Dopo venti minuti avevo già deciso di scrivere di questo film.
Ero sorpreso. Solitamente le scene erotiche sono la parte più debole dei film, suonando fasulle e improbabili. Qui emozionavano.
Forse perché veniva raccontato – in modo straordinario – lo stupore negli occhi di un adolescente che si riempiono del corpo di una donna più grande di lui, una donna attraente che sa già quello che lui ancora non sa.
Mi bastava questo per fare entrare a buon diritto “The reader” in “Mi manda Pereira”. Magnifica e credibile Kate Winslet, sicura la mano del regista Stephen Daldry.
Ma col procedere della proiezione ho scoperto che c’era molto di più.
Ad esempio c’era l’incontro molto umano e incongruo fra elementi della vita che sembrano non stare insieme, non conciliarsi fra loro. E invece sono lì, scomodi ma presenti.

Il ragazzo ha amato quella sconosciuta che lo ha guidato nell’indicibile esplorazione dell’attrazione e non sa come tenere insieme questo elemento profondamente autentico con l’orrore della scoperta dell’identità di quella donna così desiderata. Eppure è proprio lei. Irrinunciabilmente lei. La donna che pretendeva che le si leggesse un brano di un libro prima di essere presa dal suo giovane amante.
Nel film (e nel libro di Bernhard Schlink) c’è molto altro, il tema del dubbio, quello dei confini fra morale e legge, ma più di tutti vorrei sottolineare un aspetto che salta agli occhi: gli italiani hanno molto da imparare dai tedeschi, e questo film dovrebbe essere materia di studio per i corsi di storia ed educazione civica.

Infatti non si può provare che ammirazione per un popolo che ha saputo processare i suoi criminali di guerra e schierarsi apertamente contro di loro. In Germania hanno saputo dire: sono tedeschi, ma sono criminali, non possiamo difenderli a prescindere da questo.

In Italia questo non è accaduto, non ne siamo stati capaci, è per questo che non avremo mai una storia condivisa. E’ per questo che c’è in parlamento una proposta di legge del governo Berlusconi per dare la pensione ai nostri criminali di guerra fascisti “in qualità di ex combattenti”. E’ per questo che da noi si celebra la “giornata del ricordo” per le vittime italiane delle foibe, senza un riferimento ai crimini italiani, senza mai dire che quelle morti furono la conseguenza di stragi, esecuzioni sommarie, torture, violenze carnali, case incendiate, confische di beni, rastrellamenti e deportazioni in campi di sterminio perpetrati dai criminali di guerra fascisti in Istria nel ‘42 e ‘43, fino all’8 settembre. Venne persino proibito con la violenza l’uso della lingua locale. Neanche i nazisti si erano spinti a tanto.
Tutto questo lo fecero degli italiani, dei criminali di guerra fascisti, italiani.
Le foibe rappresentarono la vendetta conseguente, prevalentemente contro militari e funzionari dell’amministrazione fascista occupante.
Noi non siamo stati capaci di fare un esame di coscienza sul nostro operato come italiani e di condividerlo, i tedeschi si. 1 a 0 per loro.

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[…] imperdibile per la sua bellezza, ricchezza e profondità di temi, avevo intitolato quel post “Un film che ci ricorda i nodi irrisolti” e ora è necessario fare una […]

maggie
maggie
12 Marzo 2009 23:03

Ho visto questo film, ha suscitato in me molti pensieri ma questo post/recensione ci mostra esattamente su cosa prima di tutto dovremmo tutti riflettere.
La Germania è ormai un paese molto più maturo? Decisamente si.