Andrea Marzi e Fausto Mesolella come Don Chisciotte e Sancho Panza all’avventura in terra di Spagna
di Andrea Marzi da un’idea e a cura di Federico Tamburini
Questo diario nasce da un’idea di Federico Tamburini, quello di Diaries 365 per intenderci, mentre sto partendo per Barcellona, invitato dal più importante Festival per la canzone d’autore d’Europa, il Festival Barnasants a tenere due concerti il 7 e 9 aprile, il primo dei quali accompagnato da Fausto Mesolella all’Harlem Jazz Club, mentre il secondo sarà un concerto in memoria di Marisa Sannia con le cantanti Ester Formosa ed Elena Ledda al Teatre Joventut.
“Vi ho immaginato un po’ come Don Chisciotte e Sancho Panza all’avventura in terra di Spagna, ecco perché il titolo – Diario dei mulini a vento” – F. Tamburini.
6 aprile
Sono partito ieri per Caserta, dove mi aspettava il compare Fausto Mesolella – Sancho, giacché il Don Chisciotte temo di essere io.
Faccio la Teramo-Sora-Cassino. Si passa da L’Aquila. Mi viene sempre il voltastomaco vedendo il cartello stradale. Loro sono li. Io abito a casa mia. Alle 19, provato da 5 ore di guida, arrivo.
Il tempo di cenare con la famiglia di Fausto (in sette a tavola, mica siamo al nord) che è affettuosissima con me. Ci conosciamo da quasi vent’anni. Cibo ottimo, pane da urlo, grande simpatia di tutti. Assistiamo alla disfatta dell’andata di Inter-Shalke 04 (siamo entrambi interisti) e poi via con le prove fino a che io non svengo (Sancho, come dice il nome, è “omo de panza” e vanta una resistenza alla fatica invidiabile).
Stamattina partenza da Capodichino, siamo in quattro. Infatti, a me e Fausto si sono aggiunte la signora Mesolella, Elisabetta, e la piccola Gaia, 10 anni, tutti spesi a costruire saggezza; spara sentenze che se non stai attento rischi di farti male.
Meglio sorvolare su tutti i problemi del viaggio, dal trasporto delle chitarre alla rigidità paradossalmente teutonica – nella solare e accogliente Barcellona? – degli addetti alla reception dell’albergo: tre ore di inspiegabile attesa nella hall, alle 18 possiamo finalmente entrare in camera.18°piano.
Alle 19, dopo un rapido riposo, inevitabile passaggio turistico alla Sagrada Familia, la piccola Gaia non l’aveva mai vista. Maestosa e mistica. Fa impressione pensare che ogni dettaglio sia stato da lui, Gaudì, meticolosamente progettato. Quante vite ha avuto? Di sicuro lo hanno copiato Disney e lo scenografo di Batman.
Quindi cena vicino alla Rambla. Abbiamo tante cose da raccontarci con Fausto ed Elisabetta, erano molti anni che non avevamo il tempo di una cena tutta per noi.

7 aprile
Oggi è il giorno del primo concerto nel piccolo e prestigioso Harlem Jazz Club di Barcellona, nell’ambito del Festival Barnasants. Eseguiremo canzoni mie, una, bellissima, di Fausto, “L’eclissi del ’62” più un paio di cover.
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Ore 11.30
Abbiamo già finito le ultime prove, fatte nella camera di quest’albergo di lusso della più classica periferia-non luogo. 46 minuti, lo so perché ho registrato le prove con uno smartphone. Abbiamo provato solo le canzoni in cui eravamo meno fluidi. Diavolo di un Mesolella, non capita spesso di commuoversi durante una prova. Con lui può succedere. Stavamo provando “Io le ho scritte per te”, non sono riuscito a finirla, la stava suonando in un modo tale che mi è venuto un coccolone. Ho dovuto abbracciarlo. Che bello avere amici così e che fortuna avere queste occasioni.
Siamo pronti? Sistemeremo le ultime cose nel sound check, ma con un amico così al fianco di cosa dovrei avere paura?
Fausto e famiglia sono partiti alle 12 per un giro turistico. Io sono rimasto in albergo per ripassare le parti “recitate”. Infatti, ho diversi interventi tradotti in spagnolo e non è che mi senta tranquillissimo della mia pronuncia. Ho esagerato, ho perfino fatto tradurre un brano, “‘O canario”, in spagnolo.
Ore 14
Mentre mi trovo a tavola in albergo arriva una telefonata di Fausto: “Mi hanno appena chiamato, sono entrato nella rosa dei “David di Donatello” per la migliore colonna sonora, quella di ‘Into Paradiso’, avevo voglia di dirtelo.”
Complimenti amico, che onore, sono orgoglioso di te, gli dico.
Ottimo auspicio, tutti contenti!
Ore 19
Il committente di questo diario – Federico Tamburini – mi scrive espressamente per dire che vuole sapere dell’atmosfera dei camerini. È un romantico. I camerini sono sempre un luogo che ospita ansie, belli o brutti che siano.
Quello dell’Harlem Jazz Club è una stanzetta, il locale è piccolo ma prestigioso perché qui il pubblico è sempre religiosamente silenzioso. Confermo. L’insegna è veramente d’epoca a testimonianza della tradizione del locale…
Ore 23
Il concerto è andato bene, a giudicare dall’accoglienza. Purtroppo siamo arrivati tardi al sound check per problemi di traffico e non ho avuto il modo di “fare mio” lo spazio, il palco, come di solito mi accade e non sono riuscito ad immergermi nel concerto come avrei voluto. Ma un concerto con Fausto per me è sempre un evento, quindi sono contentissimo, come sempre quando ho l’occasione. Cantare con Fausto alla chitarra è come andare in moto con Valentino Rossi, devi solo stare molto concentrato e tenerti aggrappato a lui per non cadere… un’esperienza unica.
Ma appena rientrati in camerino, lui era già lì a dire quali passaggi dobbiamo modificare per dare più risalto alla mia voce, al mio ruolo di leader. Ok, amico mio, alla prossima occasione sapremo già cosa fare. Sono pronto.
Fra i vari complimenti ricevuti nella serata, due mi hanno colpito, il primo di uno studente (la zona pullula di universitari e giovani turisti, siamo intorno all’antichissima cattedrale). Avrà avuto meno di 25 anni e mi ha detto: “… mi ricordi Viniciuos De Moraes”. Non riesco a immaginare un complimento più bello. Il problema è meritarselo. Comunque l’ho abbracciato per l’onore che mi faceva.
Un altro complimento – che mi ha portato a una riflessione inedita – è stato fatto a Fausto dal fonico di sala. Guardando Sancho mi ha detto: “Me gusta come tocca la guitarra”. La traduzione sarebbe “mi piace come suona”, ma l’effetto del sonoro esotico mi spinge a vedere questo: Fausto la chitarra non la suona, la tocca. E’ un’immagine molto più erotica e rispondente al vero per descrivere ciò che accade quando lui fa musica.
Segue in Diario dei mulini a vento [Parte 2]
C’hai ragione… ed io dico sempre che chi non conosce Fausto si perde un gran bel pezzo di vita:-)
Come stai carissimo Andrea? Ti ricordo sempre con tanto piacere…
Grazie Marcella, ma ad essere onesti non era molto difficile scrivere questo, basta avere le orecchie e un minimo sindacale di cuore e anima.
Per chi conosce Fausto non poteva esserci descrizione più originale e veritiera…
Complimenti