Oggi sono stato sulle isole fluttuanti. Dal porto di Puno ho preso un traballante battello che si è inoltrato tra le infinite canne di Totora del lago Titikaka. In poco tempo ho raggiunto uno di questi piccoli villaggi che galleggiano a largo delle coste sud. Una volta sceso dalla barca sono stato investito da un’ondata di persone per nulla interessate alla mia persona.
Ero un portafogli camminante.

Mi sono guardato un attimo attorno: in un terribile bar fatto di canne c’era una televisione fatta di canne che trasmetteva, a volume inaudito, una partita dei mondiali. Argentina-Grecia, per la precisione. Al mio arrivo tutti hanno fatto finta di tornare al lavoro per mostrarmi come funziona la società da quelle parti. Forse hanno pensato che mi sarei arrabbiato per aver pagato per vedere delle persone come loro adattarsi ai tempi che corrono. Sono passato subito di grado: da portafogli camminante a datore di lavoro. Avrei voluto spiegar loro che lo straordinario panorama che avevo in fronte era già sufficiente. Di certo non mi aspettavo di dividere quei momenti con il set di un telefilm.

Era tutto esageratamente turistico lassù. Cercavo insistentemente di trovare una soluzione per raddrizzare la giornata. Un signore mi ha fatto un offerta che, secondo lui, non potevo rifiutare: un giro in una barca fatta di canne. No, grazie di tutto. Sono sempre più convinto che queste genti non sopravvivano più di pesca come un tempo. Ora tutto sta in mano al turismo, oggi più che mai una multinazionale senza nome.

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