Pubblico con molto piacere un secondo intervento sulla scuola primaria, dopo che il primo ha provocato commenti appassionati che riproducono fedelmente il dibattito nazionale.
Sono grato a questa maestra per la sua chiarezza nello spiegare le differenze fra la scuola di oggi e quella frequentata dalla ministra da bambina. Sarebbe bene che lo leggesse anche lei questo lucido contributo.
Pereira
La scuola di trent’anni fa… cosa di uguale e di diverso…
A mio giudizio, e penso di parlare a nome di tutti (o quasi) i docenti della scuola primaria, è impensabile paragonare la scuola di trent’anni fa a quella odierna. Perché tutto cambia, evolve, progredisce, nel campo della scienza, tecnologia, informatica, medicina ecc, e la scuola dovrebbe rimanere ferma, anzi tornare indietro? E’ forse staccata dal suo contesto socio-culturale? E’ un mondo a parte, non condizionato dal progresso?
Per chi non lo sapesse anche nel campo della didattica e della metodologia si sono fatti dei notevoli passi avanti.
Cercherò di esporre alcuni punti, per non annoiare troppo il lettore, su cui la scuola fino ad oggi ha lavorato e progredito e che la rendono “altro” dal passato:
– formazione del docente: gli insegnanti, oggi, partecipano a corsi di aggiornamento riguardo discipline nuove che un tempo non esistevano, perché nel curricolo di scuola oltre alle materie classiche ne sono state inserite altre e il docente deve essere preparato e formato.
– livello di studio dei docenti: la maggior parte ha una laurea o più di una.
– programmi ministeriali più elaborati ed articolati: sono aumentate le discipline e anche gli obiettivi che il docente deve perseguire, perché semplicemente è aumentato il sapere. Non basta più il semplice “scrivere a fare di conto”.
Pensate che un alunno di prima classe ha ben dodici discipline: italiano, matematica, storia (+ studi sociali), geografia, scienze, motoria, immagine, musica, attività di laboratorio, informatica, religione, inglese. Dovremmo eliminare qualche materia? O pensate che un’unica docente riesca a dare il massimo in tutte? Si può fare, si può fare tutto ma, sicuramente, pagando un prezzo: quello di una minor preparazione dei nostri bambini. Siamo sicuri che in un mondo globalizzato in cui tanti paesi crescono e preparano meglio i loro ragazzi a noi convenga fare il contrario?
– approfondimenti e collegamenti interdisciplinari, per fare in modo che il sapere non sia frammentario ma integrato e coerente.
– una migliore integrazione dell’alunno diversamente abile, con nuove metodologie e strategie che non riguardano solo il singolo alunno, bensì la classe dove è inserito.
– lavorare per progetti con tematiche legate al sociale (ambiente, cultura, arte..) perché, a differenza del passato, la scuola è inserita nel contesto sociale, pertanto gli alunni devono essere preparati ad affrontare la complessità esterna (trent’anni fa era tutto molto più semplice o forse si conosceva poco dell’esterno)
– conoscenza di strategie per ad affrontare i problemi di apprendimento che stanno sempre più emergendo (un tempo la classe era semplicemente “divisa” in chi riusciva e chi non).
– confronto fra colleghi per affrontare e superare le difficoltà dei bambini; oggi le difficoltà che i nostri alunni incontrano non sono solo dal punto di vista dell’apprendimento ma anche relazionali ed affettive; un tempo nelle famiglie il problema era solo economico, oggi i genitori sono sempre più in difficoltà nell’educazione dei figli.
– per il motivo sopracitato oggi sono sempre più frequenti gli incontri tra scuola e famiglia.
– introduzione di visite d’istruzione nei programmi didattici, nate per conoscere e scoprire i “tesori” della nostra terra, (per svolgere un’uscita didattica la legge prevede un insegnante ogni 15 bambini, per cui con i tagli e con classi di 20/25 alunni, anche queste andranno a sparire).
Riducendo il numero dei docenti, delle ore, non investendo su materiali, sussidi, formazione, tutti questi percorsi intrapresi si fermano, ma sapete cosa si ferma? La conoscenza.
Concludo dicendo che, paradossalmente, nella confusione in cui versa la società e la scuola di oggi, a volte anch’io ho dei rimpianti.
Rimpiango la vecchia classe di alunni disciplinati ed educati, rimpiango il “lei” che i genitori usavano rivolgendosi alla maestra, rimpiango le classi pulite con arredi decorosi, rimpiango la “bidella” che permetteva al docente di andare in bagno (oggi con i tagli sul personale ATA, cioè i bidelli, andare a “fare la pipì quando ti esce” è un lusso), rimpiango un direttore presente e non “spalmato” su diverse scuole, rimpiango la poca burocrazia, rimpiango le famiglie unite, i genitori in accordo con la maestra quando il proprio figlio viene ripreso e rimpiango, soprattutto, la prospettiva di un percorso ancora da svolgere, di un futuro ricco e da investire.
Ora davanti a me, se non cambia qualcosa, vedo semplicemente un tornare indietro, un regredire solo per questioni di soldi, solo per risparmiare: ma come si fa a pensare di risparmiare sulla scuola?! Bisogna investire sul futuro e sulla conoscenza, non tagliare!
Ovviamente capisco l’esistenza dei nostalgici della maestrina con la penna rossa perché non sanno come funziona veramente la scuola di oggi ed esprimono solo una loro esperienza, legata ai ricordi dell’infanzia; ma non posso accettare che “rigurgiti nostalgici” provengano da un ministro e che su questi si riformi la scuola.
Termino con una nota a Brummel: mi dispiace che i suoi figli non abbiano incontrato delle brave insegnanti; però da un’esperienza negativa non si può distruggere un sistema educativo che, almeno nella scuola primaria, ha dato nel tempo i suoi frutti.
Come lei sa, essendo genitore, oggi è molto difficile seguire bene i bambini cercando di dare loro tutto ciò di cui hanno bisogno; per fare questo noi insegnanti abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile, cioè di risorse e di investimenti che ci permettano di crescere e di migliorare, evitando sempre più che i bambini e le loro famiglie vivano esperienze scolastiche negative.
Lettera firmata
L’OBBEDIENZA NON È PIÙ UNA VIRTÙ. Che cosa significa “educare”?
Pur apprezzando lo spirito e la passione della maestra autrice del report, penso che attualmente la miglior scuola sia quella primaria, anche se potrebbe essere ancora migliore.
Purroppo dalle medie in poi arrivano i guasti.
In particolare sono molto contrario a questa parcellizzazione delle materie e a questa prassi che la storia, ad esempio, si studi alle elementari e poi si ricominci alle medie e poi di nuovo al liceo e poi all’università.E questa prassi vale per quasi tutte le materie.
Come si può non pensare che l’allievo non venga ossessionato da questa ripetitività da muli?
Per me bisogna insegnare l’osservazione e la variazione.
Che significa?
Vi faccio un esempio semplice semplice che per altro testimonia come i bambini vivano la prassi scolastica.
Un mio nipotino, ripetendo evidentemente i genitori, lodava la bontà della sua scula elementare di una piccola frazione di Urbino.
In quel momento stavo travasando del vino da un contenitore grosso ad uno piu’ piccolo da tavola ed allora gli ho chiesto:” osserva la schiuma di questo vino mentre lo travaso …cosa mi puoi dire sulla qualità di questo vino?”
Sapete che risposta mi ha dato ?
” Ma i miei insegnati non vengono mai a scuola con un fiasco di vino! “.
Il mio nipotino non è formato alla osservazione, bensì alla ripetizione.
Sono contenta che Sonia abbia scritto, è importante che gli insegnanti riescano a dire la propria opinione; oggigiorno mancano occasioni per confrontarsi. La scuola dovrebbe essere il luogo d’incontro e di confronto ma spesso manca il tempo e…la voglia di parlare.
Grazie al signor Pereira questo sta diventando un bel luogo di confronto e di scambio d’idee.
Per Rita
Io sono insegnante alle superiori e con la tua testimonianza hai fatto capire quello che molti genitori non vogliono ammettere e cioé che sono proprio i ragazzi normodotati ma fannulloni che creano più problemi nelle classi, rallentano i programmi e danneggiano i loro compagni. Ma quanti genitori sono disposti ad ammetterlo come te e ad intervenire severamente sui loro figli? Quanti sono, invece, i genitori disposti a giustificare i figli a spada tratta, qualsiasi cosa facciano, compreso il mandare “aff…” l’insegnante dicendoglielo in faccia?
Se il bravo insegnante si deve misurare soltanto sul profitto che riesce ad ottenere dai suoi alunni (e qui mi riferisco al genitore che si lamentava del fatto che non sanno spiaccicare una parola d’inglese), da che cosa dovremmo giudicare il bravo genitore? Ci sono famiglie in cui uno dei figli ha un pessimo carattere e imbocca una brutta strada: la colpa è tutta dei genitori? Ovviamente no! Io insegno lingue straniere, e posso assicurare a quel genitore che in Italia siamo tantissimi a parlare benissimo le lingue straniere, ma per impararle bene bisogna amarle, bisogna essere aperti all'”altro”, allo “straniero”, cosa che a molti alunni italiani manca purtroppo, e bisogna soprattutto riconoscerne la valenza e l’utilità. Lo sapete quante volte noi insegnanti di lingue ci sentiamo porre dagli alunni la domanda: “A che mi serve impararare questa lingua? Tanto non la parlerò mai!” Oltretutto, pochi genitori sanno che imparare l’inglese, o il francese, o il tedesco, non è esattamente la stessa cosa. Lingue diverse richiedono abilità diverse: l’inglese è una lingua “sintetica”, francese e tedesco sono lingue “analitiche”. La maggior parte dei vocaboli dell’inglese è di origine germanica, quelli del francese sono di origine latina; il tedesco, a sua volta, ha una grammatica di stampo latino, ma vocaboli germanici. Quindi…… dire che una lingua si può imparare facilmente come un’altra è quasi come bestemmiare, sarebbe come affermare che studiare matematica o italiano è esattamente la stessa cosa!
Posso assicurare a quel genitore che, tra gli alunni che arrivano in quinta superiore avendo studiato due lingue, come ad es. francese e inglese, sono molto più numerosi coloro che sanno parlare o scrivere meglio in francese che in inglese, nonostante abbiano avuto validi insegnanti.
X Rita
Dopo aver letto la tua lettera un pensiero viene spontaneo: “povere insegnanti” , il loro compito è arduo: devono occuparsi di didattica, di spiegazioni, di compiti ed inoltre cercare di non essere sommersi da un branco di ragazzini maleducati e poco motivati…. Io non so come si è arrivati a questo punto ma di certo pesa anche una responsabilità educativa delle famiglie. Fortunatamente i ragazzi di oggi non sono tutti così, come pure non tutte le insegnanti usano solo fotocopie!
X BARBARA
Concordo pienamente con te…………….
X esperienza Vi racconto un episodio che ci è capitato in famiglia : la bimba piccola passa dalle elementari alle medie, in prima si accorgono che la classe è un po “chiassosa” e poco educata con 4/5 ragazzi che fanno il bello ed il brutto tempo (tra le quali purtroppo anche mia figlia)…….. Vengono indette delle riunioni di classe dove di volta in volta ci si mette d’accordo come comportarsi……….. La situazione migliora un po, ed i buletti rimangono in 2………
Si passa al secondo anno ed anche un altro ragazzo viene “recuperato”, si convoca l’ennesima riunione e alla mamma di questo ragazzo vengono richiesti dei precisi impegni (guarda caso uno è proprio quello dei compiti dati per punizione e che non doveva fare la mamma)……… apriti cielo si mette a gridare e sbraitare contro tutto e tutti, e nel frattempo viene fuori che è divorziata (niente di male se non avesse falsificato anche la firma dell’altro genitore per non fargli sapere come si comportava il figlio), inizia a dire che è tutta una congiura verso di lei ed il figlio ecc.ecc……………….
Morale della favola nella riunione successiva (informato non so da chi) è intervenuto anche il papà, nel giro di un paio di mesi l’ultimo dei valorosi guerrieri si arrese…………
Ora sono in terza media, ci sono ancora giornate in cui vedo che mia figlia deve fare mooooooooolti più compiti (ed un motivo pure ci sarà) ma alle riunioni il problema comportamentale è secondario.
Prima per assentarsi l’insegnante (anche per andare al bagno) doveva sempre e cmq essere sostituita e l’aula al termine delle lezioni era un campo di battaglia (distrutti pure banchi)con conseguente raccolta fondi per ripagare il tutto…….
Dopo una leggera cura di sonore punizioni, da parte degli insegnanti con i compiti, e da parte dei genitori con privazioni e qualche ceffone, i cari pargoli non fanno danni, studiano di più e forse prendono la scuola con impegno invece che come tempo “morto”……….
Non è che ci voglia un po di mano dura con questi ragazzi ?????
Tante spese si possono evitare se non si devono fare, ad esempio se vai in bagno e sporchi devi pure pulire, idem per l’aula. Stop a fotocopie delle lezioni che si devono svolgere, se sanno scrivere pian piano fateli scrivere, oggi i quaderni di questi ragazzi sono degli immensi raccoglitori con fotocopie di tutto e di più, dove loro contribuiscono scrivendo una parola o disegnando una carota……………………………..
Semplicemente Brava.
Sarebbe bello che, con tutto lo spiegamento di forze, di ore di scuola e di risorse che c’è stato finora, i nostri figli fossero più preparati di noi, cosa che invece non è; dopo anni e anni di studio dell’inglese non sono in grado di spiccicare due parolette in una normale conversazione e non capiscono quello che viene loro detto.
In classe di mio figlio alle medie la maggior parte dei bambini ha lacune paurose in matematica e in grammatica che probabilmente non riusciranno più a colmare e questo anche se hanno avuto per anni una pluralità di insegnanti laureate, aggiornate e specializzate.
Le risorse finora c’erano e come sono state impiegate? Non certo nelle infrastrutture, perchè le aule sono spesso decadenti, c’è l’amianto nelle coperture, gli estintori sono scaduti e mancano laboratori e palestre (mia figlia svolge l’ora di educazione fisica in piazza).
Tutto questo è così da molto e molto tempo, non da ora e a causa dei tagli della Gelmini, quindi tutti i soldi stanziati per l’istruzione finora dove sono finiti e che risultati hanno dato?
Purtroppo quello che succede alla scuola oggi (e alle pensioni e alla sanità e in molti altri settori) è dovuto agli sprechi del passato in cui i soldi pubblici venivano (e vengono ancora) usati per molti scopi tranne quello a cui erano destinati.
Mio figlio alla primaria è stato ben preparato da una brava insegnante che è sempre stata combattuta a spada tratta dalla maggior parte dei genitori che ogni due minuti erano a protestare dalla dirigente per i troppi compiti, perchè il bambino era stato sgridato, perchè aveva preso un 5.
Non so se si vuole veramente una scuola che prepari, perchè preparazione e conoscenza vengono anche dalla fatica e dal sacrificio; nella mia esperienza gli insegnanti apprezzati dai genitori sono quelli che lasciano correre, che danno poco da studiare, che non mettono note e non sgridano, perchè così nessuno deve mettersi in discussione nè perdere il week end perchè i ragazzi devono fare i compiti.
Se poi i figli sono asini, è colpa dei tagli della Gelmini.
Io non sono contenta dei tagli alla scuola, così come non sono stata contenta che i soldi venissero sprecati quando c’erano: è vero che non si deve risparmiare sulla scuola, così come è vero che dovevamo protestare anche prima quando le risorse venivano stanziate e comunque nelle statistiche europee i nostri figli erano agli ultimi posti, pur avendo insegnanti in sovrannumero rispetto agli altri paesi e più ore di scuola degli altri.
La scuola di oggi sta boicotando le gite scolastiche. Per far sentire le sua voce ha avuto questa geniale trovata.
Protestare per la precarietà contro un settore – turismo appunto – fatto solo di precari, la soluzione?
Molti lavoratori precari “turistici” hanno perso il lavoro.
Capisco tutto, ma non la guerra tra poveri.
Concordo, perché non proponiamo questa insegnante come ministro? Farebbe sicuramente meglio della Gelmini. Una annotazione, penso sia stata scelta anche per la sua capacità tutta berlusconiana di mentire spudoratamente, sapendo di farlo. Da Fazio ha detto, senza fare una piega di non aver bloccato gli scatti di anzianità facendo fare loro la figura di privilegiati. Ebbene NON E’ VERO. Gli scatti di anzianità degli insegnanti SONO BLOCCATI da 3 ANNI !
Uno scritto ben fatto non polemico che illustra lo stato di cose. Sarebbe opportuno che il Ministro e i Suoi collaboratori lo leggessero attentamente e riflettere dopodiche prendere delle decisioni sagge se proprio non vogliono distruggere la scuola pubblica.