondo a piacere, mentre il lavoro sulla facciata dei muri è forse più vincolante. Non dimentichiamoci però che c’è anche il lavoro sulla torretta, ma lì, essendo un edificio abbandonato, è stato semplice muoverci a fantasia nostra!
Il fatto che non sempre il lavoro sulla serranda sia visibile non è necessariamente una pecca… anzi il visitatore comincerà ad informarsi – e quindi a motivarsi di più – sugli orari in cui potrà vedere o fotografare il pezzo di serranda mancante! La maggior parte dei proprietari delle serrande sono stati felici di concederci il loro spazio per rimetterlo a nuova vita. Alcuni sono stati inizialmente perplessi ma poi ci hanno dato il consenso di disegnare la serranda e ci hanno anche ringraziato! Uno o due proprietari non hanno voluto concederci il permesso, ma va bene così. Vivere la città significa rispettare i cittadini… anche se, ancor di più, condividere gli spazi!

cultCirenaica_fotografie Cristina Principale (1)

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Quante persone hanno lavorato al progetto?

I lavori di pulizia sono stati fatti da volontari del Villaggio del Fanciullo, alcuni ospiti del centro Beltrame, alcuni membri della Cittadinanza Attiva del quartiere, volontari de Le Fucine V. e gli artisti: Ramon, Lennys, Side e Dave. Insomma, per il lavoro completo hanno partecipato circa venti persone.

Le espressioni artistiche di strada hanno un ruolo educativo nella riqualificazione estetica e sociale?

Ovviamente si! Per tenere “pulita” una città non basta cancellare uno scarabocchio che domani apparirà di nuovo. Ma ci si deve prima di tutto sporcare le mani, nel senso di entrare in contatto con gli elementi “di disturbo” (e poi riflettere su chi è davvero l’elemento di disturbo sociale), creare un dialogo con loro e creare un confronto con tutti i cittadini che vivono la zona. In questo modo il problema va compreso – non eliminato! – e trasformato in espressione lecita. Così da uno scarabocchio sul muro parte un progetto di riqualificazione, contestualizzazione, valorizzazione ed infine arte che riempie gli sguardi dei passanti. Il writer diventa un artista a pieno titolo, il cittadino lo riconoscerà e l’ostilità preconcetta cadrà inevitabilmente da entrambe le parti. E’ un buon punto di partenza verso il rispetto fra persone e territorio.

Le Fucine Vulcaniche, serrande dipinte dal civico 4 al 41 di Via Paolo Fabbri_fotografie Cristina Principale
Le Fucine Vulcaniche, serrande dipinte dal civico 4 al 41_fotografie Cristina Principale

Come associazione ritenete che ci sia più bisogno di interventi pubblici ed esteticamente visibili in città come Bologna?

Sicuramente. Bologna è una città in cui ci si lamenta spesso del degrado ma alla fine i bei progetti, quelli senza pretese ma dal forte impatto sociale, quelli che non vogliono fare gran pubblicità o gran soldi, vengono il più delle volte accantonati, scavalcati e spesso rubati dai soliti enti più potenti! Si dovrebbe sicuramente dare più spazio alle tante giovani voci che rivendicano la vivacità, la semplicità e la bellezza in una città universitaria con un passato e un presente fortemente interculturali ma che sta perdendo colpi di anno in anno perchè ha perso di vista il senso dell’aggregazione.cultCirenaica_fotografie Cristina Principale (5)cultCirenaica_fotografie Cristina Principale (8)

Bologna è stata una delle capitali della street art italiana, che rapporto urge instaurare o mantenere con le istituzioni per condurre campagne sensibili come la vostra? È previsto un secondo atto del lavoro in Cirenaica o in altre zone della città?

Il lavoro con le istituzioni è essenziale. Noi vogliamo agire alla luce del sole e abbiamo bisogno di essere sostenuti! Il dialogo parte dai cittadini alle istituzioni, ma deve essere una palla rilanciata indietro. Il nostro è un seguito di gente che spesso non si è mai sentito utile, degno di vivere nella società. Con progetti di questo tipo tutti sono parte di un’unica comunità. Senzatetto, writers, gente “randagia”. L’arte, ancor di più l’arte di strada, per noi si lega necessariamente al senso di umanità, è uno dei mezzi più immediati per raggiungere la condivisione, per conoscersi e scambiare esperienze.
Abbiamo avuto la fortuna di trovare un presidente di quartiere e altri, se pur pochi, membri del comune che ci ascoltano e ci apprezzano, soprattutto sensibili al tema dell’arte e della riqualificazione urbana. Ci sono stati e ci saranno ancora molti ostacoli da affrontare ma andiamo avanti sempre a piccoli – e ben saldi – passi, forti dei grandi obiettivi raggiunti.
Ci sarà, lo affermiamo ufficialmente ma a bassa voce, un secondo atto di CultCirenaica, previsto per l’anno prossimo, in cui il lavoro sarà improntato principalmente sulla manutenzione dei lavori già esistenti sulle serrande, ovviamente, come con questa prima edizione, contornato da musica, ospiti illustri e altre novità che già sono in cantiere!
Naturalmente il progetto Puli Muri continuerà a rendere vive e partecipi le strade, le serrande, i muri e, ovviamente, le persone che vivono Bologna, anche fuori dal rione Cirenaica.

A cura di Cristina Principale

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