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Viaggio in Mongolia 6

Ulaan-Baator 4 gennaio 2009

Domenica mattina. Ulaan-Baator dorme. Strade deserte, misteriose, silenziose. Niente sferragliare di automobili, anche il ghiaccio riposa. Dicono che UB sia una brutta citta’, io la trovo molto bella. Ha il fascino delle grandi citta’ di frontiera. Monaci dalle tuniche cremisi si mescolano a nomadi appena giunti dalle steppe, cani randagi con giovani vestiti alla moda. Ulaan-Baator, citta’ nomade; prima di diventare capitale nel 1924 con il nome di “eroe rosso”, fu fin dal 1639 costruita con tende di feltro cosi’ da poter essere trasportata altrove quando l’erba seccava. La vera casa, la strada. Ed io in questi sobborghi, in questi vicoli di quartieri gher, immutati nei secoli, mi perdo, per poi riscoprirmi a casa.

Ulaan Baator.


Ulaan-Baator 5 gennaio 2009

Rastaman Vibration scuote i bacini di queste giovanissime cameriere in minigonna celeste e stivali di velluto nero, che sicure si muovono tra i tavoli. Un mongolo seduto davanti a me mi guarda e in uno stentato inglese mi chiede di sedermi con lui. Rifiuto, non mi convince affatto. Luci al neon, odori di cibo cinese fritto. Un uomo, giacca scura, camicia lisa, sembra un cliente stanco, conta soldi, mucchietti di tugrik sul tavolo. Lei, grembiule macchiato, polsi magri, e’ invecchiata su quello sgabello. Il cameriere si avvicina, parla solo mongolo; gli mostro la guida a pagina 46 alla voce ” Glossario gastronomico “, lui indica la parola shnit-sel, e allora vada per questa cotolettafrittaimpanata con riso e verdure cotte. La cena si consuma in meno di venti minuti, e io che speravo di trascorrere almeno un’ora. Apro la porta. Ogni volta che esco da un ristorante temo di rimanerci stecchito, li’ in strada, su due piedi, senza avere nemmeno il tempo di dire…che freddo! Ma anche questa volta mi salvo. La strada e’ affollata, prendo la via dell’albergo confondendomi tra la gente.

Ulaan-Baatar 6 gennaio 2009

Il sole filtra dalle persiane, colbacchi passano sotto i miei occhi, Lasha canta le sue pene d’amore, l’albero di Natale dei Grandi Magazzini di Stato non c’e’ piu’, Ulaan-Baator vista dall’alto della collina Tsagaan Tolgol, carne di pecora, grasso di pecora, alcune pagine de L’isola di Arturo lette al caffe’ Hero, il barbiere di Cagli, nessuno mi cerca nel giorno in cui tutti mi troverebbero, un altro black out, la zuppa di formaggio mangiata a lume di candela, meno trentadue gradi, il cucchiaio gratta il fondo della scodella, le scatole di bottoni al mercato delle cose vecchie, un braccialetto d’argento con gli elefanti, birra ghiacciata, strada ghiacchiata, naso ghiacciato, mani ghiacciate, piedi ghiacciati, tasti del computer ghiacccc..

(e’ il freddo, non ci fate caso!)
F.T.
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Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

2 commenti

  1. Pingback: Radio Pereira
  2. Caro Federico,l’ultima volta ci siamo incontrati per caso da queste parti…adesso mi emoziona leggere i tuoi passi in terre così lontane! Bella dev’essere la Mongolia, mi ha sempre affascinato: hai visto per caso qualche resto archeologico delle prime civiltà asiatiche?
    Un’altra cosa più triviale: è vero che ci sono donne mongole così belle da sembrare di un altro pianeta..?