Archivio 2008–2020 · Resistere al brutto ✈ Canale Telegram

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Radio Pereira avvicina? Pereira è felice

Pereira felice.Capita che arrivino mail di complimenti,
ma così generose e che ci dicono con tanta chiarezza che la nostra fatica è ripagata…
orgogliosamente pubblico.

Caro Sig. Pereira,
di mattina quando, bevendo una tazza media di caffè mi siedo alla mia scrivania, digito “r-a-d-i-o-p-e-r-e-i-r-a” come se scrivessi con una vecchia macchina da scrivere. Così con questo primo gesto apotropaico – quasi fosse di per se capace di allontanare influssi maligni – le ore successive si accompagnano alla musica ininterrotta, più o meno resistente.
Di notte prima di addormentarmi quando, bevendo una tazza di tisana al finocchio, sto per allontarmi dalla scrivania, talvolta ridigito “Radio Pereira” e mi faccio cantare la ninnananna.

In una sera d’estate quando, sognando una limonata, la selezione dei brani mi è suonata più divertente e simbolica del solito, ho suggerito Pere-ntoriamente a un mio amico lontano, col quale scambiavo informazioni in chat, di digitare anche lui.

Io scrivevo da Bologna, spontaneamente, spinta dal piacere di ascoltare e condividere la stessa musica di qualità.
Lui, seduto alla sua scrivania di Montepellier in Francia, aveva già digitato come se scrivesse con una vecchia macchina da scrivere: la stava già ascoltando prima del mio suggerimento, Radio Pereira!
Lei, un’amica del mio amico, probabilmente accomodata davanti ad una scrivania a Catania – e con più probabilità di me di bere una buona limonata – gli aveva indicato il link poco prima!
Insieme, lontani, conoscevamo come resistere al brutto, sentendo i tasti di un nuovissimo computer cliccare “mi piace”, e non è poco. Sostengo.

Cristina Principale

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>