Broadchurch, che bravi

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Ognuno ha i suoi criteri di giudizio, che lo ammetta o no. Parlo del rapporto col mondo ma anche delle serie televisive.
Io so di avere i miei criteri e nel tempo ho imparato a riconoscerli. Alcuni sono tradizionali come la qualità della storia, degli interpreti o del regista, altri sono tutti miei.
Questi ultimi sono molto personali, quelli di cui mi fido di più sono ‘quanto ne divento dipendente’ e ‘quanto mi affeziono ai personaggi’.

In questo senso una serie che mi ha dato molto è Broadchurch. Bellissima, può darsi che ci sia entrato dannatamente dentro perché la guardavo in lingua originale sperando di imparare l’inglese? Può essere, tuttavia … poliziotti umani e pieni di problemi. Come tutti noi. Una comunità tranquilla della provincia inglese. Il solito bambino che sparisce come nella metà delle serie, però qui… Qui la mano solida di regista e sceneggiatore, unita alla benedizione della scuola di recitazione inglese che sforna attori di altissimo livello, creano quell’effetto raro per cui quel particolare angolo di mondo diventa perfettamente rappresentativo di tutto il mondo.

Allora la trama, per quanto impeccabile, ricca di colpi di scena e priva di smagliature, si fa meno importante, perché piano piano ciò che conta di più diventa sapere cosa accadrà nelle vite dei personaggi, di tutti , anche quelli che sembrano ‘minori’.

Cioè la ricetta del feuilleton perfettamente realizzata.

Che vi devo dire? Guardatelo, guardatelo, guardatelo. Lo trovate su Netflix.

Tano Di Vano

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