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Un infortunio o cosa?

Ieri, 4 gennaio, è andato in onda sulle frequenze di Radio Rai un programma che mi ha suscitato un brivido.

Si chiama Radio City, è un “programma di approfondimento” e il tema che trattava era l’avvenuto varo della legge che stabilisce, per le prossime elezioni europee, uno sbarramento del 4%; le forze che non raggiungeranno quella quota, anche mancandola di un voto, rimarranno fuori e i loro elettori saranno quindi senza rappresentanza.

Non entro nel merito della cosa e delle sue conseguenze sugli equilibri politici. In realtà lo sbarramento (spesso al 5%) esiste in quasi tutti i sistemi elettorali europei, anche se sono tutti migliori del nostro.

Tornando a Radio City, solitamente in questo tipo di programmi, il costume è quello di invitare due interlocutori con posizioni diverse in modo da ascoltare le classiche “due campane”, come vuole la famosa e a volte mal intesa “par condicio”.
Nello specifico dell’argomento le due posizioni antagoniste erano ovviamente quelle dei favorevoli e dei contrari all’introduzione dello sbarramento, e non certo le tradizionali “campane” di destra e sinistra, tanto che fra i contrari si andava da Rifondazione, ai Verdi, a Storace.

Per ciò sono rimasto basito nel sentire, una volta annunciato il tema della discussione, che venivano intervistati Bonaiuti (Pdl) e Fassino (Pd) che hanno votato insieme e quindi detto esattamente le stesse cose. Poteva esserci contraddittorio?

Domanda: quella che si è votata in aula è stata una “legge che riforma e semplifica la vita politica” come ha commentato Veltroni. Se lo dice lui..
Rimane un dubbio: a Radio Rai è andato in onda un infortunio o le prove tecniche del “nuovo sistema democratico” all’insegna del pensiero unico?

Ora e sempre resistenza.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>