Audio-cassettaHo fatto un sogno. Ma tranquilli, non arringavo le folle, né predicavo la pace sul nostro pianeta. Non mi sentivo illuminato da idee di convivenza fraterna tra i popoli. Per essere certo di non vivere il sogno di qualcun altro mi sono guardato allo specchio e non ero un uomo di colore.

Ma ho comunque fatto un sogno. Era bello, il sogno. Ero giovane, sufficientemente giovane. Ricordo che mi sentivo anche discretamente più magro di quanto sono ora, ma forse ero già scivolato al livello di sogno numero 2. Se mi fossi trovato all’improvviso proiettato nello stratificato meccanismo di “Inception”, al livello 3 sarei stato un cantante e chitarrista affermato. Giovane, magro e famoso. Livelli 4 e 5 chiusi temporaneamente per questioni di “parental advisory”.

In questo mio sogno doveva essere più o meno l’inizio della primavera, perché l’aria era soleggiata, pungente e profumata. Avrò avuto vent’anni, o giù di lì. Passando con il motorino nelle vie del mare potevo sentire l’odore salmastro del nostro Adriatico che, aiutato dal vento, riusciva in questo modo a spingersi fino alla piazza del Popolo. Io non mi separavo mai dal mio primo ingombrante walkman. Tranne che per il colore, le sue caratteristiche, in quanto a forma e peso, erano le stesse di un mattone per l’edilizia. E non sto parlando di un “forato”. Il mio, non di marca eccelsa, non gradiva troppo le C90, La meccanica riusciva a riprodurre i suoni senza alterarli soltanto se le batterie erano state sostituite da poco. All’incirca 7/8 minuti.

Allora usavo C46 e le C60. Io già ai tempi ero un po’ esigente e non compravo altro che marca Maxell. Quando non le trovavo mi accontentavo delle BASF perché, lo si sa, i tedeschi sono sempre molto affidabili in quanto a tecnologia.
Ai tempi ascoltavo musica di ogni genere, ero già abbastanza “open minded”. Mi piaceva molto il rock indipendente e non eccessivamente rumoroso, la black raffinata, la wave degli inizi. Spesso mi affidavo ai consigli di persone più scafate de me. Avevo un’amica che lavorava in una radio privata della mia città, l’unica “rock station” che a quei tempi ancora riusciva a descrivere cosa succedesse a livello musicale oltre la Manica e aldilà dell’oceano. Io, diligentemente, ogni sacrosanto giorno, prendevo appunti. Laura mi registrava su queste audiocassette degli album che spesso riusciva ad avere in anteprima per la radio. Se leggevo su una rivista dell’uscita imminente di un disco, bastava una telefonata. Quella primizia, con almeno 15 giorni di anticipo, era già stata riversata su una di quelle Maxell e io potevo così ascoltarla in anteprima con manifesta fierezza sul mio lettore mp3 ante litteram. Su di me neppure la vista di un’oasi dopo una vita nel deserto avrebbe fatto lo stesso effetto. Ultravox, New Order, Deacon Blue, Echo & The Bunnymen e tanti altri li ho conosciuti così. Ognuno di quei nomi scritti rigorosamente a mano sulla costola della cassetta.

Nel mio sogno giravo per la città con il mio walkman e delle enormi cuffie color argento. Nello zaino, oltre ai libri di scuola, una serie di cassette con musiche di ogni genere. Ma nonostante cercassi di aprire lo sportellino del lettore per sostituire la cassetta, non ci riuscivo. E la musica scorreva senza pause, nessuna tregua. Sempre lo stesso album, sempre le stesse 11 canzoni per tutto il tempo. Attraverso la plastica trasparente riuscivo a scorgere la mia grafia; vergata dalla mia mano la scritta Prefab Sprout – Steve McQueen – 1985
Stordito, ebbro, chemmanco l’arborea cannabinoide avrebbe potuto fare di meglio, vago per la città sul mio motorino, rapito dalle note e dai cori di Paddy McAloon e soci.

La trama colorata dei brani di questo album (uscito in negli Usa con il titolo di “Two wheels good” dopo che gli eredi del famoso attore avevano vietato l’utilizzo del nome) mi rapiscono al punto che rinuncio a cambiare il nastro, ma sì, chissenefrega. Voglio sentirmi esattamente come dentro “Arancia meccanica”! Solo che tutto qui tutto è lussurioso e celestiale.

Goodbye Lucille, Appetite, Horsin’ around, Desire as: questi i brani più riusciti. Ma escluderne anche soltanto uno della track list sarebbe un peccato impedonabile. Le melodie che fluiscono nelle mie orecchie e  accarezzano l’ipofisi sono fatte di un un pop leggero, intessuto e intrecciato con echi di jazz. Una manciata di canzoni dal sapore immediato, ma dal respiro profondo. Le liriche di Paddy, che con malcelata modestia si auto definisce il “Fred Astaire delle parole”, mi conquistano e scatenano in me un pericoloso istinto di emulazione. Dunque esiste una valida alternativa a Pavement e Smiths!!!

E così, con beata rassegnazione, rinuncio a cambiare la cassetta, e improvviso traiettorie e svisate motoristiche da fare invidia a Mr Stoner. Un vero peccato che l’urbano che mi si para di fronte non apprezzi.
Il sibilo del suo fischietto mi riporta drasticamente alla realtà; sul display le cifre 06:20 annunciano che un altra giornata da pendolare stava per avere inizio. La radio sveglia sintonizzata su quella famosa stazione che ora non riesce ad accompagnare altro che tiepidi e serici risvegli.

Ma questa mattina abbandono senza rimpianti Morfeo grazie alla voce di Paddy McAloon e alle sonorità dei suoi Prefab Sprouts. Come in sogno, ma senza i fruscii della mia Maxell C60, ancora qualche minuto sotto il piumone per When Love Breaks Down. Grazie Veronica, almeno per un giorno riesci a non farmi rimpiangere ciò che sei stata e hai rappresentato durante i miei vent’anni.

[youtube QeZkLV3ZjeI 520]

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mik
mik
25 Marzo 2011 16:08

si riesce quasi quasi a sentire il rumore degli ingranaggi che masticano le tue cassettine. Grazie per questo viaggio dei sensi!!
bello!