Ho visto un posto in cui tutto il mondo poteva convivere,
un posto dove l’opera delle proprie mani trovava degli interlocutori,
dove l’arte antica veniva recuperata,
dove i profumi sposavano i sapori,
dove il bianco non era in conflitto col nero,
dove le varie tradizioni di cucina erano sorelle,
dove nessuno reclamava il proprio territorio.
Dove il tempo era articolato in battiti di solidarietà.
Dove le persone erano persone e non schiavi in cerca di cittadinanza.
Dove il patrimonio culturale era a vantaggio delle civiltà extraeuropee.
L’ho trovato a Milano. Si chiama Artigiano in fiera.

