Le bugie dell'impero

Tanto tempo fa vidi al telegiornale un servizio su una madonnina che piangeva lacrime di sangue. Ero piccolo ma già all’epoca pensai che fosse una ridicola trovata. Sapevo benissimo che le bugie non si potevano dire, fu una delle prime cose che mi insegnarono le maestre a scuola.

Sono passati vent’anni e non è cambiato nulla. Tutti possono dire tutto, indipendentemente dalla veridicità delle informazioni fornite. Inoltre chi ha più voce in capitolo rischia di dilagare. Oggi la menzogna in persona ha il suo quartier generale in un grandissimo edificio tutto dipinto di bianco. Le parole di una società, già da tempo ormai troppo grassa, come quella che solo più avanti chiamerò in causa, sono al 90% bugie. Non ho mai avuto dubbi. E nonostante tutto ancora la maggior parte della gente le prende per verità. Basta pensare a quante persone siano convinte che tre uomini dalla carnagione scura abbiano sequestrato due aerei per buttare giù due torri, passando inosservati in un paese in cui l’esercito spara a vista ad ogni tipo di individuo non identificato che si avvicini alla frontiera.

Le bugie dell'impero

Nell’america latina questa nazione sta giocando una partita di Risiko, impadronendosi del territorio con denaro e pretesti che sono molto spesso, appunto, frutto della fantasia di ogni membro della direzione [in ogni articolo che si spetti occorre eventualmente raggiungere il nucleo della questione prima che il lettore si annoi e, beh, questo mi sembra proprio il momento giusto].

Mi trovo a Nazca. Premetto che sono qui per vedere le linee. Anche perché tutt’attorno c’è solo il deserto. Un uomo mi racconta una leggenda alquanto strana che narra la storia di Paul Kosok, un aviatore statunitense il quale un giorno, sorvolando Nazca per motivi poco chiari, notò che delle giganti linee tracciate nel deserto disegnavano figure sensate, visibili solo dall’alto. Visibili quindi solo da chi aveva aerei-in quel momento-in quel posto: 99% statunitensi, 1% spagnoli ubriachi.
Prende vita il mistero delle linee di Nazca: dei solchi di circa un metro di spessore tracciati in un terreno arenoso che resistono per secoli ad ogni intemperia.
Compreso El Niño che fa visita al Perù una volta ogni due anni.

Per i motivi precedentemente elencati ho subito una sensazione: è l’ennesima bugia. La storia prende inevitabilmente una piega personale e la voce che prosegue la narrazione diventa improvvisamente la mia.

Per questo progetto Kozok vince una specie di borsa di studio (denaro che il suo paese concede a chiunque aiuti l’impero a terminare la partita di Risiko) che gli permette di costruirsi una base aerea proprio all’inizio della vallata in cui le presunte linee sono state tracciate da Non-si-sa-bene-chi. Vince anche una non-gara-d’appalto in maniera molto semplice: uccide chi si oppone al progetto e zittisce con mazzette ogni ulteriore individuo che abbia voce in capitolo.

Le bugie dell'impero

Oggi chi vuole sorvolare Nazca e vedere le meravigliose linee paga ben 150 dollari per mezz’ora di volo. Non vorrei essere frainteso: centocinquanta dollari a persona per un aereo da otto posti che decolla sempre pieno di turisti. Per avere una maggiore idea circa gli introiti generati dall’ennesima menzogna a stelle e strisce è sufficiente ipotizzare una dozzina di aerei che volano quasi contemporaneamente tutto il giorno, per tutti i giorni dell’anno, per tutti gli anni del lustro, per tutti i lustri del secolo, per tutti i secoli della vita del mondo… mi viene da vomitare.
Dopo Machu Picchu e Nazca ora ho paura di continuare.

Bimbi ve lo chiedo per favore: non dite mai le bugie, vi aiuterà a crescere.

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