
Cosa ci fa un lago a quattromila metri?
Sono alle battute finali di questo viaggio e come ultima tappa non potevo scegliere posto migliore del lago Titikaka.
Un minibus mi aiuta a liberarmi di La Paz ed in meno di un ora la Bolivia cambia colore. Ho trascorso ben quaranta giorni immerso tra grigio, verde e marrone ed ora questo intenso blu zaffiro che dipinge la vallata mi ricarica totalmente di energia.
A sorpresa scopro che questo lago è considerato una potente divinità femminile che controlla il clima e le precipitazioni ed è il luogo di culto di tutte le religioni andine. Proprio per questo a Copacabana, principale porto del lago, un’imponente chiesa cattolica spadroneggia sulla piazza principale. Questa immensa cattedrale è sede della Virgen De Copacabana, la più venerata immagine della Bolivia, ed è la principale meta dei pellegrinaggi di tutto il sudamerica. Nessuna religione poteva permettersi di mancare all’appuntamento.
Diviso a metà fra Perù e Boivia, il Titikaka è un lago la cui forma vista dall’alto ricorda un puma che sta cacciando.
Da qui una delle tante teorie sull’origine del nome: sono due parole aymara unite, rispettivamente Titi, gatto, e Kaka, pietra.
Gatto di pietra.
In alternativa, i peruviani dicono che Titi sia il Perù, mentre Kaka la Bolivia. A me ha fatto ridere per qualche secondo.
Molto più probabile è l’ipotesi che il nome derivi dall’unione della parola aymara “Inti”, ovvero sole, con quella quechua “Kjarka”, masso, visto che il Titikaka rappresenta il luogo dove nacque il sole. Qui nacque anche il primo Inca, Manco Kapac, il figlio del sole.
Sulle sponde del lago vivono ancora intere comunità di Aymara che hanno resistito a centinaia di secoli di dominazione incaica e spagnola. Coltivano quinoa e patate, allevano lama, alpaca e si dedicano alla pesca di pejerrey e trote di lago.

Il riflesso del sole sull’acqua è talmente forte che ti fa dimenticare di essere a quattromila metri. Ho voglia di tuffarmi, ma mi è sufficiente mettere un solo piede in acqua per ricordare chi ho davanti. Forse non è il caso.
Occorre uscire da Copacabana al più presto. Nella mente nauseano già le parole internet, backpacker, lake, così come le decine di ragazzi nordamericani e nordeuropei che se ne stanno fuori dai locali per cercare in tutti i modi di accaparrarsi clienti in cambio di percentuali. Non è questa la giusta atmosfera per prepararsi all’Isla Del Sol e decido così di camminare verso un villaggio di pescatori chiamato Yampupata. Li assolderò una barca ed in mezzora sarò sull’isola. Domattina finalmente scoprirò dov’è nato il sole.
Intanto cammino verso il porto osservando il monte Illampu che, prepotente, veglia sul lago e non smette mai di affascinarmi.

Blu titikaka.. OMG! 🙂
[…] Mastromundo perso chissà dove; ma in qualche modo anche lui c’è, ha appena mandato il bellissimo Blu Titikaka e già c’è chi pensa a postarlo….. […]
Posti bellissimi e posso solo immaginare che emozioni regalino. Da quei 4000 mt prendete una bella boccata d’aria buona anche per noi che siamo fermi a livello del mare :).
Abrazo
Ps: bravo fotografo 😉