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La lingua batte dove la escort duole

Il grande privilegio di chi si trova al mio posto è quello di vedersi passare davanti tante opinioni anche molto diverse. Confesso che questo è per me motivo d’orgoglio. Infatti, se Radio Pereira non sopporta la presunta equidistanza e si schiera quando lo ritiene giusto, continua a rispettare ed ospitare SEMPRE SENZA CENSURE ogni commento.

E’ proprio questo che mi interessa, vedere come persone che la pensino diversamente possano scambiarsi punti di vista, possibilmente scavalcando pregiudizi e posizioni da tifosi con un difficile (per l’Italia di oggi) esercizio critico.

E’ accaduto di recente con gli articoli di una maestra sulla condizione della scuola oggi, accade ora col signor Luca che mi critica per un mio intervento sul significato della parola “escort”. Scrive Luca:

Fino ad oggi con il termine “escort” si voleva definire una “accompagnatrice”, cioè una donna che si fa pagare per la sua presenza (a feste o a cene o convegni) comunque senza alcuna una prestazione sessuale.
Se adesso si vuole cambiare il significato del termine perchè cìè di mezzo il solito Berlusconi… non ho parole

Caro signor Luca,

sono d’accordo con Lei che dice “fino ad oggi”. E’ proprio questo che volevo segnalare, lo slittamento del significato delle parole in ragione di fatti di pubblico dominio. Fino a prima del caso D’Addario la parola significava quello che dice Lei, ma dopo l’uso che ne ha fatto il premier – e di conseguenza i giornali – alludendo tutti in cuor loro a ciò che è successo fra la signora e l’utilizzatore finale, si è determinata una “torsione semantica”.

Provi a dire ad una bella signora con la borsetta in mano: “Lei è una gran escort”.

Sa schivare i colpi?

Suo Pereira

Pereira

348 articoli su Radio Pereira. <a href="https://radiopereira.it/io-sono-pereira/"><strong>Della prima parte della mia vita</strong></a>, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. <a href="https://rp.liberstudio.com/2008/07/25/il-cantante-vasco-e-la-questione-dell%E2%80%99identita/"><strong>Vedi anche questo post</strong></a>