
Ore cinque di mattina e sono sveglio. C’è un motivo se sono in riva al lago a farmi spezzare le dita delle mani dal freddo, sto aspettando la nascita del sole. Proprio qui, sull’Isla Del Sol, principale centro religioso delle Ande. Sguardo fisso, dunque, sulla Cordigliera Reale. Il cielo è sempre più chiaro ed il paesaggio inizia a prendere colore. Scambio due parole con Annalisa, ma in men che non si dica una palla di fuoco semina i quasi settemila metri del monte Illampu con grande stile. L’emozione ha talmente preso il sopravvento che quasi inizio a pregare anche io, come facevano gli Inca. Ringrazio il sole con tutto il cuore. Soprattutto per la dozzina di gradi che in meno di un quarto d’ora ha regalato a noi minuscoli esseri al suo cospetto.
Intanto, tutt’attorno, una nuova giornata sta prendendo vita. Sento in lontananza asini ragliare, cani abbaiare ed alpaca.. che.. non restano di certo ad osservare. Insomma, fanno rumore.
Passeggiare per Yumani, primo dei tre insediamenti aymara, è il modo migliore per iniziare la giornata. Sull’isola non ci sono né strade né automobili, solo sentieri di pietre percorribili a piedi. La vita quotidiana si svolge in una straordinaria tranquillità e mi bastano poche ore per innamorarmi di tutto a tal punto di decidere di fermarmi una settimana.
Nel suo tratto più largo l’isola misura appena nove chilometri di lunghezza e sei di larghezza. Si può quindi percorrere tutta in un giorno. L’uomo cammina ad una velocità di circa cinque chilometri all’ora, penso, e quindi in un paio d’ore riuscirò ad attraversare l’isola da parte a parte. Sbagliato. Occorre considerare che i quattromilacinquecento metri di altezza, il forte sole che picchia con costanza ed i numerosi rilievi presenti sull’isola rallentano il tutto.
Ci sono quindi due alternative: o si nasce tedeschi o raddoppiano i tempi di percorrenza stimati nel ragionamento.
All’ingresso del secondo villaggio due sentinelle pretendono un contributo di venti boliviani per aiutare la comunità locale, chiamata Ch’alla. Evidentemente anche loro hanno imparato a fare offerte che non possono essere rifiutate.

Il cammino prosegue fino l’ultimo villaggio, Ch’allapampa. Fa molto caldo ora, è circa mezzogiorno.
Sulla strada incontro più lama che turisti. Di certo non saranno in grado di dirmi quanto manca ancora per arrivare al villaggio, tantomeno indicarmi evetuali scorciatoie, però rendono il cammino molto più piacevole.
In poco più di quattro ore raggiungo la punta nord dell’isola. Qui, in un ampia distesa verde, noto un grande altare in pietra contornato da una serie di massi. La leggenda vuole che il dio Viracocha si sedette proprio sopra quella roccia dopo aver creato il sole e la luna. Per questo gli Inca si radunavano spesso in preghiera attorno ad essa. Perché per loro era sacra, mentre invece per quei due turisti forse lo è un pò meno, visto che si stanno facendo scattare una foto proprio in piedi su di essa.
Tiro un sospiro di sollievo quando li sento parlare: sono australiani. Per un attimo ho pensato al peggio.
Poco avanti raggiungo Chincana, un complesso di rovine incaiche costruito su una serie di terrazzamenti che si affacciano sulla baia che per prima vide Viracocha uscire dall’acqua per andare in ufficio.

La strada del ritorno è davvero devastante. Per non tornare sui miei passi percorro sentieri paralleli al precedente, fermandomi di tanto in tanto. Le forze mi stanno abbandonando graduatamente. Chi non mi abbandona mai è il monte Illampu che, imperioso come sempre, se ne sta laggiù a braccia conserte ricordandomi dov’è l’est. Oggi è lui il mio migliore amico.
Sto attraversando un bosco quando mi accorgo che la strada termina in una baia incontaminata. Sarebbe meglio tornare indietro, ma l’acqua del lago è di un blu talmente intenso che mi attira a sé con prepotenza.
Il sole picchia forte sulle pietre, mi sembra di essere in Grecia. Mi tolgo scarpe e calzini ed entro in acqua. Non sono più in Grecia.
Grazie di tutto, è stato bello ma ho altri impegni. Torno a Yumani solo in tardo pomeriggio, giusto in tempo per il tramonto.
Con il sole se ne va anche l’intera popolazione dell’isola. Ognuno nella rispettiva umile dimora.

La sera esco per una breve passeggiata digestiva con tanto di torcia. Non c’è luce artificiale accesa nel raggio di chilometri.
Il cielo è impossibile da descrivere, tantomeno da fotografare. Forse per questo mi rimarrà impresso nella memoria per sempre.
Ahahha bella spiegazione e bel finale! Mi piacerebbe sapere se per caso la lingua Aymara potrebbe assomigliare a quella Rongo Rongo dell’isola di Pasqua, che pare assomigliare solo ad una più antica della Valle dell’Indo… Ma non capisco questa cosa che le civiltà sarebbero più antiche all’allontanarsi dalle coste, anzi invece si, perchè dovrebbero essere arrivati, con l’ultima glaciazione, cioè proprio circa 10mila anni fa, dall’Asia, via stretto di Bering, via America del Nord… L’unica cosa: come avrebbe fatto Platone a sapere di Tiwanaku..???
@andrea zucchi: sono civiltà precolombiane, quindi tra il 1000 ed il 1500. Di preciso non si sa, la nascita dell’Isla Del Sol viene abbinata alla morte della civiltà dei Tiwanaku. Ti spiego: il Titikaka non esisteva. C’era una città ben riparata dai venti, proprio come La Paz, scavata in un canale dentro le montagne. L’Isla Del Sol era quindi la cima di una montagna dove si erano ubicati tutti i monaci con i loro monasteri. La leggenda dice che un giorno “il cielo diventò viola e caddero lacrime di rame”. Nel giro di poco tempo un grande terremoto rase al suolo Tiwanaku (40km da La Paz), ed un diluvio universale inondò di acqua ciò che oggi chiamiamo Titikaka. Numerosi reperti sono stati portati in superficie dai sub, come altari e vasi..
La leggenda piu` intrigante e` naturalmente quella che lega Titicaca ad Atlantide. Ad alimentare questa leggenda sono due fattori: l’eta` presunta di questa civilta`, che combacerebbe con le notizie storiche tramandateci dai Greci, e le dimensioni presunte della citta` sommersa, che potrebbero giustificare il termine “continente”. Il problema, naturalmente, e` che nessuno e` ancora riuscito a trovarlo questo continente… La ragione potrebbe essere che Tiahuanaco (nome spanolo per Tiwanaku), e cio` che conosciamo oggi di quella civilta`, costituivano forse soltanto il porto di quello che era un impero ben piu` vasto, e i resti di quell’impero non sono “nel” Titicaca ma nelle sue vicinanze. E` la tesi, per esempio, che un anno fa ha condotto il britannico Jim Allen al lago Poopa, dopo aver studiato cartine antiche. Allen non e` l’unico ad aver notato che le civilta` diventano piu` antiche man mano che ci si spinge verso lontano dall’Oceano Pacifico, contrariamente a quanto uno si aspetterebbe.
Il fatto che Tiahuanaco si trovi a 20 km dalle rive del lago puo` avere soltanto due spiegazioni logiche: o il livello del lago si e` abbassato oppure l’intera zona si e` sollevata (vedi leggenda del diluvio universale). Entrambi possono essere dovuti soltanto a sconvolgimenti terrificanti, piu` o meno corrispondenti alla leggenda di Atlantide. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che Tiwanaku esistesse gia` 10.000 anni fa, quando la zona fu scossa dell’ultima grande catastrofe. Gli effetti di quella catastrofe sono difficili da stimare, ma con un minimo di fantasia si puo` credere che abbia completamente cancellato le tracce di una gloriosa civilta`. Altri studiosi puntano alle specie estinte che sono scolpite su alcuni monumenti di Tiwanacu e alla lingua degli indios “aymara`”, che non sembra imparentata con le tradizionali lingue pre-incaiche, ma sembra appartenenre a un ceppo ben piu` antico.
In sintesi: catastrofe cancella civiltà e la paura porta superstiti a credere ed abbracciare altre civiltà (vedi Inca) in quanto sintomo di salvezza.
Per la cronaca Viracocha è chiamato anche “Maestro Del Mondo” in poche parole Mastro Mundo.
Chiedo scusa, non so dove il mio inconscio abbia scovato “preserviate” volevo dire “passeggiata”, ma scrivevo con l’IPhone, fighetto che non sono altro.
Anch’io faccio fatica a immaginare una preserviate.
Mi piace quando mi strappi una risata…
Inoltre, conscio dei miei limiti, io faccio faccio fatica a immaginare una preserviate digestiva con la torcia!
Che Relax ragazzi un bel fine settimana in questa magnifica Isola,sarebbe un sogno.
Davvero!
Sai Mauro a che anni più o meno risalga quell’altare?
Grazie, Mauro, grazie di cuore.