Più volte ringrazio chi nel 2000 mi invitò a Lisbona – e i miei superiori al giornale che me lo permisero – al Festival della musica dei porti. Un progetto dovuto a Ruben de Carvalho, personaggio in fluente della cultura portoghese e anche attivista politico di sinistra. In quel Festival ascoltai per la prima volta un giovane chitarrista: Ricardo Rocha.

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Fu una esperienza interessante, ricca di impegni e della quale ho già parlato quando ho raccontato dell’incontro con il tassista Lelo, ex violista di Amalia, avvenuto in quel contesto. L’emozione di quella mattina, come già detto, fu notevole, ma anche il resto di quella pur breve permanenza fu particolarmente interessante. Ricardo Rocha, per arrivare subito a lui, nipote di Fontes Rocha, uno dei chitarristi storici di Amalia, suonò all’Aula magna della Università, nella zona di Campo Grande. Un concerto ricco di virtuosismo e di grande tecnica. Il cuore veniva di conseguenza, anche se l’auditorium molto grande e la necessità di una amplificazione esasperata poteva in qualche modo mettere un pochino il freno al sentimento a vantaggio dell’acustica. Ma Rocha fu molto bravo, con quel suo capello che scende giocoso sulla fronte, quel suo modo di muoversi a scatti e di apparire, anche da lontano, ricco di personalità, e accontentò la mia curiosità. Da allora ho incontrato altre due volte Ricardo: una a Pontedera grazie a Sete Sois Sete Luas, quando accompagnava Aldina Duarte; l’altra in un ristorante di Lisbona, il Cafè Sao Bento. Su di lui ci sono molti e divertenti aneddoti: visto a due metri non si può non crederci. Magari una volta ve li racconto…

Visitai, in quel Festival, anche una casa de fado importante e tradizionale del Bairro Alto, l’Adega Machado.

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Partecipammo, una sera, a una rappresentazione che vi venne svolta a nostro vantaggio: il “Processo a Chico”, una sorta di opera lirica in fado, una rappresentazione trobadorica nella quale il cantante imputato di avere tradito il fado viene alla fine assolto. Racconto un pochino a braccio questo episodio, e forse con errori, non perché non sia stato importante, tutt’altro: ma l’emozione di trovarsi in quel luogo ricco di storia e il Porto rosso che scorreva a fiumi avevano un poco limitato la nostra scienza. Ma fu una serata veramente divertente, così come tutto quello che ruotò attorno al Festival. Con Ruben parlammo anche di cantanti. Fra le altre di Misia.

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“Misia è troppo sofisticata”, mi disse De Carvalho, quasi dispiaciuto. Ha una grande voce, la cantante nata a Porto, ma cresciuta sulle strade del mondo; nelle varie città dov’è stata, ha iniziato a interpretare vari generi musicali. Il suo fado è molto intellettuale, ha ragione Ruben, e infatti piace molto in Francia, in Germania, anche in Italia, dove lo scorso anno ha vinto un premio dedicato a Renato Carosone. Il suo fado eclettico tiene conto di vari generi e viene presentato con grande autorità, per esempio, in numerosi e prestigiosi festival jazz internazionali. Speriamo di rivederla presto in Italia. Ma torniamo un attimo sull’onda dei locali storici del Bairro Alto. Non distante dall’Adega Machado c’è O Faia.

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La casa ha sessanta e più anni ed è nel cuore di Lisbona, in una dei due quartieri dominanti per quel che riguarda la musica popolare. Due carissimi amici ci hanno suonato per molto tempo, e Fernando Silva, chitarrista, lo fa ancora. E’ un personaggio singolare e simpatico, guascone e giocatore, spesso taciturno, ma pronto all’azione. Di lui si ricorda un episodio che mandò in bestia Dulce Pontes, che solo dopo qualche tempo lo ha perdonato. Per non perdere una serata a O Faia e la tappa del tour di Dulce a Barcellona, si fece avanti e indietro in macchina in due giorni, non dormendo per 72 ore pur di suonare sia a Lisbona sia nella città catalana. E lo fece senza volere dimostrare nulla di super, solo perché ci teneva, e senza considerare tale fatto né un pericolo né un gesto da eroe, ma solo normalità. Quando sorride, Fernando è ancor più simpatico. Quando suona è molto generoso e soprattutto è nel cuore del fado. Un altro personaggio che ho conosciuto bene e che adesso mi dicono abbia lasciato la viola è Paulo Feiteira. Compagno di bisbocce di Fernando, era però tutt’altro che taciturno, anzi: una compagnia davvero divertente. Fu lui a indicarmi Lenita Gentil come una delle figure imprescindibili del fado lisboeta. Se ne può pensare ciò che si vuole da un punto di vista canoro, ma di certo il cuore, lo spirito, la sensazione che si porta dietro è fadista al cento per cento. E a noi ciò piace, a prescindere.

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