Cronaca da un mondo lontano e vicino
Fabio Tiriticco sta mettendo a punto una nuova rubrica, fatta apposta per noi, ne saprete di più nelle prossime settimane.
Nel frattempo, ci manda questo appunto di un recente viaggio in Patagonia, terra a cui, come sapete, Radio Pereira si sente molto vicina.
Pereira

Di tutte le regioni del Cile, la Patagonia è la più lontana dalla centrale Santiago. Quando i suoi abitanti vogliono farsi sentire dalla capitale, devono urlare. Per una lunga settimana, l’intera zona è stata paralizzata da un sciopero generale, nato in seguito alla decisione governativa del 29 dicembre 2010 di alzare il prezzo del gas del 17%. Con un amico, ci siamo ritrovati a dover attraversare l’intera regione proprio nel primo, esplosivo giorno di protesta.
Avevamo passato qualche giorno nella Terra del Fuoco argentina, ed era arrivato il momento di tornare verso Punta Arenas, il capoluogo della Patagonia cilena. Da lì saremmo poi volati verso il nord. Non ci era arrivata notizia della rabbiosa agitazione, e noi non ci aspettavamo nessun intoppo. Tuttavia, subito dopo la frontiera, voci preoccupate minano il nostro buonumore. C’è uno sciopero totale nella regione? Dei camion hanno bloccato l’accesso alla città? Hanno cancellato tutti i voli per Santiago? Perchè?
Sbattiamo contro il primo blocco presso lo Stretto di Magellano. Barricate di manifestanti, pneumatici, furgoni e vecchie lamiere non permettono ai traghetti di far scendere il loro carico di autobus e macchine, costringendo anche i veicoli sulla terraferma ad una (im)paziente attesa.

Cerchiamo di farci un’idea della situazione chiedendo informazioni a chiunque ci capiti a tiro. Apprendiamo così le ragioni dietro la protesta, ma soprattutto impariamo della vita in Patagonia più di quanto non avessimo imparato finora.
Non è mai stato semplice vivere da queste parti. Nulla cresce facilmente in un posto così remoto e inospitale, dove fa freddo anche d’estate e il vento sembra non stancarsi mai. Tutto costa di più, a volte fino a 10 volte tanto: frutta, verdura, materiali edili e così via fino all’educazione per i propri figli. Il pomo della discordia è in questo caso il gas naturale, una risorsa essenziale nella terra più vicina all’Antartide, dove il riscaldamento deve essere acceso 365 giorni all’anno. Il gas è inoltre il principale combustibile per trasporti pubblici e privati, nonché per la generazione di energia elettrica.
Per decenni, gli elevati costi dell’energia in Patagonia sono stati addolciti da sovvenzioni statali. L’attuale governo vuole ridurle, in un percorso per riconsegnare al libero mercato l’autorità decisionale sui prezzi. L’effetto immediato sarà un aumento del prezzo del gas di circa il 17%. Quel che il governo sembra non tenere in conto, secondo i manifestanti, è che la regione è già al secondo posto in Cile per costo della vita (preceduta solo dalla Santiago metropolitana), ed aumentare il prezzo di un bene fondamentale come il gas avrebbe un effetto a catena disastroso su tutto il resto: la vita in questa povera zona diventerebbe insostenibile.
Una volta superato il blocco allo Stretto di Magellano, un altro sbarramento inchioda il nostro autobus alle porte della città. Dobbiamo penetrare fino in centro, dove abbiamo lasciato i nostri zaini, prima di tentare di raggiungere l’aeroporto. Un’incertezza lunga 25 chilometri, senza poter contare sull’aiuto di nessun autobus né taxi. Attraversando l’area urbana con mezzi di fortuna, notiamo che l’unione dei residenti è palpabile. Anche chi non partecipa attivamente è d’accordo con la protesta. La comunione d’intenti pare totale, tra striscioni, cori, megafoni e un bicchier di vino. Piove a dirotto. Nonostante la notte non sia ancora calata fa già un gran freddo, ma nessuno sembra farci caso.
Mercoledì 19 gennaio 2010, i manifestanti hanno cantato vittoria, ottenendo le dimissioni del ministro dell’energia ed un vantaggioso compromesso sulla proposta di legge: il governo si è impegnato ad alzare i prezzi di non più del 3% entro agosto. I residenti stanno rimuovendo i blocchi stradali, mentre camion attraversano la città suonando i clacson a festa. A volte urlare serve.
