“Oggi in Italia gli intitolano le strade,
vent’anni fa in Svizzera gli intitolavano i conti correnti.”
Maurizio Crozza
Una folla di politici ha partecipato ad Hammamet alla commemorazione per la scomparsa di Bettino Craxi, morto da latitante dieci anni fa. La folla di Hammamet vedeva un campione molto ricco che andava da ministri a consiglieri regionali e comunali di destra, ma anche di Pd e Rifondazione.
La benedizione finale, viatico ad una riabilitazione d’ufficio senza passare per le sedi opportune, l’ha somministrata – ahimè – il Presidente della Repubblica con una frase incomprensibile, considerando che stava parlando di un uomo che si era sottratto alla giustizia di quello Stato che aveva rappresentato ai massimi livelli istituzionali. Napolitano infatti ha parlato di Craxi come “vittima di inaudita violenza” facendo gongolare tutti i presenti.
Aggiungiamo che circa il 70% dei parlamentari della Repubblica Italiana la pensa come Napolitano e avremo un quadro chiaro del sentiment di quel pianeta che si chiama classe politica italiana.
A questo punto prediamo il sondaggio (da prendere con tutta la prudenza del mondo) del Tg di La7 che chiedeva:
“Pensa che Craxi sia stato ingiustamente perseguitato?”
Il 94% delle risposte è stata NO.
I sondaggi sono grossolani, ma è chiara la distanza?
Pereira
di Sonia Alfano, da soniaalfano.it
“Gentile Presidente, l’8 gennaio – scrive Sonia Alfano – ho atteso fino all’ ultimo una Sua parola di commemorazione, nella Sua veste di massimo rappresentante di quello Stato per la cui difesa mio padre ha dato la vita. Da Lei è venuto solo silenzio, come negli anni passati, verso il ricordo di mio padre.
Mio padre non è morto da latitante – continua la missiva – anzi, lui è stato condannato a morte perchè i latitanti li faceva arrestare. Ieri Lei ha, viceversa, voluto pubblicamente ricordare al Paese (perfino sul sito web ufficiale della Presidenza della Repubblica), la figura di Bettino Craxi, morto dieci anni fa da pluripregiudicato e da latitante, in virtù di due sentenze definitive emesse in nome del popolo italiano. Lei ha detto che sull’ex presidente del Consiglio – continua Sonia Alfano – il peso della responsabilità per la corruzione del sistema politico era caduto con durezza senza eguali. Sono parole di gravità inaudita, perchè esse implicano o una pretesa ingiustizia di provvedimenti giurisdizionali irrevocabili, oppure conoscenza di altri responsabili di analoghi crimini sfuggiti alle maglie della giustizia.
Mi chiedo, nel rispetto del Suo ruolo di garante della legalità costituzionale – conclude l’eurodeputata – se quelle Sue parole non rechino un vulnus, nella forma, alla autorevolezza di procedimenti giudiziari sviluppatisi nel rispetto delle leggi del Paese e, nella sostanza, all’eguale considerazione di tutti i condannati, appartenenti alla casta politica o meno che essi siano. Proprio di questi tempi sono in essere aberranti tentativi di abbattimento dei principi costituzionali di legalità e di eguaglianza dei cittadini. Pur involontariamente, le Sue parole di oggi rischiano di rafforzarli”.
(20 gennaio 2010)
…e sottolineo di nuovo l’insinuazione sullo spostamento di peso che insinua Napolitano, tra magistratura e politica…mi pare di averla già sentita sta cosa…