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Che cos’è un lapsus?

I puntini sulle “i”

Lapsus è una parola latina e significa scivolone.
Freud rese popolare questo termine – lapsus freudiano – utilizzandolo per riferirsi ad eventi quotidiani in cui si dice per sbaglio una cosa che intimamente si pensa ma appare inconfessabile o sconveniente. Freud ci spiega che in fondo un lapsus è una confessione, il prevalere di una parte profonda, tenuta generalmente a bada dalla censura. Quando per circostanze diverse la censura si indebolisce il contenuto fin lì censurato, trova una breccia e sfocia nel lapsus.
Secondo la teoria psicoanalitica di Freud, il lapsus non è casuale, ma rappresenta la manifestazione di un desiderio inconscio che affiora e trova così soddisfacimento.
Come nel caso dei motti di spirito o dei sogni, Freud sostiene che i contenuti che l’inconscio esprime attraverso i lapsus sono, in generale, di natura sessuale, anche se non sempre evidente dal loro contenuto apparente.

Ora… che dire della ammissione di Berlusconi di aver speso 200 milioni di euro per pagare i giudici?

E di quella di Dell’Utri di essere mafioso?

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>

1 commento

  1. Richiedo intervento per il puntino sulla “i”.
    Si assiste da un po’ ad un fenomeno di cui il giornalismo italiano è affetto: il “polismo”.

    – vallettopoli (città delle vallette?)
    – calciopoli (città del calcio?)
    – tangentopoli (città delle tangenti?)

    Mi chiedo se non derivino dall’ “usanza” americana di coniugare ogni affair che sconvolge i mass media (e la politica in primis) con un “gate” finale… anche qui la derivazione rimanda al celebre “Scandalo Watergate” che così venne chiamato dal nome dell’Hotel in cui tutto avvenne.

    Ed ecco nascere Sexigate, dallo scandalo Lewinski.
    Ma tutti questi (finti) neologismi, oltre che impropri, non rischiano di confondere lo spettatore medio su ciò che effettivamente questi termini segnificano e vorrebbero significare?