
“…da un cielo grigio di piombo piovevano lacrime di rame. Il Cile piangeva disperato, la sua libertà perduta…”
I sentieri della vita non sono infiniti e Daolio, in fondo, l’ha sempre saputo. Spesso sono proprio le orme dei personaggi a noi più cari a guidare i nostri spostamenti. Seguendole s’incontrano persone diverse, paesaggi differenti, situazioni più o meno inibenti. Ma l’estratto di qualsiasi vicenda ha il sapore della medesima morale. Quando gli spostamenti sono del tutto casuali, spesso gli idoli si incontrano a posteriori. Ma mai per caso, niente obiezioni.
Io il mio lo incontro subito, appena prendo casa a Valparaiso. Si chiama Nelson ed è il proprietario dell’alimentari situato appena sotto la finestra della mia camera, nonché direttore della mostra nazionale del cinema “povero” cileno che ha sede ogni anno proprio a Valparaiso. Nelson è stato catturato e torturato per diversi anni durante il periodo della dittatura di Pinochet per il semplice fatto di essere contrario. La tirannia può riarrangiare alla perfezione un volto, un popolo, un intero sistema. Ma pensieri, idee e ricordi li abbiamo solo noi rinchiusi nelle nostre menti. E Nelson è ancora vivo.
Ogni giorno passo ore nel suo alimentari ad ascoltare storie sconvolgenti. Lui è La Bibbia.
Spesso il locale si riempie di persone che, come lui, si sono opposte al regime proprio negli anni più scottanti. In meno di una settimana imparo a memoria la storia del Cile: dall’uccisione di Allende nel 1973 alla caduta della dittatura nel 1990. Storie di quartiere escono ogni giorno dalle labbra di persone che hanno visto le peggiori situazioni, nonché pagato l’indecifrabile prezzo dei danni causati dalla tirannia.
Raccontano di Helmut, un rivoluzionario danese al quale tolsero tutti i denti con delle tenaglie da falegname per aver rubato delle galline da un pollaio, di Maria che si gettò dal tetto di casa sua perché aveva capito che l’avrebbero violentata, e delle circa trentamila persone che sono salite sopra un camion, un aereo o una nave per l’ultimo viaggio della loro vita: i desaparecidos.
Poi arriva Pato, un ginecologo che durante i periodi peggiori venne obbligato, pena la sua vita, a lavorare per l’esercito. Descrive alla perfezione gli uteri delle donne rivoluzionarie di quel periodo. Rabbrividisco. Dice che spesso venivano legate ad una sedia e subivano una delle peggiori punizioni mai sentite: l’inserzione di un topo per via vaginale il quale, una volta dentro, impazziva per il buio ed iniziava a scavarsi una via d’uscita usando i propri artigli. Solo questa mi mancava.

L’immenso dolore recato a queste persone ha prodotto in loro una straordinaria voglia di cambiamento, di riscatto. Sono proprio queste le genti che hanno contribuito a fare del Cile uno dei paesi più ricchi (secondo solo al Brasile) dell’intera America latina. Ciascuno, rimboccandosi le maniche, si è dato da fare perché sapeva benissimo che dal lastrico ci si può solo rialzare. Questa straordinaria mini-società mi aiuta tantissimo a riprendere la fiducia nei confronti del mio paese, cosa che da tempo avevo perduto. Riesco a far risaltare con una lente le infinite capacità che un paese come l’Italia possiede. Se mi guardo attorno vedo tanta ricchezza. I periodi peggiori creano sempre i personaggi migliori e la prova di tutto ciò sono queste persone, da un intensissimo sguardo, che oggi riescono ancora a sorridere alla quotidianità. Persone che hanno resistito in tutto e per tutto. Fino ad oggi e, ormai, fino alla fine.
Forse il lastrico è, per noi, ancora lontanissimo. Diamoci da fare.
…da noi ancora non si è toccato il fondo, è per questo che non riusciamo a rialzarci; siamo sospesi a 5-10 cm da terra, legati e tenuti sospesi con le corde dei beni di consumo che le aziende e i governi ci fanno credere indispensabili, imponendoci bisogni e plagiandoci. Così guardiamo verso l’alto e vediamo il cielo, sappiamo che si potrebbe avere di più ma ci crogioliamo in quel caldo cordame che ci avvolge. Pochi sono quelli che riescono ad allentare le corde, girare la testa e vedere che il nostro naso sfiora il pavimento…
( che cosa romanzata che ho scritto… )
Lunga vita a Nelson! Sono già una sua fan