Ilex Paraguariensis, la pianta del Mate

A prima vista si direbbe che la pianta (Ilex Paraguariensis) che dà origine a ció che, infine, chiamiamo oggi “Mate“ non possa offrire altro che una limitata ombra da sfruttare nell’afosissima foresta paraguaiana. In realtá si cela in essa il principale protagonista di un mercato dalle straordinarie proporzioni che mobilita quotidianamente migliaia di sudamericani.

Le foglie di questa pianta vengono fatte essicare, quindi tritate ed impacchettate per poi essere vendute con il nome di “Yerba Mate”. L’infusione del preparato da vita alla bevanda che, con un ennesimo tocco di fantasia, viene oggi comunemente chiamata “Mate”.

Yerba Mate

“Tomar Mate” (bere Mate) é una delle pratiche maggiormente diffuse nei paesi di Paraguay, Argentina, Uruguay e basso Brasile. “Bere Mate in Argentina é un pó come bere caffé in Italia”, quante volte si é sentita questa frase. Ma il nostro quotidiano sintetizzare provoca molti danni all’elasticitá della mente e quindi il Mate in Argentina non é come il caffé in Italia, diciamocelo una volta per tutte. L’abitudine di bere Mate, non ci sono scuse, appartiene tutta alla tribú Guaraní che per prima si rese conto delle proprietá delle foglie della Ilex Paraguariensis. Successivamente raggiunse la tribú dei Charrúas (gli indios dell’attuale Uruguay) che ottenevano la Yerba Mate tramite scambi o nelle “maloniadas” (attacchi da una tribu all’altra) con i guaraní. Come raggiunse i conquistadores lo possiamo immaginare comodamente da casa nostra.

Mate: Le foglie tritate

La tradizione vuole che la bevanda debba essere consumata in recipienti ricavati dal frutto (molto simile ad una zucca) di una pianta scientificamente chiamata “Lagenaria Vulgaris”. Per assumerla si utilizza una canna perforata che filtra al meglio l’infuso trattenendo le foglie tritate al fine di evitarne l’ingestione. Questa specie di cannuccia viene tutt’ora chiamata “Tacuarí” da chiunque parli guaraní, cosa che a me, dopo ben tre mesi, pare tuttavia impossibile.

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