Vieni via con meTutti i lettori di Pereira ormai sanno che questo vecchio dandy (i giovani dicono “fighetto” ma ignorano che il concetto è un po’ diverso) ha una smodata inclinazione per gli aspetti marginali delle cose. Una delle caratteristiche del dandysmo – unica fra le pulsioni rivoluzionarie ad avere carattere permanente – è infatti proprio questa, la capacità di utilizzare i dettagli, gli aspetti “minori” dei fatti, degli eventi, per dare una chiave di lettura profonda.

In questo senso oggi vi voglio parlare di una delle cose che più mi ha colpito ieri sera nella prima puntata di “Vieni via con me”. Facile immaginare che oggi tutti gli osservatori si dedicheranno a parlare di Benigni… e Saviano… e Abbado ecc. e invece io… dandy che non sono altro…

Io sono stato folgorato dal finale, che ha dato una misura di quanto avessero motivo Fazio e Saviano di porre un ultimatum per la decisione della messa in onda “altrimenti non ci sarà tempo per preparare il programma”. Ecco, nella sigla finale si è capito perché.

In chiusura, infatti, è andata in scena – sulle note dell’ennesimo felice ri-arrangiamento del brano di Conte – una emozionante coreografia di Roberto Castello realizzata dal suo gruppo di ricerca, la compagnia di danza Aldes, che si caratterizza per la capacità di dare vita a spettacoli dal forte carattere sociale e politico.

E’ stata un’emozione fortissima, giocata su due livelli, su un piano la fascinazione artistica dovuta alla capacità dei ballerini di interpretare le mille forme dell’essere umani in una febbrile e fulminante sintesi di quello che era stato lo spettacolo con i suoi temi, dall’altra una sensazione più tardiva ma più duratura. Lo spettatore grazie al rito collettivo smisurato che si consuma quando milioni di persone vivono la stessa emozione, di fronte a quei ballerini, artisti, produttori di cultura, di valore aggiunto squisitamente italiano, si veniva a trovare su un inedito piano di osservazione. Poteva mettere a confronto per la prima volta, in prima serata, ciò che può dare la danza, l’arte, oggi in Italia, con quell’insulso catalogo di interventi siliconici che viene quotidianamente spacciato dalle tv berlusconiane (cioè Mediaset e Rai) per balletto.

Chi era di fronte alla tv in quel momento ha così avuto modo di rendersi conto che il balletto come forma di intrattenimento, in televisione, si era fermato nel tempo, e congelato nei modi, a ciò che era il misogino “Drive in” degli anni ’80.
Possibile che a quel punto lo spettatore abbia avuto il sospetto che questo congelamento non valga solo per il balletto.

Pereira

12 Commenti

  1. Viva tutto ciò (trasmissioni, articoli, performance artistiche, ecc..) che accende discussioni interessanti e aperte al confronto. Accendiamo il cervello e spegneremo spesso la tivù …

  2. Leggo da Sofri: “Ogni opinione di minoranza, poi, è fighetta per definizione. Perché dare del fighetto a qualcuno risparmia la fatica di qualsiasi argomentazione, grazie anche al carico di derisione machista e omofoba che riversa sull’interlocutore”.
    Grazie Tamburini, grazie Sofri.
    Prima o poi troverò il tempo di scrivere per la mia ribrica “I puntini sulle i” un post sul tema.

  3. A proposito di fighetti, leggevo su Wittgenstein l’articolo di Michele Serra “sull’uso a caso del termine radical chic” partendo dalla considerazione che Il giornale fa in merito al cast di Vieni via con me, Benigni, Anotonio Albanese, Paolo Rossi, che costituirebbe “il solito menu radical chic”. Vabbè, per chi vuole (niente di trascendentale) http://www.wittgenstein.it/2010/11/11/il-trucco-del-radical-chic/#comments ma la parola “fighetto” nell’introduzione all’articolo, rimanda a un vecchio post di Sofri sull’utilizzo della parola “fighetto”. Divertente. http://www.wittgenstein.it/2008/10/23/fighetto-blaster/

  4. Direi che.. mi sono guardato Benigni (Vieni via con me) poco fa, era linkato da qualche parte, ho visto i primi dieci, dodici minuti. Quando ha cominciato a parlare della mafia, di Berlusconi e delle escort che trova ovunque quando entra in casa ormai non muoio! Comunque per certi versi hai ragione, una volta era incredibile, non c’era parola di ogni suo frase che non arrivava a bersaglio, adesso a tratti ci sono passaggi a vuoto. Però è ossigeno.

  5. Caro Gianni, per quanto mi riguarda la trasmissione è riuscita, una tv di qualità inedita in Italia. Il balletto è stato la perla riassuntiva della capacità del paese di fare cose più che degne. Se potesse liberarsi di questo assurdo giogo cafonal.

  6. Esatto. E’ stato ok.

    “Cara, è stato bellissimo. E per te?”
    “Per me è stato ok”

    L’effetto taumatropeo dello zapping (Vieni via con me sembrava essere un invito rivolto principalmente alla mia veglia) mi ha fatto confondere Rocky Balboa nel suo (ehm) Rocky Balboa e Benigni. Entrambi tiravano pugni stanchi, entrambi avevano una voce più stanca dei pugni. Entrambi ti facevano venire nostalgia di quando lo stallone italiano ha preso in braccio Berlinguer.

  7. Anche a me ha fatto impressione il balletto finale ma non sapevo perché.
    E’ stata un’impressione dell’inconscio più che del conscio.
    E’ senz’altro un’invenzione di Fabio Fazio più che di Saviano.
    Comunque per me il programma è stato ok.

  8. Io la trasmissione non l’ho potuta vedere. Cosa si vuol dire? Che è stata deludente? O che Saviano ha deluso? Se si è preferito il ballo ai monologhi mi parrebbe di si. E il commento di Mirko Fabbri me lo conferma. Se le cose stanno così, è un peccato.

  9. ci pensavo poco fa, quando mia figlia mi ha chiesto se ieri avessi visto la trasmissione “del secolo” e se mi fosse piaciuta… non sapevo cosa dirle, ma in testa mi frullava che forse l’unica cosa che mi era piaciuta davvero era stato il finale… ma vaglielo a spiegare! allora le ho risposto con un salomonico “così, così”.
    oddio, starò diventando un fighetto anch’io?! (chè dandy proprio non lo sopporterei…)

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