Gli effetti della riforma gelminiGentile signor Pereira,
sono un’insegnante di ruolo di scuola primaria da più di dieci anni.
Scrivo per segnalare quelli che nella mia esperienza sono stati, negli ultimi due anni, gli effetti della cosiddetta riforma Gelmini, effetti che purtroppo, ho potuto constatare solo legati ad aspetti negativi come:
1) La diminuzione delle compresenze (due insegnanti in classe nello stesso momento)
2) La diminuzione del tempo-scuola (da 30 ore a 29 ore settimanali)

1) Il primo effetto, cioè la diminuzione delle compresenze, ha creato una serie di reazioni negative a catena;
– innanzitutto la difficoltà a lavorare in piccoli gruppi per il consolidamento delle abilità e conoscenze (rivolto principalmente ad alunni in difficoltà);
– l’impossibilità di aderire a progetti altamente educativi e complessi come il teatro;
– la difficoltà ad eseguire, individualmente e oralmente, verifiche di storia, geografia e scienze;
– la difficoltà a sostituire le colleghe assenti; è sempre più frequente la modalità di dividere la classe in piccoli gruppi da spalmare su altre classi, comportando disagio per gli uni e per gli altri trasformando, a volte, la didattica in semplice sorveglianza.

Le coordinatrici di plesso, cioè insegnanti in servizio, devono, durante la mattinata, cercare di capire come fare per “coprire” la classe della docente assente e ciò, a mio avviso, crea disagio, nervosismo e sicuramente non aiuta la didattica.
Quando le compresenze spariranno completamente anche queste già inadeguate soluzioni tampone diventeranno impossibili da attuare. Cosa succederà quando mancherà un’insegnante? Va infatti ricordato che i tagli alla scuola cancellano di fatto le supplenze in molti istituti.

2) Il secondo effetto, cioè la diminuzione del tempo-scuola, ha, nel mio caso, tagliato un’ora di attività opzionale che, in termini didattici, significa un’ora in meno di potenziamento nel campo della matematica.
Non ultima (forse collegata indirettamente alla riforma perché dipendente dal contributo delle famiglie) è stata la diminuzione di fondi per l’acquisto del materiale dei progetti; l’anno scorso avevamo a disposizione 100 euro per classe; quest’anno solo 39 euro.

Non ho ancora sperimentato “l’insegnante unico”, con l’accorpamento delle principali discipline (finora le due discipline, italiano e matematica, erano separate) ma, da alcune colleghe, ho raccolto pareri sfavorevoli: sottolineano il fatto che non riescono a dedicare, nella preparazione della didattica, lo stesso tempo e cura del passato, proprio per il fatto che sono due e bisogna, per forza, ridurre attenzione, aspettative ed energie; ciò, a mio avviso, abbasserà inevitabilmente il livello di preparazione degli alunni.

Tutto questo impoverimento della didattica, produce inoltre nel corpo docente, abituato a lavorare con dignità e professionalità, sconforto ed indignazione.

RingraziandoLa per l’ospitalità, le porgo i miei più cordiali saluti
lettera firmata

4 Commenti

  1. Mi associo pienamente, e ne condivido i sentimenti, alla collega della primaria che denuncia l’inarrestabile degrado della scuola pubblica italiana.
    Ho condiviso per otto anni la sua esperienza provando anche il brivido dell’insegnante unica, o meglio, “sola ed alternata” come amavo definirmi… “Sola” perché l’autorefenzialità della classe elimina il lavoro di equipe, fiore all’occhiello della tradizione perdagogica modulare. “Alternata” perché quella del maestro unico è stata la più grande bugia che questo governo ci ha raccontato e a cui, ahimè, vedo anche in questo blog, ancora molti credono. Alternata perché per completare il curricolo scolastico, dopo i tagli, nella mia classe entravano altri quattro docenti; alla faccia del maestro unico!!! E che dire dell’insegnamento della lingua e della matematica da parte dello stesso docente? Che anni e anni di formazione disciplinare specialistica, di esperienze didattiche e buone prassi vanno in fumo perché non si può insegnare tutto e farlo bene. Perchè, cara signora Brummel, quando lei ha fatto le elementari il suo curricolo non era così ricco come quello di oggi, perché era il mondo che era diverso da oggi, perché non si parlava di individualizzazione dell’insegnamento, perché i disabili non venivano inseriti nelle classi e di stranieri ce ne erano meno e perché agli alunni con disturbi specifi di apprendimento veniva semplicemente detto che “è intelligente, ma non si impegna”. Oggi la nostra scuola accoglie, quella pubblica, s’intende, ma se il peso cresce, rischia di affogare…E non aggiungo alcun commento alla decisione di eliminare progressivamente gli insegnanti specialisti di inglese perché davvero farei fatica a contenere il mio sdegno.
    Ho lasciato la scuola primaria perché così come sta cambiando non mi piace più e io amo troppo il mio lavoro. Ora insegno nella secondaria dove la mannaia ha intaccato meno la struttura, almeno per ora, e tengo incrociate le dita aspettando un governo che punti sul futuro investendo sulla scuola..
    Caterina

  2. La scuola italiana va a rotoli. Del resto cosa ci si può aspettare da un capo di governo, per il quale il processo educativo e didattico si riduce all’ INCULCARE,
    un termine non più in uso dai tempi di Socrate, il grande filosofo greco che visse alcuni secoli prima della venuta di Cristo. A Tremonti (vero ministro dell’istruzione) preme far quadrare i conti a danno della scuola, della sanità e di altri servizi primari, con tagli paurosi, ma con ritocchini ridicoli agli stipendi dei parlamentari e pubblici amministratori. E intanto le famiglie devono fornire la carta igienica ai figli della scuola dell’obbligo. P.S. Signora Brummel, ai suoi tempi, quando andava a scuola, si portava la carta igienica da casa?

  3. Personalmente ho fatto le elementari con una maestra unica, ho due figli che hanno avuto la sfortuna di avere tre insegnanti giostranti due sezioni.
    Li ho sempre seguiti personalmente, forse sono cambiati i programmi, ma sia alle elementari che alle medie, che alle superiori l’insegnamento rapportato ai miei tempi, è decisamente insufficiente.

  4. @ insegnante autrice del report

    Da ciò che è stato descritto emerge chiaramente che la riforma Gelmini è , per prima cosa, una riforma di bilancio, poi prova ad essere una riforma di contenuti
    formativi senza minimamente riuscirci.
    E’ una riforma figlia di questi tempi di crisi dove la stagnazione si sposa con l’inflazione in una spirale perversa che potrebbe durare molti anni a venire e sicuramente creerà fasi critiche nei conti già vacillanti dello Stato.
    Ma è pure figlia di questi tempi di crisi morale ben segnalati da Saviano e pure da Travaglio quando dicono che ogni cittadino deve impegnarsi a fare il proprio lavoro per bene, come prima cosa.
    Che consiglio posso dare a questa insegnante?
    Di non mollare e di ricordarsi che l’insegnante è sempre una figura centrale, pure nella scuola più sgangherata che ci sia!
    Da lui nasce tutto,nonostante tutto!
    La consapevolezza del momento in cui ci troviamo ci deve dare maggiore responsabilità e maggiore forza.

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