In una continua battaglia contro la saudade, che ogni giorno ci viene a turbare e ci rende permeabili alla tristezza, ripenso ai momenti belli passati a Lisbona (o a Porto, a Coimbra, a Tomar e chi più ne ha più ne metta), soprattutto a quelli a contatto col fado, i suoi artisti, i suoi storici, le persone con le quali poterne a lungo parlare e con esse discutere, chiedere, pronunciare timidi giudizi per cercare di capire se si può entrare, bussando umilmente alla porta, in questo mondo in modo completo.

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E quindi si pensa alle voci che accompagnano questo viaggio. Per esempio Maria Ana Bobone. Ne ho parlato a lungo con Manuel Halpern, che la considera, fra le giovani artiste (ha 37 anni), quella con un target più raffinato, un passato in Conservatorio, lo studio degli strumenti classici e del canto nobile, prima di essere una cantante di fado. Il fado popolare con lei diventa “alto”, ma Maria Ana non dimentica che è comunque una musica di tutti e quindi, a qualsiasi livello si faccia, bisogna tenere conto che esiste una tradizione, che ci sono radici che non possono essere tradite e un impatto che deve entrare nel profondo delle cose. Io dico, ai gentili amici che si recheranno a Lisbona, che un disco di Maria Ana non può mancare in uno scaffale.

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Se del canto di Maria Ana ho potuto goderne in disco o in filmato, quello di Patricia Rodrigues mi è molto caro proprio perché ho conosciuto personalmente la cantante nata alle Azzorre, una delle prime che ho avuto il piacere di avvicinare, grazie, ovviamente, a Jorge Fernando. A quel tempo il chitarrista suonava al Senhor Vinho, uno splendido locale di Lapa, di cui è “dona” la nota cantante Maria da Fè e dove si ferma Caetano Veloso quando viaggia per Lisbona. Patricia ha una voce robusta, intonata, ma allo stesso tempo ricca di dolcezza e cuore. La sua versione di “Trago fado nos sentidos”, uno dei cavalli di battaglia di Amalia, mi ha sempre soddisfatto molto. Nelle serate del Senhor Vinho, ricche di un ottimo vino del Douro e di un Porto della Companhia Real che consiglio a tutti, era bello ascoltare le storie che Carlos Macedo, chitarrista di Coimbra e lui stesso liutaio, raccontava, accanto a ciò che diceva Jorge. Patricia, ancora molto giovane, stava ad ascoltare come facevo io. Da lì a poco uscì il suo primo album, che porta il suo nome, e che conservo gelosamente con tanto di dedica. Diciamo che i primi passi per entrare nel mondo del fado mi hanno visto fortunato nei luoghi giusti al momento giusto.

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Come una sera di qualche anno fa al Bacalhau, dove nel frattempo si era trasferito Jorge. Arrivammo, allegra combriccola, a un’ora ormai tarda, ma non tale da disdegnare del buon fado. Quella sera c’era nel locale Ana Sofia Varela, appena diventata madre. Ana Sofia è una persona gradevolissima, delicata, con uno spirito fortissimo. Aveva già cantato, fatto la sua parte nei set che si susseguivano nel locale. Noi eravamo in ritardo, è vero, ma Jorge fu benevolo: la chiamò al tavolo, chiamò gli altri musicisti e Ana Sofia Varela ci regalò tre brani di notevole intensità e di grande cuore. Ringraziammo c dal più profondo del cuore per quell’omaggio e quasi a ringraziarci fu lei. Jorge voleva farmela sentire in versione molto intima, perché secondo lui è una cantante molto forte. E ha ragione, ormai è un nome di primo piano, una stella di questo firmamento di artiste stupende, ma rimaste ancorate alla loro terra come a una buona madre. Ana Sofia è alentejana di nascita, ha debuttato discograficamente nel 2002 e ama anche il flamenco, l’altra musica popolare della penisola iberica. Chi va in questo periodo a Lisbona non manchi di ascoltare “Fados de amor e pecado”, un vero must.

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A Porto, quel pomeriggio di agosto faceva molto caldo e l’aria era quasi irrespirabile. Per rendere la giornata sopportabile l’ideale era buttarsi in un teatro con aria condizionata. E così accadde: fortunatamente quel giorno c’era la pomeridiana di “Amalia”, il musical di Felipe La Ferla ispirato alla biografia di Vitor Pavao dos Santos. La vita della regina era rappresentata – con molte concessioni allo spettacolo – dalla nascita alla sua morte, quella che ha lasciato il Portogallo nel lutto. Diverse cantanti interpretavano Amalia nel cammino della sua vita, fra quelle Carla Pires era la Rodrigues nel momento di maggiore successo. Carla Pires è un’altra voce calda del fado portoghese, cantante di temperamento e di grande scena, regala emozioni anche nei suoi album che la inquadrano come personaggio di quelli che merita seguire, a dimostrazione che l’universo fadista è molto più ampio di quanto si possa pensare e piace profondamente anche a noi italiani che di musica popolare ce ne intendiamo.

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