Archivio 2008–2020 · Resistere al brutto ✈ Canale Telegram

Home › Politica › Gli ultimi anni di Silvio Berlusconi

“Perché tanto odio contro di me?”

Confesso che ne sono rimasto sorpreso.
Pensavo di essere più cattivo, più abbruttito dalle angherie del regime vigente voluto da B. e dai suoi complici, di destra e di sinistra.
Invece, vedere le riprese tv della aggressione a B. mi ha dato fastidio, nausea, come se ad essere colpita fosse una persona qualunque, non – insieme a Mussolini – il politico più egoista, manipolatore e antidemocratico della storia d’Italia.
E’ un buon segno, vuol dire che sono (siamo?) ancora capace di rifuggire la violenza anche quando colpisce una persona così cinica.

Il problema è che B. è così debordante e invadente per il suo esagerato potere che non si può immaginare che i suoi avversari possano batterlo sul piano elettorale perché le carte ormai sono troppo truccate a suo favore. Pensare di battere alle elezioni uno con quel potere televisivo e quella assenza di scrupoli è come pensare di vincere a poker contro un baro giocando pulito. Impossibile. E tutto un paese è prigioniero di questo paradosso.

B. si crede invincibile – e per i suoi super poteri televisivi ne ha donde – immortale, divino. E’ per ciò che solo grazie a questa orribile violenza si è prodotto un fenomeno altrimenti impossibile. La straordinaria fisicità dell’aggressione ha fatto si che egli ponesse finalmente a se stesso una domanda sana: perché? perché mi odiano?

Gli psicanalisti e i filosofi lo chiamano “esame di realtà”. Se davvero B. sarà in grado di farsi delle domande (e darsi qualche risposta sensata) scendendo dal piedistallo della onnipotenza sul quale il suo narcisismo patologico lo ha issato, forse a questo paese saranno risparmiati pericoli che io ritengo enormi, perché la sua figura sta spaccando il paese in due fazioni che si guardano in cagnesco come bande rivali.
Non è – questo – lo scenario di un paese saldamente democratico.

Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>