Cari lettori, vi ringrazio tutti, anche per i vostri commenti che hanno acceso discussioni interessanti e aperte al confronto sul post Lo specchio in cui si guarda un paese rimasto immobile ma anche, ovviamente, sugli altri.
Anche su questa serata di Saviano e Fazio vi siete divisi, anzi noto nel nostro caso una significativa percentuale di persone che pretendevano di più, parte meno poco rappresentata nel paese a cui in generale sembra che la trasmissione sia piaciuta.
Non so in che paese viviate, ma per quanto si voglia fare i fighetti che schifano tutto, dovrete ammettere che si è trattato di un genere di trasmissione raro, per contenuti e qualità. Intendo “qualità” relativamente a ciò che c’è di solito in tv in Italia, non in assoluto.
O avete tutti il satellite e guardate solo Artè?
Fighetti, vi amerò!
O addirittura non avete la tv?
Maledetti dandy, vi adoro! La rivoluzione siete voi!
In questi giorni poi ci si è messo pure Travaglio a dar man forte ai severi commentatori di Radio Pereira.
Devo dire la verità. Mi ha fatto male, sono un ammiratore di Travaglio e per me è stato come per un padre vedere dei figli grandi che litigano. Un dolore.
Travaglio non dice cose sbagliate, ma perché non aspettare la quarta trasmissione per sentenziare?
Confesso che quando ho avuto la notizia della sparata contro Saviano nella mia mente si è concretizzata l’immagine in 3D di una parola, tipo quelle scritte con i caratteri che sembrano scolpiti nel marmo, la parola era: INVIDIA.
Ma questa era la voce del mio inconscio.
Io, di mio, per sicurezza, ci aggiungo un punto interrogativo.
Per carità, non litigate, non disperdetevi, non in questo momento!
Un abbraccio a tutti
“le favole non servono a dire ai bambini che i draghi esistono, servono a fargli capire che i draghi possono essere sconfitti” con questa frase Benigni mette a tacere tutti e, spero, a riflettere.
Sono stata via due giorni e… mi sono persa delle belle lotte!
@ Gallerano, se cercavi un sondaggio su di chi fosse la pezza più allucinante, non dubbi, è la tua!
@ jacopo nacci
“mentre discutiamo della differenza tra obiezione e attacco personale è significativo e allarmante. Sinceramente questo atteggiamento diffuso, diffusissimo” concordo pienamente con questa osservazione, trovo spessissimo sui blog una grande ignoranza su questa differenza, è un problema democratico e significa che la scuola non fa bene il suo mestiere
x maramaldo: stupido io che ci casco. Saviano scrive sciocchezze, tu sostieni. E porti l’esempio di pagina 236. La sabbia del Volturno utilizzata per tirar su grattacieli, palazzi, quartieri, parchi, ville. Così Saviano nel 2006. Parla di Varese, Asiago, Genova e Abruzzo e magari, aggiungo io, anche de L’Aquila e della casa dello studente? Saviano nel 2006 ha descritto situazioni (come questa abruzzese) che nel 2009 purtroppo, sono diventate tristi realtà sotto gli occhi di tutti.
@ D. Gallerano
La D’Urso (io sono le mie tette e le mie tette sono io) è quella che ha messo, letteralmente, le palle del cane più alto del mondo in faccia all’uomo più basso. Pianino, perciò, mi verrebbe da dire.
@Gianni,
grazie, adesso ho capito (e prima no, oh, sarà l’età :-)).
Jacopo Nacci, ma veramente non hai capito cosa intendevo? MI sembra strano. Quoto tutto quello che hai scritto (nel commento riferito a me!). Io volevo solo sottolineare il fatto che la maggior parte delle volte per quel che concerne certi programmi televisivi si fa campagna elettorale, critica vuota, superficiale, bagarre, critica politicizzata, da tifoseria organizzata. Spesso occupando per giorni e giorni gli spazi che andrebbero dedicati all’informazione, quella vera (ma sto dicendo cose scontate). A mio parere sono assurde le critiche che settimanalmente rivolgono ad Anno Zero, Report, Fazio, Dandini ecc.. ecc… Non è da paese normale, dai. Masi questa settimana, potendo, avrebbe impedito a Bersani e Fini di andare a Vieni via con me! Detto questo certo che la televisione è importante, anzi di un importanza devastante, purtroppo.
Per il dibattito
Saviano è autorevole perchè la mafia lo vuole morto e se per caso ci riesce (speriamo di no), tutti in lacrime a stracciarsi le vesti!
Dai commenti si comprende ormai che anche la gente comune è stata potentemente modellata alle logiche
del talk-show.
In pratica siamo ormai tra i paesi culturalmente più arretrati … è una verità che viene dal basso!
la televisione in chiaro è, per la più parte, inguardabile. sono inguardabili i telegiornali, i pomeriggi di varietà sulle reti ammiraglie e anche porta a porta, chiambretti e molto altro. io rispondevo a simo, che accende la televisione solo in questi giorni di savianeide e, visto che è praticamente lo stesso programma, immagino anche per vedere fazio. ebbene, per me fazio è inguardabile quasi quanto barbara d’urso. ho i miei motivi per dirlo, se vuoi ne parliamo, ma non vorrei che la discussione non finisse più…
p.s mentre parliamo berlusconi cade, speriamo non si rialzi più. ho paura che venga sostituito da un’altro impero mediatico, forse meno odioso, ma altrettanto autoritario e sprezzante della verità e del linguaggio.
@Simo,
leggo quello che scrivi e mi rendo conto che sì: è evidente che ha già vinto.
Vado a preparare un altro minestrone.
@Maramaldo,
il discorso sulla qualità (o meno) della scrittura di Saviano sarebbe lungo e sicuramente non è pacifico, come dimostrano decine di dibattiti. Prendi pure la mia frase per “Saviano è autorevole nella misura in cui scrive buoni testi”: è quello il punto su cui speravo di richiamare l’attenzione di deasimo.
Caro Gallerano, ma tu sai quanti milioni di spettatori guardano il tg1 e il tg5? A confronto Santoro, Fazio & C. spostano inezie, anche fossero tramessi in universovisione. Adesso capisco che si entra in una discussione che non finirebbe più e che soprattutto non ci vedrebbe mai d’accordo, ma.. ti rendi conto che razza di telegiornali sono diventati? E sai benissimo come si informa il 70/80% degli italiani. Poi maramaldo, tu pensa pure come vuoi. Per me, che son nessuno, Gomorra è scritto molto molto bene, sai sono opinioni e se è vero che è pieno di sciocchezze, beh dimostralo, altrimenti è tutta fuffa!
@Gianni,
dunque secondo te quali sarebbero le cose importanti?
Non sono importanti i modelli televisivi che generano e confermano quella mentalità che legittima gli interventi assassini sulla scuola o sul lavoro? Quei modelli che fanno in modo che milioni di persone invece che reagire alla pura situazione sociale ed economica la accettino come un dato di fatto perché non sono più in grado di non dare per scontati i meccanismi su cui si basa il potere? Sarei davvero curioso di sapere cosa ne penserebbe Pasolini.
a maramaldo consiglio eroi di carta di dal lago.
scusa, oggi sono più stupida del solito
(infatti non riesco proprio a starmene zitta)
ma tu ti auguri che berlusconi rimanga ancora e ancora perchè se va via, vince lui (??) tutto perchè una povera scema incontrata per sbaglio su un blog non capisce (secondo te) la differenza tra /obiezione/ e /attacco personale/?
boh, mi sembra un gran minestrone di cose che non hanno nulla a che fare l’una con le altre.
a me preoccupano gli abusi di potere, le promesse non mantenute, lo smantellamento della scuola pubblica, la paralisi a tutti i livelli della vita pubblica, il precariato che ci soffoca, la corruzione, il fatto che siamo messi come la Grecia quest’estate ma nessun giornale lo dice e tu pensi che lui vince se io confondo obiezione con attacco?
lui ha già vinto. su tutti i piani. stravinto.
mi sembra che ci rimane solo da raccogliere i cocci.
e Saviano in tv a me è sembrato un piccolissimo passo verso un mondo che non è tutto al contrario di quello che dovrebbe essere. tutto qui.
s
comunque la tendenza non è quella di oscurarli ma quella di mandarli in mondovisione. basta saper leggere la situazione. parlando di televisione, invece, consiglio di non odiarla così tanto. ci sono lucci, gad lerner, lo stesso santoro, sfide e altri, che sono moooolto meglio di fazio
Sapete qual’è la cosa buffa di tutta questa cosa? Che io questa sera se ho voglia mi guardo Vieni via con me, poi faccio un giro su youtube a guardarmi dei vecchi filmati di Pasolini, e prima che sia mezzanotte magari mi leggo qualcosa di interessante sulle primarie milanesi e la “fine” del pd. E poi? Poi un libro, qualche pagina. Si discorso snob, ok. Voglio dire che la cosa improponibile è che la politica italiana, i media e l’opinione pubblica si fermino per giorni e giorni a parlare di trasmissioni televisive, (che sono aspetti marginali delle nostre vite) tralasciando come al solito le questioni importanti. In questo paese degenerato le cose marginali diventano centro di tutto, polemiche buone per distrarre. E’ solo una trasmissione. E’ solo televisione.
Saviano ha mille pregi e ai miei occhi un solo difetto: non sa scrivere. Il che per uno scrittore è un guaio. In ogni caso il libro di Saviano è sciattissimo, ed è pieno di sciocchezze che nessuno dei “neointegralisti” che considerano Gomorra come i Testimoni di Geova considerano il vangelo ha mai notato. Per questo Saviano, nonostante quello che dice Jacopo, non è per nulla autorevole. E’ un disattento cronista che prospera solo grazie al terribile conformismo che caratterizza la “sinistra” e la “gente civile” di questi tristi tempi italiani.
Un esempio? Benissimo.
Pagina 236 della Nuova Bibbia
“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.”
Ecco adesso provate a chiamare un vostro amico che si occupa di costruzioni e chiedetegli se è possibile che si utilizzi a Varese sabbia che proviene dalla Campania. Vi prenderà per matti, in quanto il costo del trasporto sarebbe stato dieci volte il costo della sabbia comprata legalmente a Varese. Per cui è ovvio che la storia è una stupidaggine conclamata, in quanto gli unici a guadagnarci, se questa sciocchezza fosse vera (ma non lo è) sarebbero stati i distributori di gasolio nel percorso tra la Campania e la Lombardia.
E adesso provate a controbattere. Con i fatti, però, non come i testimoni di Geova che dicono “è vero perché c’è scritto nella Bibbia”.
Forza stasera tutti davanti alla tv, che vi sentirete più bravi, più belli, più onesti. Poi tra sei mesi Berlusconi rivince le elezioni ed entrate in depressione. Ma vi sentite la parte migliore del paese.
Ho una brutta notizia: per queste cose non vale l’autocertificazione, nonostante il decreto Bersani. Ed io stasera mi guardo il Tenente Colombo.
non ho capito dove non ti ho rispettato come interlocutore.
Mi contesti – tu per prima, e legittimamente – un argomento e alla mia risposta rispondi “ma che c’entra?” “spacchi il capello”, “sei molto bravo e intelligente”; dici che “attacco Saviano”: non fai altro che spostare sul piano personale una questione che non è questione personale.
Il fatto che tu lo faccia mentre discutiamo della differenza tra obiezione e attacco personale è significativo e allarmante. Sinceramente questo atteggiamento diffuso, diffusissimo, e che insieme si nasconde a se stesso, è ciò che talvolta mi fa sperare di non liberarci di Berlusconi, perché quando l’avremo fatto il berlusconismo avrà vinto, non ci sarà più il feticcio della sua persona e crederemo che essendoci liberati del “contenuto” avremo risolto il problema, e continueremo a giocare con le regole di cui lui è stato un prodotto e un propagatore.
ok, come vuoi.
scusa se ti ho offeso, non era mia intenzione.
non ho capito dove non ti ho rispettato come interlocutore.
come ti ho già detto non ho altro da dire se non quello che ho già detto.
ma basta così, appunto.
s
Suggerisco postilla:
Saviano vince sempre sull’invidia e sull’odio.
ps
Uno può avere la tv semplicemente perché non gli piace, o addirittura, presso molti strati sociali ormai in aumento demografico, può non averla per questioni economiche, tipo che s’è rotta e non c’ha i soldi per comprarla.
E tutto questo senza consumare assenzio, o intendersela con Verlaine, o scrivere su un tale di nome Ernest.
Ma basta. “Sei molto bravo e intelligente”. Ma basta. Hai argomenti o no? Ti limiti ad attaccare sempre le persone, a prenderle in giro o a fare la vittima? Mi affanno “ad attaccare”? Ah, la macchina del fango! Non esistono gli argomenti: esistono gli idoli. Non esistono le critiche: esistono gli attacchi. Non c’è bisogno di aspettare che li oscurino per smettere di pensare: stanno già facendo un lavoro egregio. Invece di risolvere con un peace & love impara ad avere rispetto del tuo interlocutore anche se non è un personaggio televisivo.
jacopo nacci, sei molto bravo e intelligente.
adesso mi dispiace che tutta questa discussione sia diventata una battaglia chi dice l’ultima (tra me e te tra l’altro)
non ho niente da dirti, cosa ti devo dire?
mi sembra di avere già detto tutto.
a me quella trasmissione è piaciuta
non vedo l’ora di vedere la seconda puntata
se per questo motivo mi merito Berlusconi da 16 anni non lo so
(mi sembra una roba un po’ da matti, ecco.)
cmq tra poco non dovremo più affannarci ad attaccare (tu) o a difendere (io) Fazio e Saviano. tanto li oscureranno, vedrai.
e torneremo a non pensare più a nulla davanti a quella stupida scatoletta chiamata tv
(che io ho sempre odiato tranne lunedì scorso)
mentre viviamo una crisi democratica come la mia (forse non più tanto) giovane vita non ha mai visto
peace & love fratello
s
* la velocità = la necessità
Pardon.
Ah, ho capito: se non ti si dà ragione si sta spaccando il capello in 4 (cosa che peraltro in certi casi è necessaria), se ti si risponde prendendo sul serio quello che dici la discussione non ti piace più.
Capisco che la velocità di mettersi in salvo la coscienza spegnendo il cervello sia impellente, però, almeno per coerenza, la prossima volta vota pdl.
ma cosa c’entra?
ma dai! mi sembra che stai veramente cercando di spaccare il capello in 4.
peccato, mi piaceva questa discussione finora
ciao
s
è solo uno molto molto molto molto autorevole
data la sua storia personale.
No, Saviano non è autorevole data la sua storia personale. Saviano è autorevole in quanto autore di testi. La sua storia personale è triste, tragica, insopportabile, ma non lo rende autorevole, altrimenti siamo agli applausi ai funerali, che Saviano, giustamente, detesta.
questo non è un discorso demagogo, questa è la realtà, cazzo.
No, questo è un discorso demagogico per lo stesso motivo di cui sopra.
ma non sarebbe stata ascoltata da nessuno.
Ah, quindi secondo te se avessero detto quello, tutti gli spettatori avrebbero azionato la macchina del tempo per tornare nel passato e non guardare la trasmissione per non ascoltare quelle parole. Teoria interessante.
Le regole del gioco come dici tu dell’altro
sono mostrare tette e culi
No, quelli sono i gol, non le regole del gioco. E se le regole del gioco rimangono quelle non tarderanno le tette e i culi.
Contenuti
Se nel 2010, a trent’anni dalla morte di MacLuhan e dopo sedici anni di Berlusconi, ancora pensiamo che il punto siano i contenuti, be’, ce lo meritiamo Berlusconi.
E’ imprescindibile che le cose che ha detto Saviano le dica Saviano?
no ovvio
è solo uno molto molto molto molto autorevole
data la sua storia personale
(al di là di tutte le parole lui ha FATTO qualcosa, mi sembra no?)
ma poi scusa
demagogia del mettere in mostra dei precari plurilaureati?
diossanto, le mie amiche (100 alla maturità e 110 a conservazione dei beni culturali) trovano lavoro solo al Mediaworld: questo non è un discorso demagogo, questa è la realtà, cazzo.
Se conduttori e ospiti fossero andati lì a dirlo, a dire “Noi siamo come arieti: la prima cosa da fare è dissolvere il personaggio”, questa sì sarebbe stata una rottura, l’unica possibile.
ma non sarebbe stata ascoltata da nessuno.
viviamo i tempi in cui viviamo.
e questo non lo puoi scegliere.
per me si sta perdendo di vista una cosa importante.
Le regole del gioco come dici tu dell’altro
sono mostrare tette e culi
sono controprogrammare x-factor ad amici
sono portare tutto al livello più basso possibile
(moralità, qualità, intelligenza, consapevolezza, informazione)
qui non si sceglie il campo semantico dell’avversario.
non bastano i nomi famosi per poter affermare ciò
qui si parla di contenuti
e io non vedo l’ora di vedere una nuova puntata sta sera
e domani mi sveglierò un po’ più felice
(povera scema)
s
@David Gallerano
ma accontentati! 🙂 Vai in tv? Sei un personaggio? Contano forse i tuoi argomenti o conta chi li enuncia?
Eh… dura la vita, in Italia.
@Simo,
anche a me fa piacere ritrovarti.
Anteporre comunicatore al messaggio.
E’ imprescindibile che le cose che ha detto Saviano le dica Saviano? C’è in quello che ha detto Saviano lo straordinario sguardo penetrante di Gomorra o uno sguardo diverso ma ugualmente extra-ordinario, inscindibile dalla persona Saviano? O le cose che ha detto Saviano avrebbe potuto dirle anche qualcun altro? Ma Saviano è uno degli autori, ok. Parliamo di Benigni che prende le battute da Spinoza? O di Abbado il cui essere un personaggio famoso è l’unico motivo per giustificare la presenza del suo inutile se non dannoso predicozzo? Vendola è un antropologo? Oppure parliamo della demagogia del mettere in mostra dei precari plurilaureati? Ogni argomento messo in campo poteva essere affrontato con maggior competenza e chiarezza da persone che non fossero personaggi televisivi, ma si è scelto il richiamo del nome: un’occasione persa. Chiaro: un sistema non processa se stesso.
Manon prendiamoci in giro: di fatto il paradigma ad personam è ciò su cui è stato costruito un impero, politico e mediatico; confermarlo senza metterlo in discussione non è più un fatto innocente. Se conduttori e ospiti fossero andati lì a dirlo, a dire “Noi siamo come arieti: la prima cosa da fare è dissolvere il personaggio”, questa sì sarebbe stata una rottura, l’unica possibile. Non è stato fatto, anzi è stato fatto il contrario, legittimando lo standard berlusconiano. Il fatto che si parli di invidia è semplicemente una conseguenza di questo paradigma.
L’altra sarà accusare ogni critica di disfattismo, una parola che implica che si stia facendo qualcosa: un fare i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: chi non vede che la situazione, grazie a questo fare è decisamente migliorata negli ultimi sedici anni? Spiace: se non si mettono in discussione le regole del gioco si sta solo offrendo la vittoria alla squadra avversaria, il che è o ingenuo o colpevole.
La macchina del fango.
Va in questa direzione. Non è la prima volta che Saviano ne parla e la questione è stata affrontata da gente ben più valida di me. Il punto non è che non esista, anche sopra ho citato i giornali di destra: il punto è che bisogna capirne il significato – per questo dico che il discorso di Saviano è stato ambiguo: la macchina del fango fabbrica accuse puntando sulla persona e non argomentando pro o contro gli argomenti che la persona ha messo in campo. Ma lasciar intendere che ogni critica punti alla persona significa partecipare al suo stesso meccanismo.
Se io formulo un discorso e tu critichi non il discorso ma la mia persona, e/o non il discorso nel merito ma il fatto che provenga da me, e io ti rispondo non nel merito dell’accusa, ma dicendo che la tua è una macchina del fango preventivamente, perché di fatto è questo che succede quando l’immagine della “macchina del fango” entra nell’immaginario collettivo; se le cose insomma vanno così, allora: che differenza sostanziale c’è? Che differenza c’è tra il discorso di chi dà a Saviano del vittimista e il discorso chi dà a Travaglio dell’invidioso?
noi: 3 pagine di critica per 1 ora di monologo; tu: 11 righe di critica per 3 righe di lettura. qual è la vera pezza allucinante?
@ gianni – bravo, applausi! sono d’accordo! finalmente!
difendiamo la qualità, sempre e comunque.
@ David Gallerano – che pezza allucinante! non ho tempo di leggere tutto, rispondo solo alle prime 3 righe: a me mi è interessato molto COSA si è detto e non CHI lo ha detto. Io nel ’92 avevo 11 anni e di quello che si diceva di Falcone prima di quella data, so poco. Mi ha fatto piacere sentire dalla sua voce le parole
“per essere autorevoli in questo paese bisogna morire ammazzati”
Ecco. E io lo rispetto uno che vive sotto scorta come Saviano. In più mi piace quello che dice e come lo dice e ammiro il suo coraggio e non lo trovo affatto noioso.
@ antonio – forse lo hai ritenuto noioso perchè la tv italiana ti ha abituato a ritmi diversi: pensa! 2 ore e passa di trasmissione e nemmeno un culo!
s
Molti compreso Travaglio non hanno capito cosa voleva e vuol dire Saviano.
Mi spiego in modo semplice , Saviano ha parlato dei problemi di Falcone per non parlare dei suoi che sono gli stessi di tutte le persone che in Italia accertano verificano e raccontano verità scomode o che non vengono accettate dal potente di turno che riesce a piegare i media o il popolo bue alle proprie esigenze.
PROGRAMMA CHE TIENE SOLO PER LA PARTECIPAZIONE DI BENIGNI MA RITENGO SAVIANO TELEVISIVAMENTE NON ADATTO A RACCONTARE PROBLEMATICHE IMPORTANTI RENDENDOLE ADDIRITTURA NOIOSE.
Modifica
Vieni via con me: la Saviano-mania. Gallerano/Rocchi
pubblicata da David Gallerano il giorno domenica 14 novembre 2010 alle ore 14.10
Ai lettori: quando quello che una persona dice non conterà più nulla, e conterà solo chi lo dice, e come e quando lo dice, come faremo a capirci?
Le reazioni entusiaste seguite alla trasmissione di Roberto Saviano e Fabio Fazio ci hanno costretto a delle doverose riflessioni. Doverose perché pensiamo anche noi, come Roberto Saviano, che il dissenso, la libertà intellettuale e l’autonomia di pensiero siano le basi di ogni convivenza democratica. Ed è con un po’ di imbarazzo, ma senza secondi fini, che abbiamo applicato questo nostro diritto di critica alla trasmissione stessa e ai suoi contenuti. Esercitando questo diritto non vogliamo però essere definiti come un ingranaggio di quella che Saviano chiama “macchina del fango”; riconosciamo il merito divulgativo di Saviano, espresso magistralmente nell’impostazione didattica della trasmissione di lunedì sera, non dubitiamo che l’intento di Saviano sia sincero, non siamo tra coloro che ironizzano sulla condizione da recluso nella quale vive da anni, né soprattutto siamo tra quelli che sottovalutano i rischi a cui coraggiosamente si è esposto. Ma quello che Saviano e Fazio hanno detto l’abbiamo ascoltato attentamente, e non riteniamo giusto che certi concetti, certe idee e certe parole sfuggano al vaglio di un’analisi attenta e irriverente. Molte delle cose che Saviano ha detto sono false, altre ci sembrano sbagliate, la maggior parte sono banali e prese a spizzichi e bocconi dal mainstream. La riscossa della nuova Italia prefigurata da Saviano si fonda su tutte queste cose. Non possiamo non dirlo.
Saviano ha iniziato il suo monologo affermando di essere ossesionato dal lavorio incessante della “macchina del fango”, un’espressione di D’avanzo oggi in auge tra i berluscones.
Il discorso di Saviano è in realtà un’autodifesa, ed è completamente sconclusionata: dopo aver detto che la privacy è un cardine della democrazia, riferendosi al caso Boffo e al caso Tulliani, Saviano ha descritto la prassi della macchina del fango: imporre l’idea che siamo tutti sporchi e colpevoli. Per Saviano invece, rivendicare la nostra diversità è un fatto vitale. La diversità e il pluralismo, dice, sono il fondamento della democrazia; la macchina del fango, invece, ci vuole tutti uguali, tutti complici di un sistema moralmente corrotto che distrugge ogni speranza. Il pluralismo democratico, allora, sarebbe in pericolo. Ma la vera antitesi del pluralismo democratico, diciamo noi, è il pensiero unico, non il “tutti colpevoli nessun colpevole” di Berlusconi (e di craxiana memoria). La confusione tra il conformismo rispetto alle opinioni e il conformismo rispetto alla morale, è lampante, anche se nella diretta il fatto sfugge, coperto dall’espressione teatrale della faccia di Saviano e dagli applausi ammirati del pubblico.
Tutto questo discorso, poi, è rivolto a un “Loro”, astratto almeno quanto il Noi di chi lo formula. Cos’è Noi? Cos’è Loro? La società immaginata da Saviano si riduce a un conflitto tra buoni e cattivi, cioè tra i suoi amici e i suoi detrattori. Saviano invita Noi a sentirci diversi, ad affermare di esserlo. “Non migliori, per carità!, solo diversi”.
Dobbiamo dire che in questo contesto “diversi” ci sembra solo un eufemismo per dire migliori. Saviano, che parla molto per sentito dire, sa benissimo che la parola “migliori” non si può usare, è politicamente scorretta perché rimanda ai tempi bui dell’eugenetica, dei totalitarismi e cose simili. In realtà, che dica diversi o migliori poco importa: il problema è sempre lo stesso, del che cos’è Loro e cos’è Noi. Ma è importante segnalare come molte delle cose che dice non siano sue, sono frammenti di politica corretta presi qua e là dal flusso dominante, e che spesso ostacolano la logica stessa del suo discorso. Ma Saviano non può far finta di non conoscerli e li butta ugualmente nel mucchio. Risultato: non si capisce nulla.
La privacy è sacra, dice Saviano, e quello che è stato fatto a Fini e Boffo, cioè utilizzare la loro vita privata come arma di delegittimazione pubblica, è il segnale che la democrazia è in pericolo. A questo punto Saviano è costretto a dire per quale motivo, invece, la stessa cosa non vale per Berlusconi. Ci sarebbero almeno cinque motivi, a nostro parere:
1) la visione americana, molto cara a Repubblica, secondo cui l’uomo pubblico non ha vita privata 2) il problema della ricattabilità (in realtà questa parola non esiste in italiano, ma il concetto è chiaro) 3) la rilevanza penale dei fatti 4) l’importanza di capire che ruolo hanno le donne nel berlusconismo 5) il dovere giornalistico di trattare ogni notizia di cui si arrivi in possesso.
Di questi cinque, solo gli ultimi due ci convincono a fondo. Mentre Saviano ha usato, un po’ alla rinfusa, il motivo della rilevanza penale e quello della ricattabilità, ragionevole ma non sostanziale (e che, brandito da Repubblica, sembra soprattutto strumentale)
Poi Saviano ha commentato il caso Caldoro, nel quale, come nel caso Boffo, la macchina del fango ha utilizzato il presunto orientamento sessuale delle sue vittime come arma di delegittimazione politica. Secondo Saviano “è impensabile, è incredibile” che si usi un tale strumento. Come può essere impensabile? Non si è forse Boffo dovuto dimettere? Non ha forse Caldoro rischiato di venire risucchiato dalle accuse del suo dirimpettaio Cosentino? La retorica ipocrita dello scrittore giunge qui al suo culmine. Ma c’è di più: Saviano sembra dire che la discriminazione sessuale, in questo paese, è una semplice aberrazione e non un fatto diffuso e organico. Nella confusione della sua argomentazione si coglie la denuncia della bestialità della discriminazione ma, come in altri casi, Saviano spersonalizza il problema, per farne un esempio paradigmatico della solita contrapposizione tra Italia buona e Italia cattiva: per una certa Italia questa discriminazione è impensabile, per l’altra è pane quotidiano.
Terminato il monologo, il testimone passa a Fazio e, da qui in avanti, sembra proprio di assistere ad una puntata di Che tempo che Fa. Benigni fa da mattatore, poi entra in scena Claudio Abbado, che parla di cultura e altre cose insieme a Fazio, senza mai rivolgere parola al povero Saviano, per più di mezzora una statua di sale.
Il nostro si ripresenta in scena sul finale con il tricolore in mano e decide di lanciarsi in una valutazione storica del processo di unificazione dell’Italia, in cui la critica alla Lega e il consueto intento didattico si affiancano. L’unità d’Italia, sostiene Saviano, non è il frutto di un accordo tra élite, né dell’aspirazione di emanciparsi dalla dominazione straniera, “macché”: è piuttosto il frutto di un moto interiore dei nostri patres patriae volto alla cancellazione dell’ingiustizia e alla premiazione del talento. La ricostruzione è schematica e fallace, ma soprattutto Saviano esclude che un fatto storico sia la conseguenza di una molteplicità di cause. Sa benissimo che le altre due cause che ha citato, e volutamente escluso, sono validissime e accreditate. Ma qui gliene serviva una, la più suggestiva possibile, perché tutte le altre, nel suo delirio retorico, erano fuorvianti. E in questo delirio di Saviano c’è addirittura spazio per l’affermazione di nuova trinità civile: lingua, bandiera e sangue. Qui dobbiamo sperarlo, che si tratti di retorica.
Il finale ci regala un dialogo tra i due conduttori sull’opportunità o meno di rimanere in Italia. Fra i vari argomenti, Saviano ne propone uno degno di nota: “resto qui perché sono italiano”.
Gli applausi partono scroscianti, il pubblico è in piedi estasiato. Possibile che nessuno si fermi a riflettere? “Resto qui perché sono italiano”. Che vuol dire? A sentirla così sembrerebbe un rimprovero per i cittadini italiani (e quanti giovani…) che hanno deciso, quando non sono stati costretti, di vivere e lavorare all’estero. I veri italiani restano in Italia.
Ma più probabilmente è l’ennesima frase ad effetto, della quale conta solo l’espressione facciale di chi l’ha detta e il tono con cui l’ha pronunciata. E anche questa amenità passa in cavalleria.
Va detto poi che i monologhi di Saviano erano totalmente avulsi dal contesto della trasmissione, che è in tutto e per tutto somigliante al solito show di Fabio Fazio. Saviano funge qui da semplice esca, visto l’ascendente di cui gode presso l’opinione pubblica, ma il riscatto nazionale che prefigura riesce a spaventarci ugualmente. La visione manichea di una società di onesti contrapposta a una macchina del fango, mostro biblico che tutto infetta e tutto corrompe, l’abbiamo già sentita, proposta da Di Pietro e Travaglio. L’intento nuovo è quello di educare un’intera generazione mediante la proposta di paradigmi alternativi a quelli del berlusconismo. Tra questi spunta anche un elogio acritico della meritocrazia, ma il ruolo della legalità e dominante e preponderante, come testimonia l’uso indifferenziato che Saviano fa delle parole “crimine” e “male”. Il rischio, va da sé, è che la legalità diventi un valore assoluto, primario (se non unico) indicatore della morale pubblica e privata, con buona pace del diritto di resistenza, della disobbedienza civile e della riabilitazione sociale. Queste nuove idee si affermano nella società italiana proprio nel momento in cui stanno sfuggendo dalle mani di Saviano, ridotto a gradito comprimario di Fazio, per andare a finire, guardate un po’, in quelle di Fini, della “Chiesa buona” e di una trama culturale che sembra prefigurare il futuro politico dell’Italia, con o senza il talento e le intenzioni dello stesso Saviano.
Parafrasando Saviano abbiamo “aperto il computer” e ci siamo chiesti se le parole che stavamo per scrivere avrebbero innescato un’ulteriore macchina del fango: quella dei buoni, quella che ha agito già nella critica di Flores d’Arcais e Adriano Sofri al libro “Eroi di carta” di Alessandro Dal Lago. Una macchina del fango, quella dei buoni, che non agisce con calunnie sulla vita privata, insinuazioni e punizioni, ma indicando come difettosa l’identità politica e culturale delle persone, che non può essere che vecchia e sconfitta dalla storia. Chi si ferma a riflettere è perduto, la corrente della nuova Italia travolge tutto: ciò che le si oppone è roba da conservatori, o da bastian contrari.
Una nuova cultura dominante sta emergendo, quindi, nelle crepe del berlusconismo declinante. Fino all’Olanda, dove stiamo studiando, è giunto l’appello dello scrittore ai giovani. Così abbiamo intuito che in questa fase iniziale della Saviano-mania si sta promuovendo un’educazione politica e civica di grado zero, da impartire a un’opinione pubblica stordita da vent’anni di berlusconismo. Non si regge in piedi, quest’educazione, ma ha il merito di ribadire l’importanza della legalità e di indicare degli esempi positivi. Una vera presa di coscienza arriverà solo con il tempo. E in che modo, se non con la critica?
Andrea Rocchi David Gallerano
Travaglio dice cose condivisibili, che bisognerebbe tenere in considerazione. Io la trasmissione non l’ho vista, ma posso immaginarmela! Il problema è che in Italia, durante l’anno, ce ne dovrebbero essere almeno venti di trasmissioni con la qualità di Vieni via con me. Come ci dovrebbero essere atre dieci trasmissioni come Anno zero, certo diverse, molto diverse tra loro. Invece come al solito siamo qui a “farci del male” attaccando e spaccando il capello alle poche cose buone che la televisione produce durante l’anno. E fondamentale tutti si dice cose giuste e sensate. Però la sensazione, ripeto, di farsi del male tra di “noi” è forte. Credo anche che persone come Saviano, Santoro, Guzzant, lo stesso Travaglio ecc.ecc.. siano dei patrimoni per la cultura italiana, già adeguatamente deligittimati da una certa parte politica. Io personalmente li difenderei (pur ammettendone certi limiti o aspetti che non mi piacciono) a spada tratta. Ce ne fossero!
Ma perchè parlare, finalmente un contraddittorio su contenuti di alta qualità, come la trasmissione di Fazio e Saviano, e non la ricerca del sesso degli angeli , come nella maggior parte di quel pattume che ci imboccano in televisione.
boh, non lo so
“anteporre il comunicatore al messaggio” …
io non l’ho riscontrato questo.
a me la trasmissione è piaciuta per quello che hanno detto
non per chi lo ha detto.
e sono abbastanza d’accordo sul fatto che tutte le critiche intelligenti siano legittime (a parte che io non le leggo comunque) ma il giorno dopo su Il Giornale c’era un bel pezzo di non-so-chi che diceva “ma quanto è brutto Saviano” e lo diceva per tante righe.
Tanto per confermare la tesi della macchina del fango.
le tifoserie ci sono eccome.
se parli a voce alta di politica oggi in italia dentro un bar
la metà della gente ti vuole ammazzare fisicamente
e questo fa pena
(ciao Jacopo! bello rinconterarti in qua e in là 🙂
s
Tagliaferri voce della verità.
L’argomento a uomo è ormai dilagante, e spesso fa dell’antiberlusconismo una forma del berlusconismo, ragiona per tifoserie. La prima puntata della trasmissione aveva tralaltro, tra i suoi maggiori difetti (ce n’erano parecchi altri), proprio quello di anteporre il comunicatore al messaggio, cioè di adottare un paradigma berlusconiano.
Anteporre il comunicatore al messaggio significa anche fare il processo alle intenzioni: come non si guarda più alla tenuta di un discorso ma a chi lo enuncia, così non si guarda più alla tenuta di una critica ma a quali sono le presunte motivazioni personali per cui viene mossa, e Berlusconi ci ha insegnato che l’invidia è la prima. Si dà per scontato che ogni cosa venga fatta per il proprio tornaconto, come fanno quei signori dei giornali di destra quando attaccano “i moralisti”, proprio come, guarda un po’, faceva notare a ragione Saviano, purtroppo nell’ambito di un discorso sulla “macchina del fango” fin troppo ambiguo, proprio perché lasciava aperta la porta a queste storielle sull’invidia.
Non è che ogni volta che qualcuno critica qualcosa lo fa necessariamente per invidia. Oltretutto non capisco dove sia il problema: l’unico che pretende di non essere mai criticato è Berlusconi… Hai mai letto un libro che non ti è piaciuto di uno scrittore che, nel complesso, apprezzi?
E DISPIACIUTO ANCHE A ME L’INTERVENTO DI TRAVAGLIO
MA UN PO ME L’ASPETTAVO ANCHE PERCHE PER SUA NATURA
E UNO CHE NON LE MANDA A DIRE QUELLO A CUI LUI NON
VA BENE, IN PARTE QUELLO CHE DICE E ABBASTANZA CONDI-
VISIBILE PERO ….SE POSSO LANCIARE UN APPELLO A TRAVAGLIO
POTEVA ATTENDERE IL PROSEGUO DELLA TRASMISSIONE FORSE
TRAVAGLIO PENSAVA FOSSO SOLO UNA PUNTATA?!
Lunedì scorso per la prima volta in vita mia sono stata contenta di avere il televisore.
E questa settimana, per la prima volta non ho maledetto il fatto che oggi sia lunedì perchè sono contenta che sta sera ci sia una trasmissione degna di essere guardata.
s